Ben Bernanke, hippie
Anche il presidente della Fed si scaglia contro l'austerità imposta da Washington
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In occasione del decimo anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, Krugman compie un interessante parallelo tra la mancata autorevolezza dei vari critici alle scelte dell'amministrazione Bush, che cercava solo un pretesto dell'intervento, e ciò che sta avvenendo oggi per quel che riguarda la presunta necessità di ridurre il debito federale. In Ben Bernanke, hippie, l'economista sottolinea che esattamente come allora tutti coloro che criticavano l'inizio della guerra in Iraq venivano definiti hippie e coloro che ne erano a favore come uomini “credibili” per garantire la sicurezza nazionale - anche dopo che la storia ha certificato l'errore economico e strategico commesso - hippie oggi sono coloro che criticano i tagli alla spesa pubblica, definiti come necessari dallestablishment. L'austerità fiscale come la risposta alla guerra al terrorismo, ed il deficit con rischio default come le armi di distruzione di massa in mano a Saddam, quindi.
Il problema, sottolinea Krugman, è che la cerchia degli hippy si allarga con endorsement sempre più importanti. In una recente audizione al Senato, Ben Bernanke ha rimarcato con forza un concetto non nuovo all'interno della Fed, ma mai affermato in modo così forte come in questo caso. Nel discorso in questione, Bernnke ha affermato, in primo luogo, come lo scenario del deficit non sia così tremendo ed anche nel medio termine, nel decennio in corso, si attesterà intorno al 75% del Pil. In secondo luogo, dato lo stato attuale dell'economia, il presidente della Fed ha sottolineato come il governo stia spendendo troppo poco, non troppo. Ed anche i progressi recenti nel ridurre il deficit ha riguardato strategie di breve periodo che “causeranno un freno alla ripresa economica” nel medio periodo. Infine, Bernanke ha concluso affermando come l'austerità, in una fase depressiva dell'economia, è controproducente anche in chiave di riduzione fiscale, per l'inevitabile riduzione delle entrate federali.
Il debito non è il pericolo attuale ed i tagli alla spesa in un'economia depressa sono un'idea totalmente fallimentare, in quanto l'austerità non ha oggi senso in termini di conti pubblici. Anche se gli errori di Greenspan hanno minato la reputazione del presidente della Fed, Bernanke è un grande economista; per non parlare del premio Nobel e studioso apprezzato in tutto il mondo, Joseph Stiglitz, che da mesi espone gli stessi concetti.
La fine dell'ossessione sulla riduzione del deficit deve avvenire il prima possibile. Ma, conclude Krugman, il caso del sequester è l'ultimo esempio dell'impossibilità dei politici di poter intervenire favorevolmente a sostegno della ripresa.
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