Una nuova rivoluzione per l'Egitto
Solo l'ambientalismo può salvare i paesi della primavera araba
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Thomas Friedman in Egypt’s Perilous Drift offre un interessante reportage della situazione del paese a due anni dalla rivolta di piazza Tahrir. Dal quartiere popolare di Imbaba al Cairo il Columnist del New York Times riporta come il razionamento del pane sussidiato dal governo abbia portato ad un mercato nero e a frequenti scontri tra la popolazione. Un elemento di vita quotidiana che dimostra come si tratti di un periodo molto complesso per il paese: l'Egitto di oggi sta rapidamente esaurendo le sue riserve di valuta e non può permettersi di acquisire il combustibile necessario per la normale erogazione dell'elettricità. Il risultato: lunghe code alle stazioni di benzina, un traffico ancora peggiore al Cairo e blackout elettrici quotidiani. Problemi immensi che rimangono senza soluzione, perché nessuna forza politica concorda sui migliori strumenti da attuare.
Ed a peggiorare ulteriormente la situazione dell'Egitto, prosegue Friedman, è Madre Natura: il clima, la scarsità d'acqua e le pressioni della popolazione creerebbero gravi problemi anche per i migliori leader mondali, che non governano certo l'Egitto di oggi. Per fare un esempio, nello scorso mese, Il Cairo ha registrato punte di 113 gradi Fahrenheit, 20 in più delle medie stagionali.
In questo contesto, la controversia con l'Etiopia sulla costruzione della principale diga idroelettrica dell'Africa nel Nilo blu acquisisce una portata fondamentale per il futuro del paese, se si considera che il 97% degli 85 milioni di egiziani ottengono le proprie risorse idriche attraverso il Nilo. Talmente fondamentale che il presidente di Fratellanza Musulmana Mohamed Morsi ha dichiarato pubblicamente all'Etiopia: “Non stiamo invocando uno stato di guerra, ma non permetteremo mai che la nostra sicurezza d'acqua venga minacciata”. L'Egitto mantiene tutte le opzioni aperte sulla questione.
Il problema principale di Fratellanza musulmana oggi è che ha perso il consenso dei non islamisti - che li hanno votati perché non potevano appoggiare gli alleati di Mubarak e per le promesse di Morsi di essere “inclusivo” - e delle fasce povere della popolazione deluse dalla situazione sempre peggiore della loro condizione di vita. L'opposizione cresce a tal punto che una petizione che chiedeva le dimissioni di Morsi e nuove elezioni ha raggiunto i 10 milioni di firme, in una campagna che si concluderà il 30 giugno in una grande manifestazione di protesta.
Rispetto a questa situazione, sottolinea Friedman, l'Egitto ha bisogno di una rivoluzione. Non quella che è accaduta due anni fa, che si è rivelata una transizione morbida sfruttata dall'esercito prima e da Fratellanza Musulmana poi. La questione fondamentale di oggi è che nessuna delle forze politiche egiziane può raggiungere gli immensi traguardi che il paese ha di fronte da solo, ma solo attraverso una coalizione di unità nazionale. In questo senso gli egiziani hanno un disperato bisogno di “un processo di pace” - non con Israele ma tra i gruppi sociali all'interno del paese. Questa rivoluzione, prosegue nella sua analisi Friedman, può avvenire attraverso i gruppi abituati a proteggere i “beni pubblici comuni”: gli ambientalisti, già protagonisti delle rivolte di piazza Tahrir nel 2011. In particolare Amr Ali, presidente del Hurghada Environmental Protection and Conservation Association, Hepca, un gruppo che si prefigge la conservazione ambientale del Mar Rosso rispetto al cambiamento climatico, l'eccessiva pescosità e cementificazione, che hanno messo a rischio la barriera corallina.
“Nel 1997, uno degli anni più caldi, la barriera corallina è divenuta un problema mondiale, ma non nel Mar Rosso”, dichiara Ali. Nel 2012, quando le temperature nel Mar Rosso sono cresciute ulteriormente di due gradi celsius, il corallo “è morto quasi ovunque”, specialmente nelle aree più turistiche e più pescose. Hepca creata nel 1992 per diffondere il problema a livello d'opinione pubblica ha raggiunto alcuni obiettivi importanti non solo a livello di divulgazione - la gente inizia a comprendere che ogni squalo presente nel Mar Rosso vale circa 150 mila dollari l'anno in termini di turismo, e 150 dollari da morto – ma anche di nuove regolamentazioni a livello locale con la creazione di zone a protette per salvaguardare l'ecosistema del Mar Rosso. Il problema è che manca una tale attenzione di difesa dei beni pubblici a livello nazionale, che potrebbe rendere la battaglia molto più efficace.
Il problema più grave è che l'Egitto di oggi sta bruciando una generazione di giovani che comprendono come il paese ha bisogno di un piano inclusivo, sostenibile a livello nazionale. Coloro che dicono che gli arabi hanno già provato invano tutte le soluzioni – nasserismo, socialismo, comunismo, Baathismo, liberalismo ed islamismo – si sbagliano. C'è un ismo che non è stato ancora provato: l'ambientalismo. Il solo modo che l'Egitto e gli altri paesi della primavera araba possono creare democrazie con economia sostenibili, conclude Friedman, è di elevare un etica ambientalista al centro del pensiero politico.

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