FT: il presidente Xi ha alzato il tono nella sua riunione con Trump
Alta tensione al vertice bilaterale sull'asse Washington-Pechino. Durante il recente faccia a faccia con l'omologo statunitense Donald Trump, il presidente cinese Xi Jinping si è reso protagonista di una dura invettiva contro il Giappone, prendendo di mira, in particolare, le politiche di riarmo promosse dal primo ministro nipponico Sanae Takaichi. A rivelarlo, nell'edizione domenicale, è il Financial Times, citando sette diverse fonti informate sui fatti.
Secondo le indiscrezioni del FT, il presidente Xi è parso particolarmente agitato nell'affrontare il dossier giapponese, cogliendo di sorpresa la delegazione statunitense. La questione, infatti, non era emersa nei colloqui preparatori tra i funzionari delle due potenze che avevano preceduto il summit. Lo sfogo verbale del leader di Pechino ha segnato il momento di massima tensione della due giorni di colloqui tra i due capi di Stato.
Da parte sua, prosegue il FT, Trump avrebbe difeso la necessità per Tokyo di assumere una postura più assertiva sul fronte della sicurezza, giustificandola in gran parte con la crescente minaccia posta dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord).
Ad alimentare il clima di scontro contribuiscono le recenti dichiarazioni del portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Guo Jiakun. Nella giornata di venerdì, Guo ha puntato il dito contro l'incremento record del 9,7% della spesa militare nipponica previsto per il 2025.
«Dopo quattordici anni consecutivi di aumenti, le forze della destra giapponese continuano a invocare una spesa per la difesa ancora più massiccia. Questo dimostra, ancora una volta, come il Giappone si stia spogliando progressivamente della sua maschera di presunto 'Paese pacifico', inoltrandosi pericolosamente sulla strada del neomilitarismo».
Le relazioni tra le due sponde del Mar Cinese Orientale hanno subito un drastico deterioramento alla fine dello scorso anno, in concomitanza con l'insediamento del governo guidato da Sanae Takaichi. La premier ha suscitato l'ira del Dragone ipotizzando apertamente che un'eventuale azione di forza di Pechino contro Taiwan renderebbe necessaria una risposta armata da parte di Tokyo.
Dinanzi a tale eventualità, la linea della diplomazia cinese è rimasta inflessibile, accusando ripetutamente l'arcipelago di voler «resuscitare il militarismo» e intimando che il Giappone «non ha alcun diritto storico di intromettersi» nella questione taiwanese.
A esacerbare ulteriormente un quadro già complesso, a fine aprile la Cina ha espresso «grave preoccupazione» per la decisione dell'esecutivo nipponico di riformare la propria legislazione, allentando così i vincoli sul trasferimento all'estero di equipaggiamenti e prodotti nazionali destinati al settore della difesa.


