"Bestie": il grido di Aleida Guevara contro i crimini in Iran, LIbano e Palestina

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"Bestie": il grido di Aleida Guevara contro i crimini in Iran, LIbano e Palestina

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Aleida Guevara - figlia del grande rivoluzionario argentino Ernesto ‘Che’ Guevara - pediatra, madre, rivoluzionaria invia un potente messaggio di solidarietà ai popoli che resistono in Iran, in Libano, in Palestina.

Non è un messaggio di circostanza. È un grido che nasce dal vissuto di chi ha imparato presto cosa significhi perdere compagni, vedere amici cancellati dalla storia, ma continuare a lottare. Perché, come ricorda, "non ci si può mai arrendere".

Aleida riprende un vecchio canto dei guerriglieri cubani: "Guerrillero, adelante, que termine esta noche". Ma la notte di cui parla non è un ricordo. È il presente che vive chi oggi subisce i bombardamenti, le uccisioni mirate, i bambini strappati alla vita, con una "comunità internazionale" che guarda e tace.

Il suo sguardo si accende di rabbia quando parla delle bambine scomparse. Il suo essere pediatra e madre non è un dettaglio: è la lente attraverso cui giudica i crimini di chi non esita a colpire i più deboli. "Come è possibile che ci siano bestie capaci di questo?", si chiede indignata.

Poi arriva al cuore del messaggio: "Non per vendetta, ma per giustizia". Giustizia per i bambini di Gaza, le bambine iraniane uccise a scuola, per gli uomini e le donne del Libano, per chi in Iran resiste nonostante i criminali bombardamenti della coalizione Epstein. 

L'appello finale è un testamento politico: unità. Perché senza unità non si vince. E perché il nemico, lo dice chiaramente, è sempre lo stesso: l'imperialismo statunitense e i suoi alleati israeliani. A loro, ricorda le parole del padre, "non si può fare nemmeno un passo indietro"".

"Sono vecchia", dice quasi scusandosi, "ma posso ancora lottare. E per voi lo farò". Non c'è retorica in queste parole. C'è la promessa di chi ha dedicato la vita a una causa e non si ferma nemmeno davanti alla vecchiaia.

Fino alla vittoria, sempre. Perché la Resistenza non si arrende. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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