Il mondo che verrà si decide a Pechino: Xi e Putin tracciano la rotta

Documenti, dichiarazioni congiunte e sfide aperte: a Pechino si è deciso molto più di quanto sembri

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Il mondo che verrà si decide a Pechino: Xi e Putin tracciano la rotta

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di Fabrizio Verde

Il vertice di Pechino tra Putin e Xi Jiping rappresenta senza dubbio uno degli incontri bilaterali più densi di significato degli ultimi anni. Un appuntamento che avrà notevoli risvolti geopolitici e che senza dubbio contribuirà a modellare i futuri equilibri mondiali, una volta superata questa fase segnata da instabilità e tensioni alle stelle provocate dai colpi di coda di un egemone unipolare in fase di declino. Il quotidiano cinese Global Times ha definito questo vertice con toni solenni, sottolineando come la guida dei due capi di Stato rappresenti “il più grande vantaggio e la garanzia fondamentale” per lo sviluppo delle relazioni sino-russe nella nuova era multipolare.

La posizione ufficiale di Pechino è chiara e non lascia spazio a dubbi di sorta o interpretazioni: quello tra Cina e Russia è un rapporto maturo, stabile e resiliente, costruito su tre pilastri - buon vicinato permanente, coordinamento strategico globale e cooperazione a reciproco beneficio. Quest'anno cade anche il trentesimo anniversario della partnership strategica tra i due Paesi, e il presidente cinese Xi Jinping ha voluto sottolineare come questa relazione abbia resistito alla prova dei profondi cambiamenti del mondo, diventando un modello di riferimento nei rapporti tra grandi potenze.

A dare ulteriore peso simbolico all'incontro è stato un gesto non usuale da parte russa: prima di partire alla volta di Pechino, Putin ha registrato un messaggio video indirizzato ai cittadini cinesi, cosa che non aveva mai fatto prima di un viaggio all'estero. Un segnale dell'importanza strategica che Mosca attribuisce a questo appuntamento e della spinta propulsiva che entrambe le capitali intendono imprimere a una relazione che definiscono dal potenziale illimitato, in piena espansione e in ascesa anche in risposta alla crescente ostilità occidentale.


Sul piano economico, i numeri parlano chiaro: gli scambi commerciali bilaterali hanno superato i 200 miliardi di dollari per tre anni consecutivi, e nei primi quattro mesi del 2026 sono cresciuti di quasi il 20% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La cooperazione non si limita più alla crescita quantitativa, ma punta ormai a un salto qualitativo nei settori tradizionali come in quelli emergenti. La decima edizione dell'Expo sino-russa di Harbin ha riunito oltre 1.500 aziende provenienti da 46 Paesi, a testimonianza di un partenariato che si allarga ben oltre i confini dei due protagonisti.

Cosa hanno deciso Xi e Putin?

I colloqui si sono conclusi con la firma di un ampio insieme di documenti e dichiarazioni congiunte, che costituiscono il vero cuore politico del vertice. Non si tratta di generiche professioni di amicizia, ma di impegni precisi su dossier che toccano direttamente i nervi scoperti della geopolitica contemporanea.

Iran e Medio Oriente. Il primo fronte su cui Mosca e Pechino hanno alzato la voce riguarda gli attacchi di Stati Uniti e Israele (coalizione Epstein) contro l'Iran. La dichiarazione congiunta li definisce una violazione del diritto internazionale e una minaccia grave alla stabilità regionale, invitando tutte le parti a riprendere il dialogo. Il documento si spinge però oltre la semplice condanna, puntando il dito contro pratiche che i due Paesi considerano sistemiche: gli attacchi militari condotti in modo subdolo contro Stati sovrani, l'uso delle trattative come copertura per preparare operazioni belliche, l'assassinio di rappresentanti governativi e la destabilizzazione interna di paesi nno allineati a Washington finalizzata a cambi di regime. Una posizione che rappresenta un atto d'accusa diretto nei confronti della politica estera occidentale degli ultimi decenni.

Golden Dome USA. Mosca e Pechino hanno preso posizione netta anche contro il progetto statunitense di scudo antimissile avanzato. Il sistema, spiegano, mina alle fondamenta la stabilità strategica globale perché nega il principio che lega inscindibilmente le armi offensive a quelle difensive nell'equilibrio nucleare. Una critica che non è solo tecnica, ma politica: l'accusa è che Washington stia cercando di acquisire un vantaggio strategico unilaterale che renderebbe obsoleta ogni deterrenza altrui.

Verso un mondo multipolare. Forse il documento più ambizioso firmato a Pechino è la dichiarazione congiunta sul nuovo ordine internazionale. Cina e Russia vi proclamano apertamente che i tentativi di gestire unilateralmente gli affari globali, imponendo interessi particolari al resto del mondo nello stile dell'epoca coloniale, sono destinati al fallimento e sono parte di un passato ormai archiviato. Il sistema internazionale del ventunesimo secolo, sostengono, è in piena trasformazione verso un assetto policentrico, multipolare, e la maggioranza degli Stati ne avrebbe già preso coscienza. Il messaggio è rivolto direttamente agli Stati Uniti e ai loro alleati: l'era dell'egemonia occidentale è finita. Il sud del mondo non ha più intenzione di subire passivamente.

Cooperazione militare. Sul piano della sicurezza, la dichiarazione comune impegna i rispettivi eserciti ad approfondire la fiducia reciproca, perfezionare i meccanismi di cooperazione e ampliare le esercitazioni congiunte, comprese le pattuglie aeree e marittime. Un punto che i governi occidentali leggerano con estrema attenzione, considerato il contesto della guerra in Ucraina e le tensioni nello stretto di Taiwan.

America Latina zona di pace. I due Paesi hanno espresso sostegno al diritto degli Stati latinoamericani di scegliere autonomamente i propri percorsi di sviluppo e i propri partner, opponendosi a qualsiasi ingerenza esterna nella regione. Una presa di posizione che vuole raprpesentare un contrappeso alla nuova Dottrina Monrone 2.0 teorizzata da Donald Trump.

Storia e antinazismo. Mosca e Pechino si sono impegnate a difendere congiuntamente quella che definiscono la corretta visione della Seconda guerra mondiale, opponendosi a ogni tentativo di riscriverne o distorcerne la storia. Le parti hanno condannato la glorificazione di chi combatté a fianco delle forze naziste e fasciste, in un passaggio che riflette chiaramente le preoccupazioni russe rispetto alla narrazione storica che si è affermata in alcuni Paesi dell'Europa orientale dalla fine della guerra fredda.

Sostegno reciproco sulla sovranità. Non mancano, infine, i passaggi di mutuo riconoscimento politico. Mosca ha ribadito il principio della Cina Unica, riconoscendo Taiwan come parte inalienabile del territorio cinese. Pechino, a sua volta, ha espresso pieno sostegno agli sforzi russi per garantire sicurezza, sovranità e integrità territoriale. Una formula che, nel contesto dell’operazione militare speciale in Ucraina, assume un peso specifico difficile da ignorare.

Il vertice di Pechino si chiude dunque con un messaggio inequivocabile: Cina e Russia non si limitano a coordinarsi, ma si presentano al mondo come architetti di un ordine alternativo in piena costruzione. I documenti firmati firmati in questi due giorni rappresentano qualcosa di più di una dichiarazione d'intenti: è una sfida esplicita all'architettura internazionale costruita dopo il 1989, lanciata da due potenze nucleari che non hanno alcuna intenzione di restare ai margini della storia. Probabilmente il tempo della diplomazia passiva è stato archiviato.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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