Trump minaccia Teheran, Mosca risponde: “Così si gioca con il fuoco”
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a salire sul dossier nucleare, tra minacce politiche, posture militari e crescenti timori regionali. Il presidente Donald Trump ha ribadito che Washington e Teheran devono raggiungere un “accordo significativo” sul programma nucleare iraniano, avvertendo che in caso contrario “succederanno cose brutte”. Trump ha parlato di colloqui “positivi” condotti dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero Jared Kushner, pur ammettendo che trattare con l’Iran resta estremamente complesso.
Dopo una fase di forte escalation a gennaio, le parti hanno avviato negoziati indiretti, prima a Mascate e poi a Ginevra. Teheran ha definito il clima “costruttivo” e ha confermato la volontà di proseguire il dialogo, pur respingendo come inaccettabile l’ipotesi di un azzeramento dell’arricchimento dell’uranio. Sul piano internazionale, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avvertito che nuovi attacchi contro l’Iran equivarrebbero a “giocare con il fuoco”, ricordando i rischi di incidenti nucleari legati a bombardamenti su siti monitorati dall’International Atomic Energy Agency (IAEA).
Secondo Mosca, una nuova escalation rischierebbe di cancellare i fragili progressi diplomatici e destabilizzare ulteriormente l’intera regione. A ciò si aggiunge l’allarme lanciato dall’Iran sul fronte ambientale: la crescente militarizzazione del Golfo Persico e del mare di Oman, secondo Teheran, minaccia ecosistemi già fragili e potrebbe provocare danni ambientali e sanitari irreversibili, soprattutto in caso di attacchi a infrastrutture nucleari. In questo contesto, mentre l’Iran rivendica il proprio diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare nel quadro del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), emerge con forza la responsabilità di Washington.
La linea dura e le continue minacce militari dei falchi statunitensi non sembrano favorire la diplomazia, ma piuttosto alimentare una spirale di tensioni che rischia di trascinare l’intero Medio Oriente verso un nuovo conflitto, i cui costi politici, umani e ambientali sarebbero pagati da tutti, tranne dai guerrafondai che lo invocano da lontano.
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