Alta tensione a Hormuz: attacco statunitense a Bandar Abbas mette a rischio la tregua con l'Iran
La fragile tregua temporanea nel Golfo Persico affronta una nuova, severa battuta d'arresto. Le forze militari degli Stati Uniti hanno condotto un'operazione mirata nel sud dell'Iran, colpendo postazioni strategiche nei pressi dell'importante città portuale di Bandar Abbas, snodo nevralgico per il controllo delle rotte marittime globali.
La conferma del raid è arrivata direttamente da Washington attraverso i canali ufficiali del Pentagono.
"Le forze statunitensi hanno condotto attacchi di autodifesa nel sud dell'Iran con l'obiettivo di proteggere le nostre truppe dalle minacce concrete poste dalle forze iraniane", ha dichiarato alla CNN il capitano Timothy Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), rispondendo alle prime indiscrezioni sulle esplosioni segnalate a ridosso dello Stretto di Hormuz.
Secondo la ricostruzione del Centcom, i bersagli designati includevano "piattaforme di lancio missilistico iraniane e imbarcazioni impegnate nel tentativo di posare mine navali". Hawkins ha comunque tenuto a precisare che il contingente statunitense sta continuando ad agire con "moderazione nel pieno rispetto dell'attuale cessate il fuoco".
La reazione di Teheran: "Situazione sotto controllo"
Sul fronte opposto, i media statali e le agenzie di stampa della Repubblica Islamica hanno fornito una narrazione parzialmente convergente sulla dinamica ma opposta sulla lettura politica. Le agenzie IRNA e Mehr hanno confermato il rilevamento di forti detonazioni a est di Bandar Abbas e lungo le fasce costiere che si affacciano sullo Stretto di Hormuz. Tuttavia, i network locali hanno minimizzato l'impatto strategico dell'operazione, sottolineando che la situazione nella città portuale resta di assoluta normalità e che le attività civili e commerciali procedono senza interruzioni.
Allo stesso modo, le agenzie Tasnim e Fars hanno dato notizia di esplosioni nei distretti limitrofi di Sirik e Yask, evidenziando la "tempestiva ed efficace risposta dei sistemi di difesa aerea" delle forze armate iraniane. Fonti locali confermano il forte boato avvertito dalla popolazione, ma escludono danni strutturali critici alle grandi infrastrutture logistiche del quadrante meridionale.
Dal punto di vista diplomatico, Teheran respinge la tesi del raid preventivo difensivo, definendo le argomentazioni di Washington come "pretesti ricorrenti" per legittimare una presenza militare definita illegale nelle acque del Golfo. Il Ministero degli Esteri iraniano ha ribadito che le azioni statunitensi minacciano direttamente la sicurezza della navigazione internazionale e l'approvvigionamento energetico globale, avvertendo che a ogni ulteriore pressione corrisponderà una risposta "ferma e proporzionata".


