I limiti strutturali del welfare sono tra le cause della crisi del Vecchio Continente, crisi dovuta alla bassa crescita, alla ridotta parte del Pil dedicata ai servizi pubblici, ossia sanità e istruzione. Ma nel caso dei paesi aderenti alla Ue è da considerare anche il basso tasso di spesa destinato a Ricerca e Sviluppo.
Se per tanti anni il welfare è stato costruito su famiglie mono reddito, oggi un nucleo per vivere ha bisogno almeno di un doppio stipendio: Tra i problemi da affrontare e risolvere nei prossimi anni c’è l’invecchiamento della popolazione a richiedere maggiori investimenti per terza età e spesa sanitaria che invece sono letteralmente ferme.
Se la società invecchia e la popolazione non attiva cresce, la percentuale di spesa sociale destinata alle pensioni e alla sanità non potrà che subire un certo incremento..
In questi anni i paesi occidentali invece di accrescere la spesa per il sociale l’hanno diminuita, statistiche ufficiali dicono che si spende in percentuale due punti in meno del 1970 quando la popolazione anziana era in percentuale assai inferiore a quella di oggi. E paesi come Usa e Gb sono quelli nei quali la riduzione di spesa è stata ancor più accentuata.
Se la popolazione invecchia, la spesa per le pensioni sembra divenire un fardello insopportabile per paesi a bassa, o nulla, crescita, in realtà il discorso viene strumentalizzato ad arte per incrementare il ricorso alla previdenza integrativa al fine di sgravare lo Stato da spese eccessive.
In molti credono invece che sia proprio la pensione pubblica a pesare irrimediabilmente sulla tenuta del welfare
La discussione in corso riguarda la percentuale della spesa sanitaria per gli over 65 o 70 e la percentuale della spesa previdenziale per le prestazioni destinate ai superstiti o i trattamenti di fine rapporto. Impegnando il Tfr nella previdenza integrativa, lo Stato pensa di risolvere almeno parte del problema. La discussione su cause ed effetti andrebbe affrontata con maggiore serietà
Lor signori vorrebbero entrare nel merito del welfare in una ottica ristrettiva, se spendiamo di più per il welfare la causa è da ricercare nell'aumento del numero dei pensionati ma anche per innumerevoli bisogni sociali presentatisi nel corso del tempo, se poi abbiamo più anziani dovremmo prendere in esame la necessità della cura e dell'accudimento di non autosufficienti
Spendiamo troppo per gli anziani, era questa la frase ripetuta in tante occasioni per invocare la revisione delle componenti di spesa per il welfare, davanti a una popolazione avanti negli anni pensiamo di tagliare servizi a chi magari ha contribuito al benessere del paese con oltre 40 anni di lavoro?
Forse sono proprio i contributi datoriali a dover crescere, nel frattempo la spesa delle famiglie per istruzione e sanità è aumentata visibilmente rispetto a 30 anni or sono, il contributo sotto forma di tasse dovrebbe essere tuttavia in proporzione al reddito posseduto ma intanto la riduzione delle aliquote fiscale sta giocando dei brutti scherzi agli equilibri sociali e alla tenuta stessa del welfare.
Se poi i bilanci statali devono chiudere in pareggio, aumentando la spesa militare diventerà assai difficile mantenere inalterati gli standard qualitativi del welfare costringendo lo Stato a emettere dei titoli per recuperare le risorse mancanti, operazione tutt'altro che scontata. Qualche aiuto sarebbe arrivato dal PNRR se avessimo gestito i progetti comunitari come in Spagna destinandoli a funzioni sociali.
Invece di salvaguardare il livello delle prestazioni e accrescerlo in base ai reali bisogni siamo davanti a un progressivo disimpegno a favore delle privatizzazioni. Invece di pensare a collegare la spesa del welfare ai titoli di Stato e ad investimenti finanziari dovremmo prendere atto che la riduzione delle spese sociali sia un segnale di decadenza dell'Occidente. La corsa al riarmo peggiorerà la situazione rendendola sempre più drammatica e fuori controllo
Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.
Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.
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