Angela Merkel, una visionaria incompresa
Le ragioni alla base della netta affermazione del Cancelliere
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L'ultimo intervento di Gideon Rachman sul Financial Times non poteva che essere sulla vittoria di Angela Merkel in Germania.
Nell'analizzare il successo politico del Cancelliere, Rachman si discosta dall'immagine di leader pragmatico che solitamente viene usata per descrivere la signora Merkel definendola invece "una politica visionaria" che nel bel mezzo di una crisi valutaria terrificante ha saputo ridefinire il rapporto della Germania con l'UE, su nuove e più sostenibili basi.
La signora Merkel, prosegue Rachman nella sua analisi, non è riconosciuta come una politica visionaria per il basso profilo che adotta e per il non aver mai tentato la carta della retorica grandiosa usata invece dal presidente Barack Obama. A questo si aggiunga che "i guardiani della fiamma europea" hanno idee molto chiare riguardo a una certa "visione" per l'Europa. I politici tedeschi che hanno ottenuto l'ammissione al "pantheon ufficiale di visionari europei" sono uomini come Joschka Fischer, ex ministro degli Esteri, e Helmut Kohl, ex cancelliere e mentore della Merkel. I Kohl ed i Fischer hanno sostenuto che la Germania poteva superare il nazionalismo del passato solo abbracciando l'idea di un'Europa unita, post-nazionale.
La signora Merkel ha sviluppato una visione diversa dell'UE e del posto che la Germania occupa al suo interno. Il Cancelliere ha riconosciuto che esiste una cosa come l'interesse nazionale tedesco e ha messo in chiaro che ha tutta l'intenzione di difenderlo.
La sua intuizione fondamentale è che la tutela degli interessi dei contribuenti tedeschi non si oppone alla lotta per mantenere in vita la moneta unica europea: è una parte cruciale del compito. Se gli elettori tedeschi si fossero ribellati alla moneta unica, l'intero progetto sarebbe affondato.
I vari fondi di salvataggio per l'Europa meridionale hanno coinvolto la Germania impegnando - in prestiti e garanzie - l'equivalente del bilancio federale di un intero anno. La Merkel ha anche dovuto approvare politiche dettate dalla Banca centrale europea, contro l'opposizione del proprio Bundesbank. Per convincere i tedeschi ad approvare queste misure è stato fondamentale che il Cancelliere fosse visto come qualcuno determinato a difendere i suoi contribuenti ad ogni passo del cammino. Una misura del suo successo è il 4,7% raccolto da Alternative fur Deutscheland, il partito anti-euro: una cifra irrisoria rispetto ai risultato ottenuti da partiti simili in Finlandia e nei Paesi Bassi.
I visionari europei vecchio stile sperano che - ora che il cancelliere ha conquistato la sua terza vittoria elettorale - il sogno degli Stati Uniti d'Europa può finalmente diventare realtà. Molti economisti sostengono che la zona euro potrà essere stabilizzata se la Merkel cambierà rotta e si muoverà verso una vera unione bancaria.
Entrambi i gruppi rischiano di rimanere delusi, precisa Rachman. Quello che non sono riusciti a capire è che l'approccio che la Merkel ha perseguito durante la crisi dell'euro non è solo un espediente temporaneo per un'emergenza, ma un approccio di principio sull'Europa. La Merkel non ha alcuna intenzione di assecondare gli ambiziosi e dispendiosi programmi dei suoi partner della zona euro.
L'avversione della sig.ra Merkel per i gesti eclatanti non si limita all'Europa. Il Cancelliere è stato criticato aspramente negli Stati Uniti e Regno Unito, quando, nel 2011, la Germania si è astenuta sul voto delle Nazioni Unite che ha autorizza l'uso della forza in Libia. Sulla Siria, però, fa notare Rachman, i legislatori britannici e americani hanno assunto un atteggiamento molto tedesco rispetto ad un intervento militare.
Per il Medio Oriente, così come per l'Europa, la Merkel ha basato il suo approccio politico su un autentico rispetto per gli istinti dei cittadini comuni e il risultato di domenica conferma la validità del suo approccio.

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