Anche in Germania si inizia a temere la deflazione
“E’ tempo che la BCE agisca", il monito dell’Istituto Tedesco per la Ricerca Economica (DIW) a Berlino
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“E’ tempo che la BCE agisca. Altrimenti l’Europa rischia di cadere in una pericolosa spirale discendente dei prezzi e di domanda in declino”. A dichiararlo, dopo che la scorsa settimana ala Bce si è rifiutata di agire nonostante la contrazione dell’aggregato monetario M3 negli ultimi 8 mesi e il calo dell’inflazione allo 0,8%, è Marcel Fratzscher, il capo dell’Istituto Tedesco per la Ricerca Economica (DIW) a Berlino. Fratzscher, riporta Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph, ha chiesto 60 miliardi di euro di acquisti mensili di bond per fermare la contrazione del credito e evitare una trappola deflattiva in stile giapponese. La scala dovrebbe essere dello 0,7% del debito pubblico dell’eurozona al mese, qualcosa di simile al ‘Q3’ degli Stati Uniti.
Il Fondo Monetario Internazionale, prosegue il Columnist del Telegraph, ha avvertito che il rischio di deflazione in Europa potrebbe ormai essere del 20%, ossia la regione è ormai vulnerabile ad uno shock esterno. Secondo il prestigioso e influente DIW poi una deflazione nell’eurozona sta diventando “sempre più probabile”, rendendo ancor più difficile per Italia, Spagna e Portogallo recuperare la competitività perduta rispetto al nord Europa. Questi paesi devono portare avanti delle svalutazioni interne con profondi tagli sui prezzi e sui salari. Ma questa strategia manda fuori controllo la traiettoria del debito e aumenta il rischio di una trappola dell'interesse composto. “Il risultato potrebbe essere un circolo vizioso che diventerebbe ancor più difficile da arrestare per la BCE. L’esperienza giapponese degli ultimi 20 anni mostra come sia doloroso uno scenario del genere”.
Il presidente della BCE Mario Draghi ha cercato di minimizzare i rischi di deflazione, ma le sue mani sono legate dalla Corte Costituzionale Tedesca, che il mese scorso ha sentenziato che il piano di salvataggio della BCE per Italia e Spagna (OMT) oltrepassa il mandato della BCE e viola i trattati dell’UE che impediscono la “monetizzazione” dei bilanci pubblici.
Resta da vedere, conclude Evans-Pritchard, se il cambiamento di posizione del DIW riflette lecorrenti tedesche più profonde. Stampare moneta continua ad essere visto come il tabù economico per eccellenza dalla maggioranza del paese.
Per una traduzione completa si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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