2013: lo tsunami economico
Ecco come la crisi contemporanea di euro zona, Usa e Cina può gettare nel baratro l'economia globale
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Roubini in A global Perfect storm, rubrica del 15 giugno per Project Syndicate, offre un'interessante fotografia del quadro generale del periodo dell'economia reale e finanziaria a livello globale.
La regione più in crisi è chiaramente l'euro zona: le politiche d'austerità, la restrizione del credito ed i prezzi petroliferi in crescita minano le possibilità di ripresa. Per Roubini, comunque, l'aspetto più preoccupante resta la crescita dei debiti sovrani, con gli interessi di Spagna ed Italia che stanno velocemente tornando ad un livello insostenibile. Presto, l'eurozona potrebbe aver bisogno non solo di un intervento di salvataggio del sistema finanziario (come è accaduto recentemente per il sistema bancario spagnolo), ma anche dei stessi debiti sovrani, con la concreta possibilità di una rottura disordinata del sistema.
La situazione economica degli Usa non è molto più florida. Con una crescita dell'1.9% nel primo quadrimestre dell'anno – ben al di sotto dei dati previsti - e la creazione di lavoro in aprile e maggio ancora molto bassa, il rischio che l'economia entri in una fase recessiva sta crescendo. Inoltre, sottolinea Roubini, la campagna elettorale in corso non rende possibile una politica seria per affrontare la riduzione del debito, aumentando i rischi di un downgrade del rating, con possibili conseguenze drammatiche: depressione di consumi e risparmi, riduzione ulteriore della domanda aggregata e delle sicurezza sociale, crisi dei sistemi finanziari e dei mercati.
In oriente, la Cina, con il suo modello di crescita insostenibile, potrebbe registrare un brusco rallentamento nel 2013. Mentre gli investimenti esteri iniziano a calare e le riforme intese a spingere i consumi sono ancora troppo esigui, la nuova leadership che si insedierà il prossimo novembre deve accelerare le riforme strutturali per ridurre l'inflazione ed aumentare la quota di consumi all'interno del Pil, ma le divisioni all'interno del partito sul sentiero di riforma da intraprendere lasciano presagire un momento di brusco riassetto politico ed economico di Pechino.
Il contemporaneo rallentamento economico negli Usa, l'eurozona e la Cina implicherebbe una pari crescita degli altri mercati emergenti per riequilibrare l'economia globale. Tuttavia, questa ipotesi è secondo Roubini non possibile per diverse ragioni: i legami finanziari e commerciali con America e paesi europei, la mancanza di riforme strutturali, soprattutto nel settore bancario-finanziario, e le tensioni crescenti in Medio Oriente che spingeranno ancora più in alto i prezzi del petrolio, riducono progressivamente le prospettiva di crescita di questi paesi.
In contrasto, rispetto al periodo 2008-2009, quando i politici avevano un ampio margine di manovra, le autorità fiscale e monetarie stanno finendo le pallottole a loro disposizione. La politica monetaria è stata utilizzata fino a portare i tassi d'interesse a livelli vicini allo zero - quindi economie e mercati non hanno problemi di liquidità, ma di credito ed insolvenza - e nel frattempo, insostenibili deficit di bilancio nelle economie più avanzate rendono impossibile altre azioni dal lato della domanda. Usare il tasso di cambio per spingere le esportazioni, infine, è una politica rischiosa perché potrebbe spingere gli altri paesi a fare lo stesso, creando un drammatico circolo vizioso inflazionistico. L'aspetto più preoccupante, conclude Roubini, resta l'incapacità degli stati di fornire solvenza alle perdite dei loro istituti bancari. L'euro zona potrebbe determinare lo tsunami. I paesi europei devono al più presto rendere più graduali le politiche di austerità fiscale intraprese, abbinare l'aspetto della crescita abbinata a quella del pareggio di bilancio e gettare le basi di un'unione politica e bancaria con la collettivizzazione dei debiti (Eurobonds) attuata urgentemente. Ma, anche se le nuvole sull'UE sono quelle più grigie, non sono le sole che minacciano l'economia globale.

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