Bank of America: il populismo metterà fine all’indipendenza delle banche centrali

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Voci dall'Estero

 

Nel suo ultimo Flow Show settimanale, Michael Hartnett della Bank of America (BofA) tocca un tema familiare: l’ascesa del populismo globale e la sua destinazione finale: “la fine dell’indipendenza della banca centrale“, che definisce la politica populista definitiva.

 

Confermando qualcosa che abbiamo detto sin dall’inizio e che spiega – ancora una volta – l’avvento di fenomeni come la Brexit, la reazione europea contro gli immigrati e, naturalmente, Donald Trump, lo stratega di BofA scrive che “le politiche della banca centrale di QE, NIRP [Negative Interest Rate Policy, politica dei tassi d’interesse negativi, ndt], ZIRP [Zero Interest Rate Policy, politica del tasso d’interesse nullo, ndt] hanno senza dubbio aggravato il divario tra Wall Street [la finanza, ndt] e Main Street [l’economia reale, ndt] nell’ultimo decennio”.

 

Nel frattempo, la differenza di ricchezza persiste e nell’ultimo trimestre le attività finanziarie del settore privato USA sono diventate 5,5 volte il PIL statunitense, un massimo storico, con la maggior parte delle attività finanziarie detenute da una piccola parte della popolazione.



 

Mentre il grande divario tra chi ha e chi non ha continua a crescere – nonostante l’elezione di numerosi leader populisti nelle nazioni di tutto il mondo, più recentemente in Malesia, Austria e Messico – BofA avverte che poiché la politica monetaria e fiscale, la ripresa globale sincronizzata e i profitti aziendali record sono incapaci di creare una crescita salariale sostenuta, gli investitori dovranno scontare più protezionismo, ridistribuzione dei redditi e, in definitiva, la monetizzazione del debito attraverso le banche centrali nei prossimi anni. Tutte tendenze che una recessione accelererebbe drammaticamente.

 

Hartnett illustra quindi l’unica classe di attività che a suo avviso sarà la vincitrice finale nelle prossime guerre tra le classi di attività:

 

l’oro è il beneficiario secolare della Guerra alla Disuguaglianza; gli investitori notano che l’oro è sceso al livello più basso dal 2002 rispetto all’indice S&P 500.




 

Posto dunque che l’oro sarà il “vincitore secolare”, il populismo dovrà vincere la guerra contro la disuguaglianza, il che significa anche sconfiggere le banche centrali, e non sarà facile.

 

Quindi cosa fare fino ad allora? Qui Hartnett ha due parole: “Giapponesizzazione” e FAANG [acronimo dei cinque titoli tecnologici più popolari e più performanti del mercato, ovvero Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google Alphabet, ndt], e osserva che nonostante le lodi per il mercato in rialzo, le cose non sono come sembrano, ad esempio:

 

profitti, riduzioni delle imposte, riacquisti azionari in quantità nel 2018 … eppure solo 9 dei 45 indici azionari nazionali MSCI hanno superato in rendimento i T-bills a 3 mesi (+ 0,8%) da inizio anno; i rendimenti incrociati rimangono scarsi … Dollaro USA e materie prime 3%, azioni 2%, contanti 1%, titoli di stato e a rendimento elevato -1%, obbligazioni investment grade -3%;

 

C’è un’eccezione alla performance negativa del mercato da inizio anno: “gli invincibili titoli tecnologici statunitensi, che operano come se i tassi di interesse non salissero mai”. E forse non lo faranno: usando una tabella mostrata precedentemente, Hartnett nota che i tassi zero della Bank of Japan (BoJ) guideranno una impotente BCE – allo 0% fino al 2036 – mentre ancorano i tassi della Fed attraverso più di 10 trilioni di dollari di debito con rendimento negativo assieme al terrore di una curva di rendimento invertita.



 

Hartnett conclude quindi con qualcosa di cui abbiamo già discusso: l’apparente infallibilità delle tech e in particolare dei FAANG:

 

finché gli investitori non temono la Fed, c’è poca paura delle azioni FAANG.

 

Il che spiega l’inesorabile ascesa dei FAANG: come ha detto la settimana scorsa lo stratega della tecnologia, “Market Mocks and Loves the Fed” [il mercato prende in giro e ama la Fed, ndt]. Se e quando ciò cambierà, sarà il momento di incassare e infine rendere di nuovo brillante il lucido metallo giallo.

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