Afghanistan, la bugia della guerra al terrorismo. Alberto Negri

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Afghanistan, la bugia della guerra al terrorismo. Alberto Negri

di Alberto Negri*

 Qualche tempo fa gli Stati Uniti hanno sganciato nella provincia orientale afghana di Nangarhar la “Moab”, la cosiddetta “Madre di tutte le bombe”, con l’obiettivo di spaventare i talebani, l'Isis, e Al Qaida. I risultati, con l’ultimo attentato di Kabul, sono sotto gli occhi di tutti. L’impressione è che la guerra al terrorismo, iniziata in Afghanistan dopo l’11 settembre 2001, cioè quasi 16 anni fa, sia la più grande bugia del secolo. Precede nella classifica delle menzogne soltanto quella sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che giustificò l’attacco Usa a Baghdad nel 2003, ovvero l’inizio della disgregazione dell’intero Medio Oriente.

Per intensificare la lotta ai talebani il presidente Usa Donald Trump avrebbe deciso di rimpolpare le truppe presenti sul territorio, inviando tra i 3 mila e i 5 mila soldati in più, che si aggiungerebbero agli 8.400 militari attualmente impegnati sul campo (sono 13700 i soldati stranieri in Afghanistan comprese le truppe Isaf-Nato). Faranno di più dei 100 mila uomini impegnati nel 2010-2011, prima che Barack Obama iniziasse la fase del ritiro? 

Il 40% e oltre del territorio afghano è fuori dal controllo del governo di Ashraf Ghani che recentemente per farsi aiutare ha persino accolto con il tappeto rosso il rientro nella capitale dei miliziani armati di Gulbuddin Hekmatyar, nemico giurato di Massud e conosciuto tra i signori della guerra come “il macellaio di Kabul”.

L’obiettivo della guerra al terrorismo non è stabilizzare l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq o la Libia. Ma quello di frantumare quel resta di ex stati che non rinasceranno mai più. In Medio Oriente questa instabilità è funzionale alla prevalenza di Israele e dell’Arabia Saudita, in Asia centrale l’Afghanistan serve a tenere alta la tensione in un’area dove la Cina vorrebbe espandere la sua influenza e a mantenere sulla corda il Pakistan, potenza nucleare sempre più scontenta dell’alleanza con Washington. La Russia raccoglie la polvere degli ex stati in disfacimento per ricostituire la sua sfera di influenza. Chi non si arrende come l’Iran alla logica della disgregazione è destinato a scontrarsi con gli americani e i loro alleati.

Quanto alle popolazioni locali per loro non c’è alcun ruolo: la guerra al terrorismo sta producendo milioni di profughi e alimenta lo stesso terrorismo. Non serve alla stabilità ma serve benissimo a vendere armi. Qualcuno può pensare che si tratti di un disegno criminale. Non è così: è la sostanza della politica internazionale come viene concepita al G-7 o alle comiche riunioni “strategiche” della Nato dove in un pranzo di tre ore si dovrebbero decidere grandi strategie. Fumo negli occhi e polvere delle nazioni.

*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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