27 gennaio: Auschwitz e Leningrado
di Fabrizio Poggi
Il 27 gennaio si celebra (qua e là abbastanza ipocritamente) la Giornata della memoria, tacendo volontariamente sul ruolo dell'Esercito Rosso nella liberazione di Auschwitz, nel 1945. In Russia, ovviamente, non dimenticano il fatto che furono proprio i soldati sovietici a liberare il campo di sterminio nazista. E non dimenticano nemmeno che, sempre il 27 gennaio, ma un anno prima, sempre l'Esercito Rosso era finalmente riuscito a eliminare completamente l'accerchiamento di Leningrado, dopo che nel febbraio del '43 il blocco totale della città, assediata dai nazisti - affiancati da finlandesi, spagnoli, volontari di paesi occupati e con la partecipazione anche di forze navali Italiane - era stato rotto e gli abitanti avevano cominciato a ricevere viveri e combustibili attraverso la “via della vita”, lungo il ghiaccio del lago Ladoga. Fu proprio attraverso il lago che camion e convogli ferroviari riuscirono a fornire alla città 1.615.000 tonnellate di merci e a evacuare quasi un milione e quattrocentomila persone. Il 27 gennaio di quest'anno, nel 75° anniversario della liberazione di Leningrado, è in programma una rievocazione storica dell'avvenimento, con relativa parata militare. Si ricordano così gli 872 giorni d'assedio, che provocarono la morte, secondo fonti diverse, da 400.000 a 1,5 milioni di persone; ufficialmente, al processo di Norimberga si parlò di 632.000 persone, ricorda RIA Novosti, sottolinenando come solo il 3% delle vittime fossero perite sotto i bombardamenti e tutti gli altri fossero morti di fame.
La cosa non è andata giù ai tedeschi e lo hanno scritto nero su bianco su vari organi di stampa. Si è distinta la Süddeutsche Zeitung, che il 24 gennaio scriveva che “per l'ennesima volta Mosca manda i soldati là dove converrebbe mostrare compassione. Rimarcano l'orgoglio nazionale e non la memoria”. Titolando “Mosca abusa del ricordo di Leningrado”, il giornale scrive che in Russia, “tutta la verità” sull'assedio di Leningrado, “si è conosciuta solo negli anni '90”, allorché “si seppe che i leningradesi mangiavano gatti, colla e si davano al cannibalismo". Secondo il giornale, in riferimento a Leningrado, in URSS non è stato usato il concetto di "genocidio", altrimenti "si sarebbe dovuto spiegare perché l'amministrazione cittadina avesse fatto così poco per la popolazione della città assediata". Di contro, in Germania, scrive la Süddeutsche Zeitung, a lungo non si è ricordato l'assedio di Leningrado, "uno dei più efferati crimini della Wehrmacht".
Nel servizio, non poteva mancare il riferimento a Stalin, con la constatazione che “in Russia tutt'oggi c'è chi onora Stalin” e che una celebrazione imponente del 75° della liberazione della città “è pericolosa”, dato che “sminuisce l'accaduto” e “quasi giustifica la morte degli abitanti della città”. Questi sproloqui del quotidiano tedesco, nota topwar.ru, si sommano alla comune concezione liberale, che si riduce al "pentimento" e che dovrebbe vedere “i vincitori pentirsi. Per cosa? Per eliminare ogni distinzione tra coloro che vennero in terra sovietica da invasori, e coloro che la liberarono dal nemico”.
Su Svobodnaja Pressa, Sergej Debrer si chiede apertamente se la Germania abbia “il diritto di dare valutazioni sugli avvenimenti più tragici sopportati dal nostro popolo” e nota come quel “missbraucht” del titolo della Süddeutsche Zeitung. (“Moskau missbraucht das Gedenken an Leningrad”) si traduca in russo non solo come “abusare”, ma anche come “sfruttare a scopi egoistici” e che forse i tedeschi intendano proprio questo quando blaterano delle iniziative russe.
Su gazeta.ru, si riportano le parole del presidente della Commissione senatoriale per l'informazione Aleksej Pushkov, il quale consiglia a Berlino di non sollevare il tema della Seconda Guerra Mondiale: "Non spetta ai media tedeschi criticarci per come celebriamo il 75° anniversario della fine dell'assedio di Leningrado. Dovrebbero tacere. E' meglio che descrivano gli orrori del blocco e gli innumerevoli crimini del Reich tedesco contro il nostro popolo. Una tale critica è inappropriata e immorale. Hanno perso completamente la ragione”.
Quasi a “cospargersi la testa di cenere”, il governo tedesco avrebbe deciso di destinare 12 milioni di euro ai sopravvissuti dell'assedio di Leningrado, all'ammodernamento dell'ospedale per i veterani della Grande Guerra Patriottica e alla realizzazione di un centro russo-tedesco. Così, per lavarsi la coscienza.

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