Se in Turchia è censura, qui che cos'è?

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di Fabrizio Verde
 

La solita ipocrita e insopportabile doppia morale di marca tutta liberale. Gli strali dei ‘democratici’ questa volta sono contro il Parlamento turco. 

 

Ankara ha infatti ratificato un disegno di legge che obbliga le principali società di social media a eliminare i contenuti ritenuti offensivi e ad aprire uffici di rappresentanza nel paese. 

 

Secondo il disegno di legge approvato mercoledì, le società di social media con oltre un milione di visitatori giornalieri in Turchia devono aprire un ufficio di rappresentanza nel paese e nominare un rappresentante ufficiale. Devono inoltre archiviare i dati sugli utenti turchi in Turchia e avranno 48 ore per eliminare qualsiasi contenuto ritenuto offensivo dalle autorità. Il disegno di legge aumenta anche le multe per non conformità fino a 10 milioni di lire turche (1,4 milioni di dollari).

 

Se una società di social media si rifiuta di designare un rappresentante ufficiale, un tribunale turco può ordinare un divieto di pubblicità o ridurne la larghezza di banda, rallentando il funzionamento dei social network in Turchia.

 

Amnesty International in Turchia ha etichettato la legislazione come "draconiana". Il ricercatore dell'organizzazione sulla Turchia Andrew Gardner ha affermato che le misure proposte porteranno a "l'attacco più sfacciato alla libertà di parola" nel paese, dando alle autorità più poteri per "censurare i contenuti online".

 

I leader turchi hanno insistito a lungo per questa riforma e recentemente hanno insistito sulla questione dopo che gli insulti a membri della famiglia del presidente sono stati pubblicati online.

 

Oltre alle notizie false, la Turchia fa fatica a combattere le campagne di diffamazione sui social media, soprattutto durante i periodi di operazioni antiterrorismo e l'attuale pandemia di coronavirus, quando la disinformazione alimenta il panico. Scrive il quotidiano Daily Sabah, di tendenza conservatrice e vicino alle posizioni del governo di Ankara

 

Nelle tre settimane che precedono il 6 aprile, sono stati esaminati più di 3.500 account di social media, 616 sospetti sono stati identificati e 229 persone sono state arrestate per post "provocatori" sui social media, secondo il Ministero degli Interni.

 

A questo punto ci chiediamo: che differenza c’è tra il governo turco che vuole cercare di ‘normalizzare’ i vari social network e gli stessi che in Occidente tramite i loro algoritmi mettono a tacere le voci critiche facendole praticamente scomparire?

 

Nessuna differenza. L’obiettivo è il medesimo. Solo che in Europa e negli Stati Uniti nessuno grida alla censura. Anzi, le censure tramite algoritmi e magheggi vari vengono esaltate come difesa necessaria di fronte a un’inesistente guerra condotta a suon di fake news da Cina e Russia. 

 

Come dicevamo in apertura si tratta della solita ipocrita doppia morale di marca liberale. Null’altro.

 

 

 

 

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