Renzi e Napolitano: perché l'appello all'astensione è apologia di reato.

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Renzi e Napolitano: perché l'appello all'astensione è apologia di reato.


di Paolo Becchi* - Fatto Quotidiano

Un governo sporco di petrolio fa propaganda per convincere i cittadini a “restarsene a casa” e a non andare a votare all’imminente referendum, in modo tale che non si raggiunga il quorum.

E l’ex-Presidente della Repubblica, Napolitano gli dà man forte: entrambi fanno apologia di reato invitando gli elettori ad astenersi. Beninteso, penso che qualsiasi cittadino sia libero di astenersi, come scelta personale, tanto dai referendum quanto dalle elezioni, ma un pubblico ufficiale nel nostro Paese non può fare propaganda, come stanno facendo il Capo del governo e l’ex Capo della Repubblica, per l’astensione. Non possono farlo sulla base delle nostre leggi. Vi è una norma (l’art 98 del testo unico del 1957) che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni il pubblico ufficiale o chiunque sia investito di un pubblico potere, che abusando delle proprie funzioni lo faccia. E questa norma vale non solo per le elezioni, ma anche per i referendum, come risulta nero su bianco dalla legge n. 352 del 1970. Napolitano e Renzi andrebbero quindi denunciati e dovrebbero essere indagati dalla magistratura per la loro condotta.
 
Non  mi soffermerò sulle ragioni per votare sì e così dire no alle trivelle, perché le ritengo quasi ovvie. Carbone e petrolio appartengono al passato, se vogliamo guardare al futuro dobbiamo puntare a nuove forme di energia, ad una politica energetica, come dicono i tedeschi nachhaltig, vale a dire sostenibile con l’ambiente e con le generazione future.
 
Vorrei spendere invece qualche parola sull’argomento fondato sulla rassegnazione che dice “ma cosa ci vado a fare a votare, tanto il quorum non viene raggiunto lo stesso”. Ragioni per essere rassegnati, nel nostro Paese, ce ne sono eccome, viviamo da tempo in una democrazia che proprio grazie a Napolitano si sta trasformando in oligarchia e  dove il governo è soltanto un comitato di affari di grandi lobbies trans-nazionali. In altri tempi si sarebbe detto formato da traditori della patria, ma ormai siamo in Europa e non è quella della patrie, questa Europa.
 
Ed ormai bisogna prendere atto che questo governo ha i numeri per portare avanti le proprie riforme in Parlamento, senza subire arresti da parte delle opposizioni. Non c’è stato alcun voto di sfiducia prima dell’ultimo passaggio alla Camera della legge di riforma costituzionale, la quale, dietro allo slogan di superare il bicameralismo perfetto, finirà per assicurare al governo il controllo assoluto sul Parlamento. Renzi è riuscito a farla passare con una maggioranza di voti ottenuta servendosi dei fuoriusciti dai partiti contrari alla riforma e con tutte le opposizioni fuori dal parlamento, in segno di protesta. L’unico ostacolo che ora ha davanti è il popolo: solo il popolo italiano, infatti, avrà la possibilità di fermarla con il referendum costituzionale nel prossimo autunno.
 
È questa la novità politica essenziale di questo anno: il referendum è diventato ormai l’unico strumento in grado di fermare il governo. Ed è per questo che anche il referendum sulle “trivelle” rappresenta un’occasione, la prima, per manifestare il proprio dissenso a Renzi. In quanto espressione della volontà diretta del popolo, con esso, anche se non si riuscisse a raggiungere il quorum, la vittoria del sì sarà, al contempo, una sconfitta del no, perché sarà sempre una dimostrazione di forza di un popolo che continua a scegliere di esserci, di far sentire la propria presenza e la propria voce al di fuori del Parlamento, che non lo rappresenta più. Per questo al di là del quesito specifico, che in realtà è ben poca cosa, chi è contro questo governo deve utilizzare questa occasione andando a votare al contempo contro le trivelle e contro il governo. Al momento in Italia c’è solo una cosa da “trivellare”: il governo. E la magistratura dovrebbe indagare Renzi e Napolitano per apologia di reato.

*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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