2013: l'anno dell'avversione al rischio

Il rallentamento delle economie emergenti e sviluppati aumenteranno tensioni, volatilità e rischi sui mercati globali

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2013: l'anno dell'avversione al rischio

Nouriel Roubini in The Year of Betting Conservatively, rubrica mensile per The Project syndicate, offre un'illuminante analisi sulla situazione attuale dell'economia globale. La ripresa dei mercati delle global equity iniziato a luglio si sta ora inevitabilmente esaurendo, per le prospettive di crescita attuale delle economie dei paesi più sviluppati e di quelli emergenti. 
Per quel che riguarda le economie avanzate, la recessione dell'eurozona sta iniziando a contagiare anche i paesi più solidi - con la Francia entrata ufficialmente in recessione e la Germania in crisi per il crollo delle esportazioni in Asia e sud Europa - in America, la crescita resterà anemica, all'1.5-2% per tutto l'anno; il Giappone dovrà affrontare nel 2013 una nuova recessione; ed ora anche i paesi esportatori di materie prime – Canada, Australia ed i paesi nordici – stanno rallentando per la minore domanda di Stati Uniti, Europa e Cina.
La situazione non è più rosea per le economie dei paesi emergenti. Stanno rallentando sia i BRICs (Brasile, Russia, India e Cina), che per gli altri paesi chiave come Argentina, Turchia e Sud Africa. La situazione dell'economia di Pechino si sta stabilizzando grazie all'intervento fiscale e monetario dell'autorità centrale, ma questo stimolo aumenterà ulteriormente gli squilibri del modello di crescita, basato su investimenti pubblici e risparmi e troppo poco sui consumi privati.  
Inoltre, continua Roubini nella sua analisi, la ripresa economica globale nel 2013 sarà ulteriormente frenata dalle misure d'austerità intraprese da tutte le economie avanzate. Negli Stati Uniti - anche se Obama ed il Congresso americano dovessero evitare il  “fiscal cliff” - i tagli alla spesa e gli aumenti delle tasse peseranno inevitabilmente per l'anno prossimo, almeno l'1% del Pil. Ma allora cosa spiega l'aumento attuale del mercato azionario negli Usa? La risposta è semplice per Roubini: le banche centrali hanno immesso una quantità illimitata di liquidità  - la Fed con il QE3, l'annuncio della Bce di acquisizione illimitata dei bond dei paesi periferici; misure similari intraprese dalla Banca d'Inghilterra, del Giappone, della Cina e di tutti i paesi emergenti - che hanno portato i tassi d'interesse a livelli incredibilmente bassi. E con una crescita che ristagna, inflazione, tassi d'interesse nei paesi più avanzati che rimangono bassi (con l'eccezione dei paesi dell'eurozona periferici, dove i rischi di default rimangono alti), è chiaro che gli investitori abbiano cercato disperatamente rifugio nelle equities, nelle commodities e nei mercati valutari dei paesi emergenti.
Ma ora una correzione globale del mercato sembra inevitabile per le prospettive di crescita. Nonostante l'azione aggressiva della Bce e le trattative in corso per arrivare ad un'unione fiscale, bancaria e monetaria, la crisi dell'eurozona resta irrisolta; il rischio di un “cliff” fiscale nel 2013 negli Usa; le elezioni in molti paesi o regioni  – per esempio, Corea, Giappone, Israele, Germania, Italia e Catalugna – creeranno un clima di forti tensioni; infine, le grandi incertezze geopolitiche - con il rischio di un confronto armato tra Israele ed Iran, la primavera araba si sta rivelando in fonti d'instabilità economica, politica e sociale; le dispute territoriali in Asia tra Cina, Corea, Giappone, Taiwan, Filippine e Vietnam che stanno infiammando le forze nazionaliste del paese – porteranno i consumatori, gli investitori e le aziende a divenire più cauti e meno pronte al rischio. Data la serietà dei rischi che pesano sulla crescita nelle economie emergenti ed avanzate, la correzione potrebbe essere di dimensioni gravi nel 2013 per l'economia globale.

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