Bisogna lavorare con la Cina, non "contenerla"

Il “containment” non è lo strumento politico adatto per confrontarsi con una Cina in ascesa

2466
Bisogna lavorare con la Cina, non "contenerla"

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Nel suo ultimo intervento sul New York Times, "Work With China, Don’t Contain It", Joseph Nye esordisce riportando la previsione fatta dall’Economist in merito alla crescente tensione tra Cina e Giappone che “starebbe facendo scivolare i due Paesi verso la guerra”. Un previsione che, a detta di Nye, potrebbe apparire troppo allarmista ma che ha indotto molti analisti americani a premere per una politica di “contenimento” della Cina. In realtà, riporta Nye, sono molti in Cina a credere che il “containment” sia il centro della nuova strategia americana nel Pacifico, ribattezzata “pivot to Asia”.
Il “containment”, ci spiega Nye, è stato progettato in un’epoca diversa. All’inizio della guerra fredda, “containment” significava isolare economicamente l’Urss per scoraggiare l'espansione militare di Mosca. In seguito, per il disappunto di George F. Kennan,  padre della politica del "contenimento", la dottrina ha portato alla teoria dell' "effetto domino" che sta dietro all'escalation della guerra del Vietnam.
La Cina di oggi, continua Nye, non è l'Unione Sovietica di allora, non è alla ricerca dell’egemonia globale e gli Stati Uniti non solo hanno uno scambio commerciale immenso con la Cina, ma anche scambi enormi di studenti e turisti. 
Nel 1994 l’amministrazione Clinton respinse il “containment” e  gli Usa optarono per una strategia del tipo  “integrate but hedge”, qualcosa di simile alla dottrina reaganiana “fidati, ma verifica” (“trust but verify”). Da un lato, l’America ha sostenuto l’adesione della Cina all'Organizzazione mondiale del commercio e ha accettato merci e turisti cinesi, dall’altro, la Dichiarazione Clinton-Hashimoto del 1996, che ha rinnovato il Trattato di sicurezza nippo – americano, ha continuato ad essere il perno della politica americana nell’area asiatica, accompagnato da un miglioramento dei rapporti con l'India, voluto sia da Clinton che da George W. Bush. Il vice segretario di Stato di Bush, Robert B. Zoellick, ha chiarito che l'America avrebbe accettato l'ascesa della Cina come un’ "azione responsabile".
Il "ribilanciamento” strategico voluto da Obama verso l'Asia, spiega Nye, comporta lo spostamento di risorse navali nel Pacifico, ma anche iniziative commerciali, in materia di diritti umani e diplomatiche. Come il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, Thomas E. Donilon, ha detto nel mese di novembre, il rapporto sino - americano "ha sia elementi di cooperazione che di competizione."
L’Asia non è un monolite e il suo equilibrio interno di potere dovrebbe essere la chiave per la  strategia americana, sostiene Nye. Giappone, India, Vietnam e altri paesi non vogliono essere dominati dalla Cina e quindi accoglierebbero positivamente una presenza americana nella regione. A meno che la Cina non sia in grado di attrarre i propri vicini sviluppando con successo il proprio "soft power", l'aumento delle capacità militari ed economiche cinesi rischia di spaventare i   Paesi vicini, che si alleeranno per bilanciarne il potere.
Nella visione di Nye, una significativa presenza economica e militare americana in Asia aiuta a mantenere l'equilibrio di potere nella regione e a definire un ambiente che incentiva la Cina a cooperare. Dopo la crisi finanziaria del 2008-9, alcuni cinesi hanno erroneamente creduto che l'America fosse in declino permanente e che bisognava sfruttare  l’opportunità che si stava presentando. Il risultato è stato un deterioramento delle relazioni cinesi con il Giappone, l'India, la Corea del Sud, Vietnam e Filippine.
Ma la strategia americana verso l'Asia non deve essere aggressiva. Per Nye bisogna prestare attenzione all’avvertimento di Kennan contro un eccesso di militarizzazione e garantire che la Cina non si senta accerchiata o in pericolo. Le due più grandi economie del mondo hanno molto da guadagnare da una cooperazione in materia di lotta ai cambiamenti climatici, pandemie, cyber-terrorismo e proliferazione nucleare.
Con la Cina sempre più dipendente dall'energia del Medio Oriente, si dovrebbe mettere a punto un nuovo Codice di navigazione per garantire il libero passaggio delle navi e includere la Cina nelle esercitazioni navali nel Pacifico. Si dovrebbe aiutare la Cina a sviluppare le risorse energetiche interne e incoraggiare Cina e  Giappone a rivitalizzare il Piano del 2008 per lo sfruttamento comune del gas sottomarino. In più, qualora la Cina accettasse di adeguarsi a determinati standard, si potrebbe offrile di prendere parte ai negoziati per il  Partenariato Transpacifico, un accordo di libero scambio in tutto il Pacifico.
Il “containment” non è lo strumento politico adatto per confrontarsi con una Cina in ascesa, conclude Nye.  Il potere è la capacità di ottenere i risultati che si vogliono e talvolta il potere americano è maggiore quando si agisce “con” gli altri piuttosto che “sugli” altri.
 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante di Fabrizio Verde Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Dorsi e ridorsi della storia di Michelangelo Severgnini Dorsi e ridorsi della storia

Dorsi e ridorsi della storia

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre   Una finestra aperta Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Il "dissenso" e le prossime elezioni di Francesco Santoianni Il "dissenso" e le prossime elezioni

Il "dissenso" e le prossime elezioni

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono di Raffaella Milandri 250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

CIABATTE E GINOCCHIERE di Alessandro Mariani CIABATTE E GINOCCHIERE

CIABATTE E GINOCCHIERE

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento di Giuseppe Giannini L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia di Antonio Di Siena La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti