Benvenuto Segretario Kerry
Un cambiamento diplomatico radicale è necessario. Ecco come perseguirlo
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Sulla nomina di John Kerry come prossimo Segretario di Stato americano, in Break All the Rules
Thomas Friedman offre alcuni consigli per affrontare al meglio quello che definisce “il peggior lavoro al mondo”.
Nel motivare questa sua definizione, il Columnist del Nyt sottolinea come Kerry dovrà relazionarsi con Putin, che grazie alle risorse energetiche che possiede può permettersi di rispondere alle critiche americane sulla violazione dei diritti umani bloccando le adozioni, e con la Cina su cui vale un discorso similare. Ma almeno in questo caso, sottolinea Friedman, ci sono due telefoni da chiamare. Il Segretario di Stato dovrà relazionarsi anche con diversi stati falliti o in fallimento - come Mali, Algeria, Afghanistan e Libia - i cui governi non sono in grado di assecondare i bisogni della popolazione e con presunti alleati come il presidente egiziano, Mohamed Morsi, che nel 2010 ha descritto gli ebrei come “discendenti di scimmie e maiali”.
Che può fare quindi il Segretario di Stato in un contesto del genere? Qualcosa di radicalmente nuovo, vale a dire creare le premesse per cui la diplomazia possa arrivare laddove non esiste o scavalcare i leader di molti paesi: Iran, Israele e Palestina per cominciare. In un'epoca in cui tutto i leader di tutto mondo, esclusa la Corea del Nord devono relazionarsi con i propri cittadini attraverso i social network, gli Stati Uniti devono iniziare a sfruttare questo cambiamento e trattare direttamente con i popoli.
Invece di negoziare in segreto con l'Iran — che non ha portato nessun beneficio e permesso a Teheran di sfruttare le sanzioni a livello di propaganda con il loro popolo — perché non farlo direttamente con il popolo iraniano? Obama dovrebbe mettere sul tavolo un'offerta in Farsi, che rende chiaro come gli Stati Uniti tollereranno il mantenimento del nucleare civile sotto sorveglianza delle Nazioni Unite in Iran, ma con il persistere di restrizioni volte ad impedire la costruzione della bomba nucleare. Il popolo comprenderebbe così che l'inflazione galoppante che erode la loro ricchezza non è colpa degli Stati Uniti, ma dei loro leader di Teheran che perseguono sogni di grandezza militare.
Sulla questione israelo-palestinese, il segretario di Stato deve offrire a Mohammed Abbas il riconoscimento dell'Autorità Palestinese a West Bank come stato indipendente sulla base dei confini del 4 giugno 1967, supportando la sua richiesta d'ingresso nelle Nazioni Unite e con l'invio di un ambasciatore a Ramallah. Il tutto alla condizione che i palestinesi accettino la formula dei “due stati, due popoli” - uno arabo ed uno israeliano in linea con la risoluzione 181 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite — ed accettino di garantire i confini, la sicurezza, lo status dei rifugiati ed i spostamenti di terra direttamente con Israele. Lo stato nello stato che è Gaza sarebbe poi riconosciuto come parte della Palestina, ma solo se Hamas riconoscerà Israele, rinunci alla violenza e si unisca a West Bank. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ed il presidente Abbas non hanno mostrato un grande interesse al perseguimento della pace. Fino ad oggi le scelte diplomatiche sono state lasciate interamente nelle loro mani.
Il cambio radicale che propone Friedman è quella di mostrare ad iraniani, israeliani e palestinesi che hanno opzioni percorribile che i loro leader no vogliono vedere. Le elezioni in Israele di martedì, del resto, hanno mostrato che il processo di pace è ancora vivo e significativo. E gli Stati Uniti devono agire da superpotenza e forzare un cambiamento di atteggiamento in alleati o nemici, che fino ad oggi li hanno sostanzialmente preso in giro.

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