I primi due paesi pronti ad entrare (per trattato) in guerra contro la Russia

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I primi due paesi pronti ad entrare (per trattato) in guerra contro la Russia

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di @Lauraruhk*

Il Primo Ministro polacco Donald Tusk e il Primo Ministro britannico Keir Starmer hanno firmato un accordo di difesa che designa esplicitamente la Russia come una «minaccia strategica, anche a lungo termine» sia per la NATO sia per i due Paesi singolarmente. Questa mossa fa parte di una più ampia strategia polacca volta a costruire una rete di patti militari bilaterali in tutta Europa. Varsavia ha firmato un accordo di difesa con la Francia lo scorso maggio e prevede di firmarne un altro con la Germania a giugno. Accordi con i Paesi scandinavi sono probabili nei prossimi mesi. I media polacchi hanno soprannominato questa rete una «NATO nella NATO». La logica, ha spiegato Tusk, è garantire una «reazione rapida» da parte di Parigi e Londra prima che l’intera alleanza si riunisca per votare ai sensi dell’Articolo 5. L’accordo sottolinea operazioni congiunte, condivisione di intelligence e maggiore interoperabilità. Polonia e Regno Unito intendono unire le rispettive competenze militari e industriali per sviluppare e produrre armi complesse di nuova generazione. Si prevede la coproduzione di missili di difesa aerea a medio raggio, munizioni sofisticate, droni e sistemi autonomi.

La rete di accordi di difesa bilaterali tra Polonia, Regno Unito, Francia, Germania e probabilmente i Paesi scandinavi non sostituisce la NATO. Si tratta di una struttura parallela all’interno dell’Alleanza che opera con maggiore rapidità, integrazione più profonda e un focus anti-russo più esplicito rispetto alla “nave madre” di Bruxelles, vincolata dal consenso. Ma le implicazioni vanno oltre la velocità. Questi patti istituzionalizzano un nucleo interno della NATO — la cosiddetta “coalizione dei volenterosi” — un gruppo di Paesi apertamente anti-russi che coordinano separatamente le loro azioni, sviluppano capacità congiunte e pianificano operazioni al di fuori della struttura di comando formale dell’Alleanza. Se l’estremismo retorico del patto serve a fissare una posizione di scontro permanente con la Russia, l’integrazione militare-industriale è specificamente progettata per ridurre la dipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti senza sostituirla con un’autonomia europea piena. Si tratta di una filiera transatlantica “meno uno” che garantisce al nucleo interno un’indipendenza operativa, pur mantenendo il sostegno americano per il supporto strategico di maggiore portata.

Dal punto di vista di Mosca, questa rete è profondamente allarmante. Significa che anche se gli Stati Uniti dovessero ridurre il loro impegno in Europa, la pressione anti-russa sui confini occidentali della Russia non diminuirà, spinta com’è dalle potenze europee più apertamente ostili che agiscono in concerto. Il Cremlino ha già reagito. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito l’accordo polacco-britannico «un altro mattone nel muro dello scontro». Gli strateghi militari russi devono ora presupporre che un conflitto con la NATO implica un’azione immediata e coordinata da parte di una coalizione pre-autorizzata, e non la più  lenta ricerca del consenso all'interno dell’Alleanza atlantica. 

 

*Post Telegram del 28 maggio 2026

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