Alcuni economisti ancora non lo capiscono
L'unica soluzione per uscire dalla crisi dell'euro: una politica fiscale espansiva della Germania
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Reinhart e Rogoff non avrebbero mai dovuto affermare che esiste una soglia massima di sostenibilità per il debito fissata al 90%, che ha creato un'influenza enorme sulla discussione politica. Con questa premessa, in Procyclical Policy for Germany, ultimo post per il blog The coscience of a Liberal, Krugman attacca ancora i due autori che ora guidano la nuova visione contraria ad una politica fiscale espansiva nella zona euro.
Da un punto di vista complessivo, in Europa la politica fiscale è stata drammaticamente “prociclica” - i governi hanno cioè diminuito contemporaneamente la spesa ed aumentato le tasse peggiorando la depressione. Non è un caso, sostiene Krugman, che l'Europa sia tornata in recessione, che la crescita nel periodo 2007-2013 appaia più o meno quella del periodo 1929-1935, e che anche le stime del 2014 appaiono peggiori di quelle del 1936.
Le nazioni periferiche, sostiene il premio Nobel per l'economia, non hanno spazio per politiche fiscali espansive – “anche se certo potrebbero ridurre l'austerità” – per questo la responsabilità principale dell'azione risiede nel cuore, principalmente in Germania, l'unica, o tra le poche, in grado di rilanciare la domanda interna e quindi quella dell'intera area. Alcuni economisti, tra cui gli stessi Reinhart e Rogoff, sostengono che Berlino è vicino alla piena occupazione ed ogni nuovo stimolo sarebbe inflazionistico ed invocano al massimo una nuova politica monetaria espansiva.
Si tratta di un'analisi sbagliata su tre diversi livelli. Primo. Come le altre banche centrali, la Bce ha portato i tassi d'interessi prossimi allo zero e non è possibile al momento immaginare che proceda ad acuisti non convenzionali – oltre ciò che sta già facendo per i titoli dei paesi maggiormente indebitati – in una versione europea dell'Abenomics volta ad una maggiore inflazione. Si tratta di un anatema per la Germania.
Secondo. L'Europa nell'insieme è in una situazione di profonda depressione, ma la Germania no: ogni politica in grado di determinare l'espansione europea creerà spinte inflazionistiche in Germania. Da questo punto di vista, non c'è differenza tra stimolo fiscale e monetario.
Terzo, prosegue Krugman, il gap di competitività tra la periferia ed il cuore dell'Europa deve essere colmato attraverso un mix di salari minori in Portogallo, Spagna, ma anche di un aumento consistente di quelli in Germania, in modo di aggiustare la bilancia commerciale dei vari paesi dell'Unione. .
L'opinione di chi si scaglia contro lo stimolo fiscale ovunque in Europa, conclude Krugman, non ha quindi nessuna base scientifica ed alimenta lo stallo attuale politico, che sta gettando il continente in una depressione sempre maggiore.

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