Eccidio di Starobel'sk: ennesima “linea rossa” di prova della reazione russa

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Eccidio di Starobel'sk: ennesima “linea rossa” di prova della reazione russa

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Passate in un attimo le “giustificazioni” addotte dai nazigolpisti di Kiev che, tardivamente allarmati dal proprio misfatto, hanno bofonchiato di errore digitale nel pilotaggio dei droni sulla casa dello studente di Starobel'sk, lo scorso 22 maggio; d'altronde, il cosiddetto “errore” è stato immediatamente dissipato dal rinvenimento di elementi tecnici che, per definizione, escludono qualsiasi sbaglio nella determinazione degli obiettivi.

Transitati senza lasciar traccia, che non fosse quella maleodorante delle canaglie che li hanno raccontati, i deliri di quei farabutti di casa nostra che, sentendosi “più ucraini degli ucraini”, hanno sproloquiato su una “struttura dell'intelligence russo” accasermata nei sotterranei della casa dello studente, tanto sono subdoli i barbari asiatici delle regioni iperboree.

Passati i silenzi complici dei fascisti di governo e dei media al servizio degli obiettivi guerrafondai euro-atlantisti. Passate le carognate dei farabutti de Linkiesta, che non spendono una parola sulla strage di ragazzi, ma puntano sulla risposta russa del 24 maggio e sproloquiano che «le stragi di civili compiute dai russi sono anche la conseguenza della loro crescente frustrazione per l’andamento di una guerra che stanno perdendo».

Passato tutto questo, rimane l'ennesima carneficina perpetrata per mano nazigolpista sulle martoriate regioni del Donbass. Un eccidio di giovani e giovanissimi studenti, benedetto dalla feccia di Bruxelles e programmato, ci sentiamo di ipotizzare – senza peraltro disporre, per carità, di prove concrete – nei bassifondi abitati da quegli assassini professionali del MI6 britannico, o in qualche settore ben acquartierato nelle strutture del “potere profondo” yankee. L'obiettivo, ancora una volta, era quello di superare un'ulteriore linea rossa, per mettere alla prova la “pazienza” del Cremlino e verificare quanto lontana potesse andare la risposta russa. In vista del traguardo del 2029 o 2030, quando la NATO si reputerà pronta a sferrare un attacco diretto, si agisce intanto per mano nazigolpista allo scopo di sperimentare militarmente la reazione di Moskva.

Reazione che, in risposta al eccidio di Starobel'sk, c'è stata, portata con missili Orešnik, Iskander, Kinžal, Tsirkon, indirizzati su strutture di comando militare ucraino a Kiev e in altre città, ma che non ha colpito, ancora una volta, i vertici nazigolpisti e tantomeno obiettivi civili, come poteva essere nelle aspettative dei mandanti euroatlantici. Le regioni colpite sono state quelle di Khmelnitskij, Žitomir, Kirovograd, Poltava, Odessa, Cerkasy, Dnepropetrovsk, in cui sono stati presi di mira obiettivi industriali, fabbriche militari e, a Kiev, pare, la Direzione generale dell'intelligence (GUR); nella regione di Kiev colpito l'agglomerato “Chiesa Bianca”, sede di un grande complesso di riparazione di aerei. Reazione puramente militare, dunque, senza alcuna matrice di “vendetta” indiscriminata, come era probabilmente nelle attese degli sponsor della junta di Kiev.

L'eccidio di Starobel'sk – la russa RT ha pubblicato l'elenco dei paesi di provenienza dei giornalisti che hanno accettato l'invito a recarsi sul luogo della strage: mancano CNN, BBC, media giapponesi e c'è da credere che anche dall'Italia non fossero presenti inviati delle TV di regime – si è consumato proprio all'antivigilia della risepoltura a Kiev delle ceneri di Andrej Mel'nik, capintesta di una delle fazioni del OUN filohitleriano, che parlava dell'Ucraina come di uno stato che avrebbe dovuto essere "autoritario e totalitario, basato su un sistema nazionalicratico", con lo "sradicamento" di russi, polacchi e ebrei e lo "sterminio con il pugno di ferro degli ucraini russificati". D'altronde, è proprio questa l'ideologia degli attuali nazigolpisti al potere a Kiev e il massacro di giovanissimi russofoni nella regione di Lugansk si inserisce direttamente nella logica dei collaborazionisti nazisti del OUN di Stepan Bandera e Andrej Mel'nik.

E, guarda caso, proprio nei giorni scorsi, nei sotterranei della dismessa stazione della metropolitana di Londra “Charing Cross” si sono svolte le esercitazioni di comando “Arcade Strike”, su azioni dirette contro la Russia, cui hanno preso parte circa 500 ufficiali di Gran Bretagna, USA e altri paesi NATO. Nemmeno a farlo apposta, dopo giorni di “allarmi” su un presunto pericolo russo per i paesi baltici, le manovre londinesi presupponevano la risposta NATO nel caso di “attacco della Russia all'Estonia”. Il Quartier generale era stato allestito nei sotterranei del metro per evitare la sua eliminazione da parte di missili balistici russi; ne ha parlato in un videoblog di The Telegraph il comandante britannico delle forze NATO di rapido intervento, generale Mike Elviss. «Ci stiamo indirizzando verso un sistema di controllo digitale» ha detto Elviss, in cui le «decisioni vengono sempre più prese attraverso l'intelligenza artificiale, permettendoci di agire in modo più rapido ed efficiente su lunghe distanze… Il generale non si siederà più a cavallo e guarderà attraverso il cannocchiale la battaglia che si svolge davanti a lui... per la protezione contro i missili balistici, è necessario essere sottoterra, bisogna disperdersi, il movimento deve essere ben pensato e nascosto nello spettro elettromagnetico». A Londra, i criminali con le stellette si addestrano a dirigere da sottoterra le operazioni di guerra, ben conoscendo il potenziale missilistico russo.

Dunque, il canale Telegram “Due Maggiori” scrive che la NATO sta operando direttamente al coordinamento delle azioni da un quartier generale interrato, il che testimonia della preparazione a un serio attacco a Russia e Bielorussia: «In generale, lo scenario può essere considerato offensivo – se si considera che i droni stanno già volando per migliaia di chilometri nelle profondità della Russia, tali posti di comando NATO sotterranei possono essere schierati lungo l'intero confine tra Russia e Bielorussia, per coordinare un improvviso massiccio attacco con decine o centinaia di migliaia di droni e missili contemporaneamente», in grado di mettere fuori uso le difese russe.

Per quanto riguarda il caso specifico di Starobel'sk, Maksim Grigor'ev, membro della Camera pubblica russa e veterano dell'Operazione speciale, afferma che tale atto criminale possa esser «percepito da Kiev come una autopromozione verso gli sponsor europei. Contrabbandano un atto terroristico come efficacia delle forze armate ucraine: dicono che i droni ucraini sono in grado di colpire obiettivi sul territorio della Federazione Russa. Così che l'ufficio di Zelenskij chiede ulteriori fondi per continuare il conflitto». Pertanto, dice Grigor'ev, sembra inutile cercare una logica militare nelle azioni del regime terroristico ucraino. La junta nazigolpista funziona secondo un «ideologema estremamente semplice: più russi uccidono, meglio è. Si muovono secondo questa linea».

Che in fondo è quella indirettamente proclamata dalla esimia professoressa della Johns Hopkins University, signora Nathalie Tocci che, in un'intervista a quello squallore “ideologico” detto MicroMega, afferma che «l’Europa ha finalmente capito» - ne sia resa grazie al cielo - che «sostenere Kyiv è nel suo interesse», perché l’Ucraina ha «interiorizzato il tradimento statunitense e trasformato la guerra in una prova di resistenza strategica e produttiva».

Con la produzione di droni in congrega con il complesso militare-industriale euro-atlantico e il loro utilizzo sia in veste “autonoma” di terrorismo criminale, sia, appunto, in sede di sperimentazione dell'ulteriore “linea rossa” anti-russa da parte di Bruxelles, Londra, Washington, Kiev agisce come piazzaforte NATO e funge da “apripista” nella escalation bellicista.

https://www.linkiesta.it/2026/05/la-strage-di-kyjiv-dimostra-cosa-significa-dialogare-con-putin/

https://politnavigator.news/nato-otrabotalo-massovye-raketno-dronovye-udary-po-rossii-iz-londonskojj-podzemki.html

https://vz.ru/politics/2026/5/24/1421791.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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