Alfredo Tradardi - Arthur James Balfour: una dichiarazione letale per il Medioriente
Questo articolo riprende un passo del libro Sharing the Land of Canaan: Human Rights and the Israeli Palestinian Struggle, di Mazin Qumsiyeh, PlutoPress 2004, pubblicato da Infopal,
www.infopal.it/a-90-anni-dalla-dichiarazione-balfour. Traduzione di Manuela Vittorelli.
Qumsiyeh arrestato a Al-Walaja il 6 maggio 2010
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Mazin Qumsiyeh insegna alle Università di Betlemme e di Birzeit È il direttore del Palestine Museum of Natural History e dell’Institute for Biodiversity Research. Ha lavorato alle università Duke, e Yale in Tennessee. Ha scritto anche Popular Resistance in Palestine: A history of Hope and Empowerment, PlutoPress 2011. Vedi anche il suo sito http://qumsiyeh.org.
Mazin Qumsiyeh si è reso protagonista nel 2006, in occasione del Forum Economico Mondiale di Davos in Svizzera, di un fatto che ha creato gravi problemi tra la delegazione israeliana e gli organizzatori. Aipartecipanti era stata distribuita una rivista Global Agenda che conteneva un articolo a sostegno del boicottaggio di Israele, http://qumsiyeh.org/theworldeconomicsforumcontroversy/.
Da Sharing the Land of Canaan
I fatti che condussero all'appoggio della Gran Bretagna e della Francia alle aspirazioni sioniste hanno ricevuto una scarsa attenzione storica. Esaminando i documenti di nazioni come Francia e Gran Bretagna si possono trovare dichiarazioni di supporto alle aspirazioni sioniste. Cominciò la Francia, con una lettera, del 4 giugno 1917, di Jules Cambon, Segretario Generale del Ministero degli Esteri francese, a Nahum Sokolow, allora capo dell'ala politica dell'Organizzazione Sionista Mondiale con sede a Londra:
«Siete stati così gentili da informarmi del vostro piano riguardo l'espansione della colonizzazione ebraica della Palestina. Mi avete comunicato che, se le circostanze lo consentissero e se d'altro canto fosse garantita l'indipendenza dei luoghi sacri, sarebbe cosa equa e giusta se le forze alleate contribuissero alla rinascita della nazionalità ebraica sulla terra da cui il popolo ebraico fu esiliato secoli fa. Il Governo francese, che è entrato in guerra per difendere un popolo ingiustamente attaccato, e che continua a combattere per assicurare la vittoria della giustizia sulla forza, non può che simpatizzare per la vostra causa, il cui trionfo è legato a quello degli Alleati. Sono dunque felice di potervi dare questa assicurazione».
Circa cinque mesi dopo, il 2 novembre 1917, il Ministro degli Esteri britannico James Balfour fece pervenire a Lord Rothschild una dichiarazione di simpatia simile, per le aspirazioni sioniste:
«Il Governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni».
I palestinesi e altre componenti del mondo arabo si allarmarono immediatamente. Questa dichiarazione fu diffusa quando la Gran Bretagna non aveva alcuna giurisdizione su quell'area, e fu fatta senza consultare gli abitanti della terra destinata a diventare un «focolare nazionale per il popolo ebraico». La dichiarazione voleva anche proteggere «i diritti e lo status politico» degli ebrei che non scegliessero di emigrare in Palestina. Ai palestinesi ci si riferiva invece semplicemente come a non-ebrei e non veniva fatta menzione dei loro diritti politici ma solo dei loro diritti«civili e religiosi». Lord Balfour, l'11 agosto 1919, scrisse in una nota privata a Lord Curzon, suo successore al Foreign Office (Curzon inizialmente si oppose al Sionismo):
«Perché in Palestina non ci proponiamo di avviare consultazioni per conoscere i desideri degli attuali abitanti... Le quattro grandi potenze si sono impegnate con il Sionismo e il Sionismo, giusto o sbagliato, buono o cattivo che sia, è radicato in tradizioni risalenti a tempi lontani, in necessità odierne, in speranze future, di rilevanza assai più cospicua dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che adesso abitano quella terra antica».
Le dichiarazioni Cambon e Balfour sono due documenti che dimostrano l'appoggio dato all'entità sovranazionale sionista, un appoggio che contribuì a concederle il controllo su una terra che nessuno dei due governi all'epoca controllava. Alcuni autori britannici hanno fornito delle spiegazioni per questo appoggio, motivandolo con un quid pro quo per il contributo di Weizmann all'impegno bellico britannico con lo sviluppo di migliori sostanze chimiche per gli esplosivi. Secondo alcuni, la spiegazione va cercata semplicemente nella situazione interna della Gran Bretagna, caratterizzata da un gran numero di sionisti sia al governo sia nell'elettorato. Si potrebbe anche affermare che la Gran Bretagna e la Francia ora avevano tutto da guadagnare da un risveglio dell'idea dei primi anni Quaranta dell’Ottocento di insediare gli ebrei europei in Palestina per rimodellare la struttura geopolitica mediorientale. L'intento di minare l'Impero Ottomano, che era alleato con la Germania, offre solo una spiegazione parziale o quanto meno insufficiente.
La popolazione ebraica della Palestina a quel tempo era a dir poco minuscola, e non certo nella condizione di resistere all'Impero Ottomano. Invece gli arabi nazionalisti della Penisola arabica erano intenzionati a opporsi all'Impero Ottomano e desiderosi di liberare le loro terre dalla morsa dei turchi. L'Inghilterra di fatto promise di appoggiare la loro indipendenza basandosi su una convergenza di interessi, come dimostrano la corrispondenza britannica con Sharif Hussein d'Arabia e le memorie di Lawrence «d'Arabia». Storici ed esperti hanno discusso a lungo sui fattori che condussero alle decisioni prese dai governi in questione. Molto è stato scritto sull’entrata in guerra degli Stati Uniti e sul possibile ruolo di influenti interessi corporativi e dei sionisti statunitensi nel portare il governo e i mezzi di informazione americani ad appoggiare gli sforzi bellici.
I britannici avevano anche promesso l'indipendenza agli arabi in cambio del loro aiuto contro l'Impero Ottomano. Era dunque una delle tante «promesse», ma era quella destinata a prevalere sulle altre, come le azioni concrete avrebbero rivelato a breve. È importante notare che questi governi dichiararono pubblicamente il loro appoggio al Sionismo pur facendo privatamente promesse agli arabi. Al supporto pubblico di Gran Bretagna e Francia si aggiunse in seguito anche quello degli americani.
Con il tacito consenso dell'infermo Presidente Wilson e di una amministrazione americana che sprofondava silenziosamente nell'isolazionismo, i britannici furono liberi di applicare i loro piani in Palestina. Il 27 febbraio del 1920, i palestinesi, sia cristiani che musulmani, si ribellarono ai britannici a Gerusalemme. Il comando britannico in Palestina raccomandò la revoca della Dichiarazione Balfour. Il governo di Londra però non condivideva le idee dei soldati e dei comandanti in Palestina. Non appena la Gran Bretagna riuscì ad assicurarsi il mandato dalla Lega delle Nazioni, sostituì il suo governatore militare con un ebreo sionista, Sir Herbert Samuel, nel ruolo di primo Alto Commissario per la Palestina (1920-25). Samuel era colui che aveva efficacemente istruito Weizmann durante i negoziati Balfour. Quando Samuel divenne Alto Commissario, l'immigrazione ebraica aumentò considerevolmente, e con essa la resistenza palestinese. Herbert Samuel e le autorità coloniali in Palestina che simpatizzavano con i sionisti si misero a gettare le basi politiche, legali ed economiche per la trasformazione dell'area in un paese ebraico. La Gran Bretagna, con il consenso di altre grandi potenze, acquisì i poteri di cui aveva bisogno per la sua avventura coloniale. All'incontro dell'Organizzazione Sionista Mondiale che si svolse a Londra nel 1920 fu costituito un nuovo braccio finanziario chiamato Keren Hayesod.
Fine dell'estratto da Sharing the Land of Canaan
La dichiarazione Balfour fu discussa e adottata alla conferenza di Sanremo, un incontro internazionale del Consiglio Supremo di guerra alleato che si tenne nella località costiera italiana di Sanremo tra il 19 e il 26 aprile 1920.
Alla conferenza parteciparono i rappresentanti delle quattro nazioni vincitrici della prima guerra mondiale, il primo ministro britannico David Lloyd George, il primo ministro francese Alexandre Millerand, il presidente del Consiglio italiano Francesco Nitti e l'ambasciatore giapponese K. Matsui.
La Dichiarazione Balfour del 1917 e l'articolo 22 della Convenzione della Società delle Nazioni furono i documenti di base sui quali cui fu costruito e attuato il Mandato britannico della Palestina. In definitiva la Gran Bretagna ricevette il Mandato per la Palestina e l'Iraq, mentre la Francia ottenne il controllo della Siria, compreso l'attuale Libano.
Il primo ministro italiano Francesco Nitti chiese di aggiungere al testo britannico sui mandati la seguente dichiarazione: «Tutti i privilegi e tutte le prerogative delle comunità religiose avranno termine. La potenza mandataria si impegna a nominare nel più breve tempo possibile una commissione speciale per studiare i problemi relativi alle differenti comunità religiose e a definire un regolamento. Nitti propose anche che a presiedere la Commissione fosse un italiano.
Alfredo Tradardi
Torino, 9 aprile 2017

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