“Un downgrade della Russia a livello spazzatura è solo questione di tempo”
"La Russia potrebbe essere costretta ad imporre presto controlli stile sovietico”
2303
La Russia è alle prese con una crisi valutaria di immensa portata, con il rublo crollato rispetto a euro e dollaro di una portata che evoca gli scenari del 1998, e il contagio che si sta diffondendo a Brasile, Indonesia e altri mercati emergenti.
Mosca, scrive Ambrose Evans Pritchard in tre diversi articoli dedicati alla questione negli ultimi giorni sul Telegraph, ha perso il controllo della sua economia e potrebbe essere costretta ad imporre controlli “stile sovietico” dopo che le azioni shock da parte della Banca centrale non hanno frenato la fuga dei capitali e il collasso del rublo. “La situazione è critica”, ha ammesso il vice-presidente della Banca centrale russa Sergei Shvetsov. “Quello che sta accadendo è un incubo che non potevamo mai immaginare potesse accadere un anno fa”.
La moneta è arrivata a un valore di 100 contro l'euro ieri nel maggior crollo giornaliero dal 1998 con la fuga di capitali sempre più incontrollata, nonostante l'aumento del tasso d'interesse al 17% per fermare la spinta dei speculatori. I tassi a due anni dei bond russi sono arrivati a 15.36%, mentre i credit default swaps stanno ormai scommettendo sul fallimento. Le azioni del principale istituto di credito russo, Sberbank, sono crollati del 18%. Neil Shearing di Capital Economics ha dichiarato che: “Se l'aumento di 650 punti base non avrà successo, siamo vicini alla fine. Questo significa controlli di capitale più stringenti”.
La moneta russa ha perso metà del suo valore dall'inizio della crisi in Ucraina ed ha generato una catena di eventi che il Cremlino non può più controllare. “La situazione è guidata dalla paura. Abbiamo oltrepassato una linea e la crisi si sta auto-alimentando”, ha dichiarato Chris Weafer di Macro Advisory. “La Banca Centrale deve intervenire immediatamente con un grande quantità di liquidità per superare il panico”. La Banca centrale ha dichiarato che la fuga di capitali raggiungerà i 130 miliardi di dollari quest'anno e in un cambiamento drastico di prospettive, ha avvisato che l'economia si potrebbe contrarre dal 4,7% nel 2015 se il petrolio si attestasse intorno ai 60 dollari al barile. Ma Morgan Stanley ha previsto che l'economia crollerà ad un ritmo del 6% in caso di una stima più realistica del greggio ai 50 dollari a barile.
La vendita si sta diffondendo nella Russia e rischia di innescare una crisi in tutti i mercati emergenti, peggiorata dai timori di un apprezzamento ulteriore del dollaro con la Fed che si prepara per la prima volta ad innalzare i tassi d'interesse da sette anni a questa parte. L'indice MSCI delle azioni dei mercati emergenti è sceso al minimo da 10 anni, guidato dalla diminuzione del 2,4% della Bovespa brasialiana.
L'Istituto di International Finance ha dichiarato che le riserve della Banca centrale russa non sono così grandi come appaiono, dati i livelli di debiti esterni e un cronico deficit di capitale del 2%-3% del Pil l'anno. La linea pericolosa o “linea Maginot” è circa 330 miliardi di dollari (rispetto ai 450 miliardi attuali). Putin ha sempre difeso la Banca centrale contro l'accusa dai populisti nella Duma che ha tradito la Russia permettendo al rulo di crollare ed è guidata da “femmine liberiste” in combutta con il Fondo Monetario Internazionale. Il presidente ha promesso misure più dure contro i trader scommettendo contro il rublo, avvisando che “sappiamo chi sono questi speculatori e come affrontare con loro”.
Il crollo del rublo ha raddoppiato il costo del finanziamento del debito esterno delle banche e aziende russe che ammonta a circa 700 miliardi di dollari. Devono ripagare 30 miliardi di dollari questo mese e, sottolinea Ambrose Evans Pritchard, ulteriori 100 miliardi di dollari il prossimo anno. Il gigante petrolifero Rosneft ha richiesto 49 miliardi di dollari di aiuti di stato per uscire dalla crisi. I trader a Mosca hanno espresso il loro dissenso al rifiuto della Banca centrale di utilizzare i 416 miliardi di dollari di riserve estere per “un turbo-cambiamento”, nonostante le autorità potrebbero intervenire nell'ultimo. E' chiaro che le autorità stanno proteggendo le loro riserve gelosamente dopo aver bruciato 100 miliardi di dollariin poco tempo. Tatiana Tchembarova di BNP ha dichiarato che quello che rimane non copre più il debito esterno, diversamente dal 2008 quando c'era stata ampia copertura. Il governo ha già impegnato 143 miliardi di dollari di riserve estere da spendere per il prossimo anno. “Pensiamo che ne servano di più per sostenere il sistema bancario russo”, ha dichiarato.
A Washington, la Casa Bianca non ha nessuna intenzione di diminuire la pressione. "E' il presidente Vladimir Putin che deve prendere la decisione: lo scopo è di fargli presente la scelta che ha di fronte”, ha dichiarato. Il presidente Obama non porrà alcun veto ad una nuova legge del Congresso che impone nuove sanzioni alla Russia, anche se vanno oltre quello che i leader europei hanno dichiarato di voler appoggiare e rischia di spaccare il fronte transatlantico. La misura include 350 milioni di dollari di assistenza militare all'Ucraina e autorizza Obama ad imporre tagli alle aziende di energia che investono in Russia. Si parla anche di proibire l'accesso al credito a Gazprom.
Sergei Lavrov, il ministro russo degli affari esteri, ha dichiarato che è ora chiaro che lo scopo degli Usa è di fermare Putin attraverso un "cambiamento di regime", ma ha minacciato come il popolo russo si ribellerebbe a questa eventualità. “Siamo stati in una situazione molto peggiore nella nostra storia ed ogni volta ne siamo usciti più forti di prima”.
Il trauma del rublo arriva nel momento in cui il premier Dmitry Medvedev ha convocato un incontro di emergenza con economisti del Cremlino e si parla di immediate “purghe”. Funzionari russi hanno negato che ci sono piani in atto per controlli di capitale, ma non c'è alcun segno di sollievo dai mercati petroliferi che potrebbe allegerire la situazione: il greggio è sceso sotto i 59 dollari al barile martedì per la prima volta dalla fase acuta della Grande recessione nel 2009. Il collasso sta colpendo già pesantemente le banche particolarmente esposte in Russia e Ucraina: il prezzo delle azioni della austriaca Raiffeisen sono diminuite dell'8% a Vienna. Oltre il 240% delle sue equity sono esposte nella regione. Il principale istituto di credito francese Societe Generale vanta 25 miliardi di esposizione (o il 62% di equity).
Il Pil russo, conclude il Columnist del Telegraph, è sceso ora a 1,1 trilioni di dollari, meno di quello del Texas e la metà di quello italiano. L'effetto è stato quello di raddoppiare il debito esterno del paese ormai al 70% del Pil, un livello considerato a rischio da tutte le principali agenzie. “Un downgrade della Russia a livello spazzatura è solo questione di tempo”, ha dichiarato Tim Ash di Standard Bank.

1.gif)
