Berlino la nuova capitale d'Europa

Non ci si può più nascondere: Angela Merkel è divenuta un primus inter pares nei summit europei

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Berlino è de facto sempre più la capitale dell'UE. Con questa premessa Gideon Rachman in Welcome to Berlin, the new EU's capital sottolinea come le decisioni chiave a livello europeo vengono prese ormai nella capitale tedesca, anche se le principali istituzioni europee risiedono ancora formalmente a Bruxelles. Dovrà la Grecia lasciare l'euro? Verranno supportati ulteriori piani di salvataggio per i paesi dell'Europa meridionale? Con chi si relazionerà il Fondo Monetario Internazionale? Il minimo comune denominatore di tutte queste risposte, sostiene Rachman, è oggi la Germania.
Naturalmente Angela Merkel continua a presenziare i vertici del Consiglio europeo a Bruxelles ed a negoziare nuovi piani, ma lo spostamento di potere da Bruxelles a Berlino è ormai tangibile e la cancelliera tedesca è di fatto una primes inter pares nel tavolo dei negoziati. Questo perché gli altri leader arrivano a Bruxelles in una posizione sempre più debole: Spagna ed Italia in piena crisi del debito chiedono sostegno; l'Inghilterra ha scelto di stare al di fuori della moneta unica e dalle nuove strutture create dall'euro zona ultimamente e quindi si astiene; resterebbe la Francia.
Tradizionalmente, continua Rachman la sua analisi, la partnership franco-tedesca è stata al centro del progetto europeo: per molti anni, i summit dell'UE erano preceduti da incontri bilaterali tra Berlino e Parigi e da una lettera di intenti comune dei due paesi. Quando Nicolas Sarkozy era ancora all'Eliseo, la sua relazione con Angela Merkel era così stretta che era stato coniato il termine “Merkozy”.
Attualmente però non c'è più nessun incontro bilaterale franco-tedesco di preparazione dei vertici europei ed il nuovo presidente francese François Hollande cerca continuamente di mettere pressione alla Merkel. Le visioni tra i due paesi sembrano ormai molto distanti e le questioni che li dividono sostanziali: le varie proposte francesi di mutualizzazione del debito, fondi per infrastrutture ed unione bancaria generano sospetti crescenti a Berlino, che i contribuenti tedeschi debbano finanziare e sussidiare il welfare francese. Ma le controproposte tedesche – che i budget nazionali dei stati membri siano messi sotto supervisione di un commissario speciale – sono giudicate una inaccettabile violazione della sovranità nazionale da parte di Parigi. 
Tradizionalmente, un compromesso franco-tedesco veniva sempre raggiunto, ma le questioni in gioco oggi riguardano aspetti così importanti della vita politica dei due paesi che un pari risultato non sembra scontato. In questo caso, la forza economica relativa della Germania risulterà decisiva, sorattutto se, come molti a Berlino sospettano, la Francia è alle soglie di una crisi economica comparabile a quella spagnola ed italiana.
L'accentramento di poteri viene vissuta in modo contrastante da parte di Berlino: per ovvie ragioni storiche, dopo la seconda guerra mondiale, la Germania non ha mai cercato un ruolo dominante all'interno dell'Unione; dopo la riunificazione, lo scopo principale della politica estera era quello di “una Germania europea, non di un'Europa tedesca”. Questo istinto rimane forte a Berlino, ma l'esasperazione crescente per il mancato rispetto delle regole fiscali da parte degli altri paesi europei sta rendendo i tedeschi meno timidi nel rivendicare un ruolo preponderante del loro paese in Europa. Il prezzo per l'assistenza economica tedesca sta diventando sempre più l'accettazione delle regole di Berlino. Un potere che potrebbe trasformarsi in arroganza, conclude Rachman, anche se per il momento la Germania si dichiara totalmente impegnata nella preservazione della moneta unica.   

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