Anche la Francia a un passo dalla deflazione

Con la Germania in deflazione salariale il riequilibrio per i paesi della periferia è impossibile

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Anche la Francia a un passo dalla deflazione

I prezzi in Francia sono diminuiti dello 0,6% a gennaio rispetto al mese precedente e si contrarranno ulteriormente nei mesi prossimi senza una riduzione delle imposte. I prezzi delle merci sono crollati del 3% e quelli dei vestiti addirittura del 15,4%. Si è verificato, secondo Ambrose Evans Pritchard nel suo ultimo post sul suo blog, esattamente quello che l'Observatoire Economique aveva previsto sarebbe accaduto un anno fa, a causa della tripla morsa di austerità fiscale, restrizione monetaria passiva e deleveraging draconiano bancario. 
 
Sorpresa, prosegue ironicamente il Columnist del Telegraph, l'offerta monetaria della zona euro M3 si sta contraendo da marzo. In molti sorrisero alle previsioni dell'Observatoire, nessuno sta ridendo ora. Come ha dichiarato il Fondo Monetario Internazionale, l'Europa è a uno shock esterno solo dall'ingresso nella deflazione. “Nell'area euro, il tasso basso d'inflazione complica il compito nella periferia, dove il peso reale del debito sia pubblico che privato si accrescerà mentre il tasso di interesse reale aumenta”, si legge in un rapporto del Fmi ripreso da Evans-Pritchard.  
 
Non è un mistero da dove possa provenire questo shock: le banche centrali americane e cinesi stanno agendo con politiche restrittive che stanno mettendo nei guai i mercati emergenti. Un numero sempre maggiore di paesi è costretto a aumentare i suoi tassi d'interesse per difendere le proprie valute, creando le base per un'ulteriore restrizione monetaria.
 
Gli ottimisti continuano a ritenere che la locomotiva tedesca riuscirà a portare la zona euro fuori dal pantano, ma gli ultimi dati mostrano come i salari tedeschi sono diminuiti dello 0,2% nel 2013. Anche la Germania è in deflazione salariale. E quindi si chiede il columnist del Telegraph: “come diavolo possono recuperare la loro competitività persa con Berlino Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia con la “svalutazione interna” se i salari tedeschi diminuiscono?
 
C'è una soluzione tecnica e, secondo Ambrose Evans Pritchard, si chiama Quantitative easing: la Banca centrale europea può riequilibrare la situazione lanciando un blitz monetario per adempiere al suo obiettivo di 4,5% sull'offerta monetaria M3. Sfortunatamente la Corte costituzionale tedesca ha già aumentato l'asticella per il Quantitative easing a un tale livello che la Bce dovrà aspettare fino all'inizio di un nuovo shock esterno. Ma allora potrebbe essere troppo tardi. 
 
Contrariamente a un'opinione molto diffusa, non c'è nessun limite legale contro il QE - Maastricht proibisce la monetarizzazione del debito ma non operazioni di mercato aperto (QE) necessari per la stabilità monetaria - e Mario Draghi ha dichiarato come non sia illegale e rimanga un'opzione percorribile. Il vincolo è interamente politico e ideologico, guidato dalla paura che gli euroscettici tedeschi possano chiedere un nuovo parere alle corti nazionali. La zona euro è quindi in un impasse totale. Cosa accadrà se la flebile ripresa dovesse fallire nuovamente? Si avrebbe, conclude Evans-Pritchard, una "nipponizzazione" della zona euro.

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