Non chiamatelo solo Riarmo: così l'economia di guerra sta riscrivendo il PNRR e l'Università

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Non chiamatelo solo Riarmo: così l'economia di guerra sta riscrivendo il PNRR e l'Università

 

di Federico Giusti

Se analizzassimo,  all'interno di una assemblea sindacale o politica, di movimenti studenteschi o realtà sociali, alcune tematiche con i dovuti approfondimenti e collegamenti troveremmo numerosi detrattori. Il pensiero unico è anche quello che magnifica i movimenti di settembre ed ottobre senza chiedersi la ragione per la quale davanti a una nuova guerra nelle piazze troviamo poche centinaia di attivisti. 

La risposta non è semplice, difficile parlare di militarismo se prima non si analizzano le cause della guerra e del Riarmo, se non ci sforziamo almeno di  comprendere i motivi economici che muovono i conflitti militari e la corsa agli armamenti, è fin troppo facile soffermarsi esclusivamente sulle conseguenze dei processi in atto. Un po' come quando si analizzano le cause delle disuguaglianze sociali crescenti senza cogliere i motivi scatenanti di queste dilaganti disparità economiche.. Se fosse sufficiente denunciare l' estrema pericolosità delle risorse sottratte a sanità e istruzione per indirizzarle invece verso l'ammodernamento tecnologico richiesto dal Riarmo, oggi avremmo, nel paese, un elevato livello di consapevolezza e un  fronte composito e maggioritario contro i processi in atto. Di conseguenza esisterebbe una radicata e forte opposizione al Governo che invece ci pare dorma sonni tranquilli.

Indagare le cause del Riarmo significa partire dallo stretto rapporto tra accumulazione della domanda e guerra, tra tecnologie duali e processi di ammodernamento e ristrutturazione capitalistica.

Il nostro ragionamento si scontra con la ignavia e in fondo anche con il dilagante opportunismo imperante che alla occorrenza magnificherà percorsi parziali e assai circoscritti come inversione di tendenza e rivitalizzazione del conflitto politico e sociale

Facciamo pochi esempi calzanti? 

Durante la Guerra Fredda autostrade, ponti, stazioni e porti erano pensati e progettati come risorse duali, ossia per uso civile e anche a scopo militare. In pochi ne sono al corrente pensando alle infrastrutture solo in una ottica neokeynesiana di investimento delle ricchezze prodotte in opere pubbliche, eppure le strade erano pensate anche nell'ottica di permettere degli atterraggi di emergenza, al contrario i tunnel e i ponti costruiti invece pochi anni dopo, ossia sul finire della Guerra Fredda, non sono adattabili all’uso militare. 

Le tecnologie duali odierne sono da utilizzare soprattutto in ambito militare ma i processi di ammodernamento, le invenzioni risultano anche spendibili in ambito civile, il drone a tale riguardo rappresenta l'esempio più semplice e di immediata comprensione, può servire per controllare manifestazioni pubbliche dall'alto e fornire informazioni ai reparti mobili contro i cortei, può portare armi ed essere un formidabile strumenti di guerra pilotato da remoto. Ma lo stesso  tempo il drone potrà essere concepito per uso civile cambiando alcune sue componenti, il software, utilizzato per fornire informazioni sugli incendi o per individuare a un ente locale degli abusi edilizi. Da qui a pensare che la scienza sia neutra il passo è breve commettendo errori di valutazione che poi inficeranno ogni ulteriore considerazione.

Se nei documenti della Nato si parla di raddoppiare il numero dei gruppi di battaglia multinazionali o di avere dei rinforzi disponibili in tempi rapidi con equipaggiamenti preposizionati e capacità di comando e controllo migliorate; diamo per scontato che questi obiettivi, per essere raggiunti ,necessitino di forze armate più numerose di quelle che potrebbe assicurare un esercito formato solo da volontari https://www.nato.int/fr/what-we-do/deterrence-and-defence/deterrence-and-defence

Da qui al ritorno della leva obbligatoria anche con mansioni e funzioni diverse dal passato, siamo davanti al ritorno di eserciti numerosi e non solo formati da elites.

https://www.iiss.org/online-analysis/military-balance/2025/02/combat-losses-and-manpower-challenges-underscore-the-importance-of-mass-in-ukraine/

La partecipazione ad una  guerra è possibile anche per un ingegnere che non intenda imbracciare il fucile ma alla occorrenza potrebbe pilotare o costruire un drone utilizzato per scopi militari.

Perfino i Progetti del Pnrr sono stati riscritti per deviare risorse da capitoli legati alla manutenzione del territorio alla digitalizzazione, a scopi diversi spiegati con l'impellente necessità di ammodernare tecnologicamente il paese.

Senza analizzare certi passaggi non comprenderemo la ragione per cui in corso d'opera abbiano riscritto gli obiettivi del Pnrr, perchè alcuni obiettivi sono condivisi e sponsorizzati dal Ministero della difesa, per quale ragioni hanno deciso di assumere nuovi ricercatori destinandoli per lo più a progetti Pnrr senza per altro stabilire un finanziamento stabile e aggiuntivo che permetterebbe di ampliare i numeri degli addetti alla ricerca dopo lustri di mancate sostituzione dei pensionati.

E' senza dubbio più facile, ed avvincente, spiegare i collegamenti di un Ateneo con progetti di guerra senza tuttavia comprendere la ragione per la quale questi progetti sono scelti con tanta enfasi e giudicati indispensabili per la sopravvivenza, usano questi termini, dell'università pubblica.

Al contrario dei movimenti contro la guerra l'università neo baronale ha fiutato il cambio di direzione del vento e si è precipitata a sostenere alcuni progetti invece di altri, a rivendicare con forza la presenza di privati tra i finanziatori dei progetti di ricerca, hanno messo perfino da parte la retorica della autonomia didattica (da noi rivendicata con ben altri contenuti e obiettivi), spesso sbandierata come paravento di percorsi di studio calati dall'alto. Nell'arco di pochi anni chi aveva rifiutato l'ingresso del privato negli atenei ha cambiato rapidamente idea proponendo la stretta collaborazione tra pubblico e privato, in molti, nelle università, hanno presentato i finanziamenti e gli apporti del privato come elementi insostituibili e indispensabili per la ricerca e la didattica di qualità. La stessa autonomia degli atenei da valore aggiunto diventa una sorta di ostacolo per giustificare l'arrivo del privato .

Stanno operando perfino una operazione egemonica sui linguaggi, per dirne una il termine di resilienza ampiamente utilizzato anche in ambito Nato

Ogni Paese membro della NATO deve possedere la resilienza necessaria per resistere a uno shock di grande entità – calamità naturale, guasto di infrastrutture critiche, attacco ibrido, attacco armato, ecc. La resilienza è la capacità individuale e collettiva di prepararsi, resistere e rispondere a interruzioni e shock, nonché di riprendersi rapidamente e garantire la continuità delle operazioni dell'Alleanza. La preparazione civile è un pilastro della resilienza della NATO e un fattore cruciale per la difesa collettiva dell'Alleanza, e la NATO assiste i suoi membri nella valutazione e nel miglioramento di tale preparazione. La resilienza nazionale e collettiva, sancita dall'articolo 3 del Trattato del Nord Atlantico, è un elemento fondamentale per una deterrenza e una difesa credibili, ed è quindi vitale per gli sforzi della NATO volti a proteggere le società, le popolazioni e i valori condivisi dei suoi Paesi membri.

https://www.nato.int/fr/what-we-do/deterrence-and-defence/resilience-civil-preparedness-and-article-3

Erroneamente scambiato per una sorta di capacità di resistere agli urti della vita e alle crescenti difficoltà incontrate dall'essere umano, quindi non ascrivibile a un linguaggio prettamente militarista,  il termine resilienza viene ripensato e rilanciato in ambito militare a conferma della grande capacità ricettiva degli artefici del Riarmo.

Sarà il caso allora di ricordare i 5 passaggi cruciali del Riarmo

  1. spese per la difesa escluse dai parametri dal Patto di stabilità al contrario di ogni altra spesa anche quella per salvaguardare dall'erosione i territori o assicurare cure sanitarie ai popoli
  2. indebitamento della UE al fine di fornire prestiti agli Stati a interessi più bassi; 
  3. destinazione alla difesa di parte dei fondi di coesione già programmati distogliendoli dal loro originario utilizzo; 
  4. investimenti privati attraverso il Mercato unico sapendo che lo sviluppo, con risorse pubbliche, di alcune tecnologie consentirà ai privati di trarre vantaggi e profitti; 
  5. finanziamenti della Banca europea degli investimenti.

Se questi 5 punti vi sono chiari non desterà alcun stupore la fine delle politiche di austerità solo in funzione del Riarmo, il ricorso crescente alle assicurazioni private per distogliere lo Stato dallo scopo primario di salvaguardare salute e istruzione dei cittadini, preservare territorio dalla incuria e dall'abbandono, Di conseguenza troveremo sempre più numerose intrusioni nelle scuole di Fondazioni e multinazionali legate al Riarmo, rinnovate presenze di uomini e donne in divisa per presentare un' immagine moderna e propositiva del militare, accettare le logiche securitarie come compromesso indispensabile per assicurarci esistenze tranquille e dignitose.

Quando si parla di autonomia della Ue  si vuole trasmettere un messaggio ben definito ossia che il Vecchio Continente deve ragionare in grande e senza alcuna dipendenza dagli Usa

Proprio nel febbraio 2025, il cancelliere tedesco  Merz sottolineava la necessità per l'Europa di rendersi più indipendente dagli Stati Uniti. e Macron ha proposto di allargare l' ombrello nucleare francese agli alleati europei, unendosi poi al premier inglese per dare vita alla  "coalizione di volenterosi"  per salvaguardare un futuro accordo di cessate il fuoco in Ucraina

https://www.iiss.org/publications/strategic-dossiers/progress-and-shortfalls-in-europes-defence-an-assessment/introduction/

 

Un esempio plastico di quale scelti comporti l'autonomia strategica della Ue con la economia dei paesi membri ormai dipendente dalla tecnologia Usa e dal rifornimento del gas liquefatto che viene a costare 4 o 5 volte tanto quello russo.

Non desti allora sorpresa se ogni scelta economica e politica dei paesi Ue va in certe direzioni incluso il definanziamento dell'università e della sanità pubblica per favorire l'ingresso dei privati, la ricerca finalizzata allo sviluppo delle tecnologie duali e lo sviluppo dei processi di privatizzazione con sanità e previdenza privata a guadagnare sempre maggiori spazi

I nostri esempi siano quindi utili a comprendere che quel vecchio esercizio marxiano di indagare le cause e risalire alle fonti potrà essere ostico e difficile da perseguire ma resta in ogni caso indispensabile per cogliere i processi in atto. E un sapere critico , per quanto interdisciplinare e complesso possa essere ci aiuterà a cogliere i processi in atto molto più di qualche slides che alla fine evidenzia gli aspetti del Riarmo scollegandoli da tutti gli altri processi in atto. Questa separazione delle conoscenze, magari per acquisire solo competenze settoriali, è solo funzionale a far passare il progetto del capitale, la sua articolazione in ogni ambito della società, rendendo assai difficile a un semplice osservatore collegare il Riarmo al definanziamento dell'università, il rilancio delle materie Stem e l'interessamento verso le stesse da parte di Fondazioni, i processi securitari in ambito sociale e il restringersi degli spazi di libertà e democrazia, l'acuirsi della sorveglianza con lo sviluppo di alcune tecnologie, la riscrittura dei progetti Pnrr e i percorsi di ristrutturazione capitalista.

Se quanto vi abbiamo appena scritto apparirà ai vostri occhi come una premessa inutile e leziosa, evitate anche di leggere il testo e affidate le vostre conoscenze a semplicistiche letture settoriali o a scelte di campo nette che vi impediranno di andare in profondità nella conoscenza dei processi in atto

 

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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