Verso un inverno di poco burro e tanti cannoni

Cala drammaticamente la capacità di spesa delle famiglie, mentre i governi di tutta Europa incrementano la spesa in armi e la BCE chiede all’Italia di ratificare il MES....

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Verso un inverno di poco burro e tanti cannoni

 

di Alex Marsaglia

Il 7 ottobre 2025 l’ISTAT ha pubblicato il rapporto “Spese per consumi delle famiglie – Anno 2024”, una fotografia che illustra un quadro critico della condizione economica delle famiglie italiane.

La spesa media mensile per una famiglia è salita a 2.755 €, l’inflazione cumulata dal 2019 (+18,5 %) ha eroso le capacità di spesa e il potere d'acquisto, per cui spendiamo di più potendo acquistare meno.

Questo implica giocoforza un ridimensionamento dei bilanci familiari e delle voci di spesa. Dal rapporto Istat è emerso che il 31,1% delle famiglie nel 2024 ha ridotto quantita o qualità della spesa alimentare, un'altra voce importante su cui si è tagliato fortemente è l'abbigliamento con un 47,5% di spesa in meno. Il 35,5% ha dichiarato di aver dovuto ridurre anche la spesa sulla cura e igiene personale, mentre  il 41,4% ha tagliato sui viaggi e le vacanze.

Ebbene, non occorre un Master ad Harvard per capire che se i viaggi e le vacanze sono un elemento superfluo, le altre sono tutte  voci che riguardano beni primari ed essenziali del paniere economico di una famiglia media italiana e che se vengono intaccate così pesantemente da tagli significa che non ci sono più molti margini di erosione di ricchezza. La celebre massaia di Voghera o la semplice cuoca di Lenin sanno amministrare le finanze (familiari, nel loro caso) molto più accuratamente dei nostri politici al servizio del capitale, che in quanto comitato d’affari della borghesia, devono sperperare le risorse pubbliche al fine di far incrementare a dismisura i profitti a discapito della maggioranza della popolazione. Infatti, questi ultimi mentre fanno calare la mannaia dell'inflazione su una società in piena crisi in cui la povertà assoluta è triplicata in pochi anni, pensano ad incrementare la spesa pubblica in armamenti. E il cruccio dei nostri amministratori non è cosa da poco, se pensiamo alle condizioni in cui versa la società e che il diktat trumpiano di aumento della spesa militare impone il passaggio dal 2% al 5% di spesa sul Pil.

L'aumento dei prezzi di generi essenziali, come l'olio d'oliva del +53,3%,  del riso +52%, del burro +60%, un incremento che si attesta sul +40% e oltre per acqua e luce e superiore al +60% per il gas sono la spia di come la massaia si stia trovando davanti a scelte di decrescita e tagli di spesa in beni che impattano direttamente sul sostentamento delle famiglie.

Il tutto mentre la Ue dalla scorsa primavera pensava, con il Rearm Europe – Readiness 2030, a un ingente piano di spesa da oltre 800mld in armi.

Alle Commissioni Bilancio riunite della Camera e del Senato, le relazioni di Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) e di Andrea Brandolini, capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia non hanno fatto altro che confermare la tendenza di politica economica imposta dagli organismi sovranazionali UE e NATO.

In particolare, Cavallari ha affermato: “Un aumento permanente della spesa per la difesa dovrà necessariamente essere compensato da misure di riduzione della spesa in altri settori”. Brandolini, ha ricordato invece come la maggior parte delle risorse “andranno reperite attraverso aumenti di entrate e tagli alla spesa”. Visti gli impegni presi dal Governo italiano, la strada è segnata da una drastica diminuzione della spesa sociale e incrementi della tassazione anche dai salari (si vedano le addizionali che entreranno in vigore dal 2026). Si andrà così a tagliare settori già al di sotto della media europea: nel 2023 la spesa sanitaria sul Pil in Italia era del 6,5%, contro l'8,8% della Francia e il 7,5% della Germania (dati Eurostat). E si “investirà” in armi a costo di indebitarsi, come accade con lo strumento finanziario Ue del Security Action for Europe (Safe), messo in campo per consentire agli Stati membri di adempiere allo sforzo macroeconomico mostruoso di adeguamento a livelli elevati di spese militari. Così, gli stati che lo richiederanno potranno accedere a prestiti fino a 150 miliardi di euro garantiti dal bilancio Ue. Come era accaduto durante il Covid, l’UE sta mettendo in campo risorse di bilancio straordinarie per promuovere forzosamente politiche pubbliche impopolari. E tutto questo lo fa costringendo gli Stati membri a indebitarsi per sostenere sforzi economici al di fuori della loro portata, secondo la stessa architettura europea che ricordiamo essere ancora oggi fondata sul Patto di stabilità e il rigore di bilancio. In questo modo gli Stati UE risultano sempre più incatenati al debito e dipendenti ai voleri della gabbia europea. L’erogazione dei prestiti è vincolata alla spesa per appalti comuni degli stati dell’Unione Europea e al momento l’Italia ha già chiesto di beneficiare del Safe per l’entità dell’importo attribuito, pari a 14,9 miliardi di euro.

Siamo insomma inseriti in un quadro di dipendenza, in cui ci vengono imposte le scelte di politica pubblica e di politica economica. Come Italia non siamo nemmeno più padroni di scegliere per cosa indebitarci, se durante il Covid ci indebitavamo per la Green Economy e la digitalizzazione oggi ci indebitiamo per acquistare armi dagli Stati Uniti. Il tutto mentre il popolo viene costretto a tagliare la spesa dei beni primari e vengono intaccati i salari da inflazione e tassazione. Persino Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, è intervenuta negli scorsi giorni per richiamare i doveri dell'Italia con una sonora tirata di orecchie: «Un Paese blocca il Mes, spero nella ratifica». Il fine dell’indebitamento è sempre il solito, e si inserisce sulla linea politica delineata un anno fa dal Piano Draghi: la sostanziale conversione produttiva europea all’economia di guerra, per cui sono necessari ingenti capitali e investimenti.

Lagarde, ha chiarito il piano di sostentamento e incitato l’area euro ad adeguarsi «adottando misure concrete per completare l’Unione del risparmio e degli investimenti, per la quale è fondamentale un calendario ambizioso», con «misure come il finanziamento congiunto di beni pubblici, come la difesa, che contribuirebbero a creare un bacino sicuro e liquido di debito pubblico Ue».

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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