Trump, Putin e l’Iran. Per capire leggiamo la Pravda

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Trump, Putin e l’Iran. Per capire leggiamo la Pravda

 

di Alessandra Ciattini

La conferenza stampa tenuta da Trump lunedì 9 marzo nel suo elegante Club di Golf a Miami ha lasciato interdetti e perplessi anche i più pazienti ascoltatori: la solita retorica, le solite contraddizioni, la mancanza di qualsiasi logica nelle sue parole, l’assenza di un filo conduttore che denota semplicemente il fatto che gli Usa sono stati trascinati dalla guerra contro l’Iran dal genocida Netanyahu spinto da un odio irrazionale. E che -come osservano i più noti analisti- non hanno nessuna vera strategia, se non quella di voler continuare ad esser considerati gli spauracchi del mondo non passivamente allineato.

Mentre gli attacchi continuano sempre più violenti da entrambe le parti, il nuovo Dottor Stranamore, privo della comicità di Peter Sellers, ha ripetuto che gli Usa hanno l’esercito più forte del mondo, che la guerra sarebbe pressoché terminata, giustificando il suo intervento militare con il fatto che l’Iran sarebbe stato pronto a conquistare in breve tutto il Medio Oriente. Opinione priva di qualsiasi fondamento. Eppure, nella breve guerra dei 12 giorni di giugno, in seguito all’attacco a sorpresa da parte di Israele ai siti nucleari e missilistici, seguito dall’intervento Usa su tre centrali nucleari dell’Iran, ci aveva comunicato che il paese colpito aveva perso tutto il suo potenziale di difesa e di aggressione.

Ha inoltre minacciato di colpire lo stretto di Hormuz, in realtà già chiuso alle navi dell’Occidente collettivo e disseminato di mine, ma aperto a Russia e Cina, senza pensare che la sua distruzione bloccherebbe a lungo tutti i flussi di commercio internazionali. Del resto, a quanto sembra la Cina continua a ricevere milioni di barili di petrolio, mentre i paesi circonvicini, alleati degli Usa, avrebbero dovuto ridurre la loro produzione. Paesi che secondo varie fonti hanno ricevuto un ultimatum di 48 ore: o impediscono agli Usa di utilizzarli come basi di attacco contro l’Iran o saranno colpiti senza pietà insieme alle loro infrastrutture petrolifere, che si estendono per centinaia di chilometri e che quindi è impossibile difendere. Da notare che la diminuzione del flusso di petrolio verso i nemici della Repubblica islamica comporta anche la riduzione dello zolfo necessario per la produzione dei semiconduttori e altri prodotti altamente tecnologici. E aggiungiamo che, anche per aver svuotato i suoi depositi per sostenere l’Ucraina, oggi “l’esercito più potente del mondo” sta trasferendo i suoi sistemi di difesa aerea Patriot dalla Corea del Sud per impiegarli nella guerra contro l'Iran e che sarebbe a corto di munizioni, certo non in grado di sostenere una guerra di lunga durata, del resto non prevista nonostante gli avvertimenti di importanti esponenti del Pentagono. Anche gli intercettori THAAD sembrerebbero scarseggiare. L’articolista della Pravda si chiede: quando non avranno più i Patriot, useranno le catapulte?

Tutti questi elementi costituiscono un grande problema per Trump che deve fronteggiare i suoi stessi elettori gravati dall’inflazione e dai tagli ai costi sociali e, cosa ancora più grave, i dati negativi sull’occupazione e la preoccupazione per l’escalation del conflitto contro l’Iran hanno generato incertezza nel mercato finanziario. Per esempio, le azioni di Black Rock, il più grande gestore di patrimoni al mondo, hanno perso il 6,7% a Wall Street, al contempo sono aumentate le richieste di prelievo da un fondo obbligazionario gestito dalla corporazione, che ha dovuto porre un limite ai rimborsi. Pertanto, è assolutamente evidente che “Nulla è sotto controllo”, come ci vorrebbero far credere, e che l’incerto esito della guerra potrebbe essere catrastrofico per Trump, che perderà le prossime elezioni e forse si troverà a fronteggiare l’impeachment, se non qualcosa di peggio.

La stessa Cnn ha commentato il discorso del presidente, affermando che "è riuscito a dire cose molto diverse sugli stessi argomenti nell'arco di poche ore. La sua retorica impiegata contro l'Iran è stata confusa e contraddittoria fin da ben prima dell'inizio dei primi attacchi". Ha persino avuto la sfrontatezza di criticare l’Iran per la scelta del nuovo leader religioso-politico, il figlio del defunto Khamenei, ucciso insieme alla sua famiglia da missili Usa, sostenendo proprio lui che si tratta di un personaggio che non vuole la pace. Per non menzionare la sua insistenza nello scaricare il bombardamento della scuola primaria femminile sull’Iran, che sarebbe stato in possesso di un missile Tomahawk, essendo anche privo del sistema di lancio apposito. La responsabilità oggi è stata del tutto chiarita addirittura dal New York Times, svergognando il nuovo Caligola e il suo degno ministro della guerra.

Ha anche comunicato di aver parlato telefonicamente con Putin (in realtà lo ha chiamato lui), facendo capire che ha urgente bisogno di trovare una via di uscita dalla complicata situazione internazionale con tanti fronti aperti in cui si andato incoscientemente a cacciare. Si è anche detto che avrebbe tentato di coinvolgere l’Italia per negoziare con il paese a maggioranza scita, il quale ha apertamente rifiutato un qualsiasi approccio. Secondo Axios il gruppo trumpiano non gradirebbe la scalata israeliana, che ha bombardato circa trenta depositi di carburante, inondando Teheran di una pericolosa nuvola nera costituita da gas tossici pericolosi per la popolazione, la quale però ha continuato a manifestare nelle strade a sostegno del governo.

Sul fronte del forte aumento dei costi degli idrocarburi, che sta colpendo i consumatori di molti paesi, dopo anni di impiego sempre più massiccio di sanzioni arrogantemente sbandierate contro i nemici e soprattutto contro la Russia, Trump ha detto di aver pensato di eliminare alcune di esse, che ovviamente in questo preciso momento favoriscono il paese euroasiatico. Da un lato, Putin non può che essere felice che il suo antagonista sia impegnato in questa guerra con quasi la metà del suo esercito e con un terzo della sua flotta, mentre continua la guerra di logoramento in Ucraina; dall’altro, l’aumento del costo delle risorse gasistiche e petrolifere porta una grande quantità di denaro alle sue casse, penalizzando in gran parte l’India. Quest’ultima, anche in seguito al recente viaggio del reazionario Modi in Israele, che ha ottenuto tutto il suo sostegno, e all’acquisto a prezzi scontati del petrolio dalla Russia, non godrà più del trattamento di favore finora a lei riservato, dato che in questo momento le risorse del paese euroasiatico sono molto richieste.

A prima vista anche i mezzi di comunicazione dominanti in Italia appaiono molto confusi, spesso concentrati sulla miseranda politica italiana o sulla questione di Hormuz, magari scrivendo che l’Iran, paese pluriaggredito, osa minacciare gli Usa. Pertanto, è bene riferirsi ad altre fonti come, ad esempio, alla Pravda. In un articolo, pubblicato 11 marzo, di Alexander Grigoriev, si legge che la Repubblica Islamica ha modificato la sua strategia di guerra contro Israele e gli Stati Uniti, abbandonando il principio della rappresaglia. Da questo momento gli attacchi saranno condotti in modo continuativo e non saranno una risposta di aggressioni da parte delle forze statunitensi e israeliane. Khatam al-Anbiya, portavoce del quartier generale dell'esercito iraniano, ha annunciato questo cambio di strategia, che sarà basata su "colpo dopo colpo". E come si è detto, l’Iran ha invitato i paesi vicini a cacciare gli Usa e le loro basi, argomento ripetuto dal primo discorso del nuovo leader, il figlio dell’assassinato Khamenei, il quale ha auspicato la loro chiusura. Evento che significherebbe la liberazione del Medio Oriente dal dominio Usa.

Un’altra notizia rilevante riportata dalla Pravda riguarda il numero dei soldati statunitensi morti in quella che Trump ha definito un’escursione a breve termine, numero che non si limiterebbe agli 8 militari dichiarati, come continuano ad affermare i soliti noti. La Pravda fa notare che per la prima volta dall’inizio dell’intervento contro l’Iran, del tutto illegittimo e ingiustificato, il Pentagono ha comunicato che 140 militari statunitensi sarebbero stati feriti. Inoltre, nei giorni precedenti, il giornale russo aveva informato che a un importante ospedale, situato presso una base aerea statunitense in Germania, era stato chiesto di prepararsi per accogliere i feriti probabilmente provenienti dal conflitto con l’Iran. Si trattava del Centro Medico Regionale di Landstuhl, vicino alla più grande base dell'Aeronautica Militare statunitense in Europa, quella di Ramstein. L’ospedale avrebbe sospeso altre attività per dare priorità alle cure da prestare alle vittime del conflitto in Medio Oriente ed avrebbe anche lanciato appelli urgenti per ottenere donazioni di sangue.

Ora ovviamente non scrivo tutto questo per manifestare la mia soddisfazione per quanto avviene, ma solo per sottolineare che quanto vanno blaterando Trump e i suoi illuminati consiglieri è privo di qualsiasi fondamento e, purtroppo per noi tutti, non ci fa presagire nulla di buono, anche di fronte all’inazione del fronte anti-guerra, il quale non è capace di unificarsi e per di più è riuscito ad organizzare ben tre diverse manifestazioni a Roma, che si svolgeranno dal 14 al 28 marzo.

Infine, a mo di amara conclusione, cito ancora dalla Pravda le parole di Ali Laijani, segretario del Consiglio supremo della Sicurezza nazionale dell’Iran, il quale ha osservato che “Cominciare una guerra è facile, ma pensare di terminarla con dei tweets è impossibile”, riferendosi all’affermazione di Trump, secondo il quale la guerra era già finita. Lottando contro tutte le evidenze disastrose e negando la sua stessa debolezza, Trump si è fatto più pericoloso e minaccioso, dichiarando che solo premendo un bottone potrebbe annientare in un’ora l’Iran, evidentemente con una bomba nucleare. 

 

 

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