Onu, Israele inserito nella lista nera per violenze sessuali: scatta il boicottaggio di Tel Aviv
La missione permanente di Israele presso le Nazioni Unite ha annunciato la rottura formale dei rapporti tra il capo della delegazione, l'ambasciatore Danny Danon, e il Segretario Generale dell'organizzazione, António Guterres. Secondo la nota ufficiale diffusa tramite i canali social della missione, la decisione è maturata a seguito di una comunicazione del capo di gabinetto di Guterres, il quale ha informato l'ambasciatore Danon dell'inclusione di Israele e dei suoi servizi di sicurezza nella lista nera delle Nazioni Unite relativa alle violenze sessuali nei contesti di conflitto.
Il messaggio della delegazione israeliana sottolinea come il provvedimento inserisca lo Stato ebraico nella medesima lista in cui figurano i miliziani della forza Nukhba di Hamas. Danon ha respinto fermamente la misura, definendola il frutto di una campagna politica condotta ai danni di Israele.
Il contesto internazionale è alimentato anche dalle recenti relazioni di organismi indipendenti e inchieste giornalistiche. Un rapporto pubblicato dal West Bank Protection Consortium — coalizione umanitaria sostenuta finanziariamente dall'Unione Europea — rileva che oltre il 70% delle famiglie intervistate, costrette allo sfollamento in Cisgiordania, ha indicato le minacce contro donne e minori, con specifico riferimento alla violenza sessuale, come la causa principale della fuga. I testimoni hanno riferito alle organizzazioni abusi, intimidazioni e trattamenti degradanti, inclusi casi di nudità forzata nei confronti di uomini e ragazzi.
Parallelamente, un'inchiesta firmata dal giornalista Nicholas Kristof e pubblicata dal New York Times ha denunciato presunti episodi diffusi di violenza e abusi perpetrati da militari, coloni, agenti del servizio di sicurezza interno (Shin Bet) e personale carcerario a danno di detenuti, inclusi interventi medici d'urgenza resisi necessari a causa della gravità delle lesioni riportate dalle vittime.
La reazione del governo israeliano alle accuse della stampa statunitense è stata immediata. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar hanno respinto categoricamente le tesi dell'inchiesta, definendola "una delle falsità più distorte mai pubblicate contro lo Stato di Israele dalla stampa moderna". Tramite un comunicato della presidenza del Consiglio, è stato annunciato il mandato per l'avvio di un'azione legale per diffamazione contro la testata statunitense.
Sul fronte dell'attivismo internazionale si registrano infine le proteste della Freedom Flotilla Coalition, la quale ha denunciato il trattamento riservato ai 422 attivisti internazionali fermati dalle autorità israeliane dopo l'intercettazione in acque internazionali delle imbarcazioni che trasportavano aiuti umanitari diretti verso la Striscia di Gaza, lamentando abusi e trattamenti degradanti durante la detenzione.


