Spie israeliane a caccia di voti: lo sporco gioco di Black Cube in Slovenia
A pochi giorni dalle elezioni, lo scandalo travolge la campagna. Il premier uscente Golob accusa il rivale Jansa di aver ingaggiato una "guerra ibrida" con l'aiuto di professionisti dello spionaggio
A pochi giorni dal voto, la campagna elettorale slovena precipita in uno scandalo che sa di spy story. E che ha un inizio ben preciso: quando un jet privato è atterrato a Lubiana nel cuore dell'inverno, a bordo i vertici di Black Cube, la società di intelligence fondata da ex membri delle forze speciali israeliane. L'obiettivo, secondo le autorità slovene, era uno solo: influenzare le elezioni.
La ricostruzione fornita da Politico.eu e confermata dai servizi di sicurezza sloveni dipinge uno scenario da manuale di ingerenza straniera. Dan Zorella, amministratore delegato di Black Cube, insieme a Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, e ad altri due uomini, avrebbero messo in atto operazioni di sorveglianza e intercettazioni mirate. Il materiale raccolto, registrazioni che mostrerebbero esponenti di spicco della società slovena intenti a discutere di corruzione e abuso di fondi pubblici, è stato fatto trapelare a ridosso del voto, domenica prossima. Con un tempismo perfetto per danneggiare chi?
La risposta è il nodo politico della vicenda. Da un lato il premier uscente Robert Golob, leader liberale, dall'altro Janez Jansa, populista di destra, quattro volte primo ministro e attualmente in leggero vantaggio nei sondaggi secondo il Poll of Polls di Politico. Una sfida che a Bruxelles osservano con apprensione: Golob ha avvertito che una vittoria di Jansa, ammiratore dichiarato di Donald Trump, minaccerebbe l'architettura stessa dell'Unione Europea.
Le registrazioni finite sui media mostrerebbero conversazioni compromettenti tra un ex ministro, un noto avvocato e altre personalità. Per il partito SDS di Jansa sono la prova della corruzione al vertice del Paese. Per i sostenitori di Golob, invece, la mano di Black Cube è la dimostrazione che Jansa è disposto a tutto pur di tornare al potere, anche a coinvolgere attori stranieri.
Vojko Volk, segretario di stato sloveno per la sicurezza nazionale, ha rivelato che i rappresentanti di Black Cube hanno visitato Lubiana quattro volte negli ultimi sei mesi. L’11 dicembre scorso, in particolare, Zorella e i suoi uomini sono stati avvistati nei pressi della sede dell'SDS, il partito di Jansa. Che, interrogato sull'accaduto, ha ammesso di aver incontrato Eiland, senza però ricordare la data.
Jansa ha promesso querela contro Nika Kovac, attivista dell'Istituto 8, che ha contribuito a diffondere le prime rivelazioni. Dall'altra parte, Kovac accoglie con favore l'idea di un procedimento: "Saremo felici se si potrà chiarire cosa questo Mossad privato facesse in Slovenia e con chi".
Black Cube non è nuova a operazioni controverse. Fondata nel 2010 da ex ufficiali dell'esercito israeliano, la società è balzata agli onori delle cronache per aver lavorato per Harvey Weinstein, l'ex tycoon di Hollywood condannato per violenze sessuali. In quel caso, gli investigatori privati furono assoldati per spiare giornaliste e vittime, usando identità false per estorcere informazioni. Un episodio che costò a Black Cube scuse pubbliche da parte di un suo dirigente.
Nel 2022, in Romania, Zorella e i suoi uomini sono stati condannati in contumacia per spionaggio ai danni di Laura Kövesi, all'epoca capo della procura anticorruzione. Sempre loro, con profili LinkedIn fasulli, hanno preso di mira critici del premier ungherese Viktor Orban, facendo poi finire le registrazioni in media filogovernativi. Black Cube, che non ha risposto alle richieste di commento di Politico, si è sempre difesa sostenendo di operare nel pieno rispetto della legge.
Ora l'ombra dello scandalo si allunga sulla Slovenia. L'agenzia di intelligence locale, SOVA, ha consegnato un rapporto al Consiglio di Sicurezza Nazionale, confermando le ingerenze. Volk ha parlato di "attività finalizzate a screditare politicamente individui, minacciando la sicurezza nazionale e influenzando le elezioni". E ha aggiunto un dettaglio inquietante: secondo i servizi, l'operazione sarebbe stata commissionata da qualcuno all'interno della Slovenia.
Lo scontro politico intanto infiamma la campagna. Romana Tomc, europarlamentare dell'SDS e vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo, attacca Golob sulla gestione economica: "Dopo quattro anni di governo, abbiamo un declino economico. Lui ha aumentato le tasse, noi le taglieremo". E replica alle accuse di Golob, secondo cui Janaa e Orban vorrebbero distruggere l'UE: "Siamo pro-europei, vogliamo solo un'Europa più funzionale".
Golob, intervistato da Politico prima dello scoppio del caso Black Cube, aveva già denunciato quella che definiva una "guerra ibrida organizzata" sui social media, con un aumento sospetto dell'attività di bot. E aveva parlato di "opportunità storica" per riconfermare il suo esecutivo, promettendo riforme sanitarie e rilancio economico. Su Jansa non aveva usato mezzi termini: "Un leader di estrema destra che ogni volta che torna al potere peggiora, sui diritti civili e sull'uso distorto delle forze dell'ordine".
Ora, con le rivelazioni su Black Cube, il clima si fa incandescente. Dove intelligence private, ex generali e guerre ibride si mescolano con le dinamiche elettorali, provando a scrivere il risultato prima ancora che i cittadini si rechino alle urne.

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