Bernanke: non cedere ai baroni del "bollismo"

Coloro che invocano una nuova bolla finanziaria vogliono sviare il paese dalla sua vera priorità

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Bernanke: non cedere ai baroni del "bollismo"

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La bolla dot-com di fine anni '90 e quella immobiliare esplosa nel 2007, che ha prodotto una crisi comparabile solo agli anni '30, rendono la questione estremamente delicata. Per questo, sostiene Paul Krugman in Bernanke: blower of bubbles? è giusto rispondere a coloro che con sempre più insistenza diversi commentatori hanno iniziato a prevedere lo scoppio di un nuovo collasso. Sulla bolla finanziaria non vi è ancora una definizione comunemente accettata in teoria, ma può essere considerata come una situazione in cui i prezzi appaiono basati su considerazioni non realistiche o non plausibili per il futuro. I prezzi delle Dot-com nel 1999, ad esempio, avevano senso economicamente solo se si riteneva che molte delle compagnie del settore sarebbero divenute grandi come la Microsoft. 
Per quel che riguarda la situazione attuale, Krugman sostiene come i timori di una bolla sui titoli obbligazionari siano ingiustificabili, mentre per quel che riguarda il mercato azionario l'esito non è così certo. 
I tassi d'interesse sui titoli di lungo termine dipendono dalle aspettative di quelli a breve, che sono controllati dalla Fed.  La logica è che un investitore non comprerà un titolo a 10 anni a meno del 2%, l'attuale, se ritiene che la Fed aumenterà i tassi a breve nel futuro prossimo. Un'ipotesi che non si presenterà data l'alta disoccupazione e la bassa inflazione corrente, tuttavia, molti ritengono possibile una bolla sui titoli obbligazionari, chiedendo - dalla corretta premessa che i tassi sono ad un livello eccessivamente basso per i gli standard storici - a Bernanke di interrompere la sua politica monetaria aggressiva e di alzare i tassi. Il problema, sostiene Krugman, è che l'economia, non solo i tassi, è in una situazione drammatica e non rispetta le regole tradizionali che indicano un livello ragionevole di tasso d'interesse da applicare. Non bisogna mai dimenticare, infine, l'esempio del Giappone, dove le scommesse sui titoli governativi giustificati dagli stessi argomenti utilizzati oggi per i titoli americani sono sempre falliti: oggi il debito del Giappone è oltre il doppio del Pil, il deficit rimane enorme, ma i tassi d'interesse a 10 anni restano allo 0,6%. 
Diverso il discorso per i titoli azionari, dove il livello è tornato alla fine del 1999 ed addirittura i profitti corporativi sono due volte e mezza superiori a quando la bolla travolse il settore. E qui Krugman non si sbilancia su una possibile bolla futura.
Dietro la retorica sulle bolle speculative, sostiene il Premio Nobel per l'economia, vi è una richiesta esplicita fatta a Bernanke e gli altri presidenti delle Banche centrali mondiali di interrompere l'azione per rilanciare l'economia globale e combattere la disoccupazione di massa. Non si deve permettere, conclude Krugman, che il problema di bolle ipotetiche possa prendere il posto della vera priorità del paese: tornare sul sentiero della piena occupazione. 

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