Algeria: Conferenza stampa del premier Sellal sull'assalto al sito di In Amenas

Il commando di Mokhtar Belmokhtar proveniva dal Mali

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Algeria: Conferenza stampa del premier Sellal sull'assalto al sito di In Amenas

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In una conferenza stampa, il Primo Ministro Abdelmalek Sellal algerino ha fornito alcuni dettagli sulle operazioni condotte dalle forze speciali dell’Esercito nazionale popolare algerino contro il commando che lo scorso mercoledì ha assaltato l’impianto estrattivo di In Amenas, nel sud-est del paese, al confine con la Libia, e preso in ostaggio centinaia di lavoratori.
Salal ha parlato di un commando di 32 terroristi provenienti dal Mali, tra questi un canadese e alcuni algerini,egiziani, tunisini, maliani e mauritani. I terroristi erano tutti i membri del gruppo di Mokhtar Belmokhtar, uno dei fondatori di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) che ha abbandonato nel mese di ottobre dello scorso anno per formare un proprio gruppo. Il commando era guidato dall'algerino Mohamed Benchene.
37 ostaggi di otto diverse nazionalità sono stati uccisi, alcuni giustiziati dagli stessi terroristi, altri nel corso dei vari attacchi tentati dalle Forze algerine prima dell’operazione finale di sabato. La sorte di altri cinque resta ancora incerta. Tra i membri del commando, invece, 29 terroristi sono stati uccisi e tre catturati.
Secondo la ricostruzione fornita dal premier algerino, obiettivo primario del commando sarebbe stato il sequestro di un bus di stranieri diretto verso l’aeroporto di In Amenas. L’intervento della polizia avrebbe scompaginato i piani dei terroristi che avrebbero assaltato l’impianto con l’obiettivo di rapire i lavoratori stranieri e far esplodere la struttura. 
Nei giorni scorsi, il ministro della Comunicazione algerino Mohamed Said aveva sostenuto che l'attacco era un tentativo di coinvolgere l'Algeria nel conflitto in Mali, "destabilizzare" lo Stato algerino, e "distruggere l'economia", che dipende dai proventi della vendita degli idrocarburi. Il premier ha comunque annunciato che l’Algeria non invierà truppe in Mali.
 Il governo algerino è finito sotto il fuoco incrociato delle critiche dei Paesi coinvolti nella crisi degli ostaggi per non essere stati avvertiti in anticipo del blitz e per la mancanza di informazioni precise sulla dinamica dell’intervento.

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