Bulgaria: fallisce il referendum pro nucleare

Si trattava della prima tornata referendaria per l'ex Repubblica comunista

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Bulgaria: fallisce il referendum pro nucleare

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Nel primo referendum nella Bulgaria dopo la caduta del comunismo nel 1989, l'ex Repubblica comunista affossa il progetto di una nuova maxi centrale nucleare a Belene, sul Danubio, al confine con la Romania. Secondo i dati pubblicati lunedì dalla Commissione elettorale solo il 21,8% degli aventi diritto hanno votato, con il 61% che si è schierata a favore.
Il quesito referendario si riferiva alla costruzione della nuova centrale da 2000MW di Belene, progetto già affidato durante la precedente legislatura socialista ai russi di Atomstroyesport, e poi bloccato, principalmente a causa degli alti costi, dal governo di centro destra di Borisov la scorsa primavera, nella piena disapprovazione dell'opposizione che chiese e ottenne il referendum. La vittoria del "sì" "è una sconfitta personale per Borisov. E' chiaro in favore e contro cosa ha votato la gente" ha sostenuto l'ex premier socialista, Sergey Stanishev, nonostante il mancato raggiungimento del quorum. Proprio la bassa influenza, invece, è l'elemento che induce il centro destra a minimizzare l'esito della consultazione: "ancora una volta i bulgari hanno dimostrato buon senso, comprendendo che questa questione non merita nemmeno la loro attenzione" ha commentato il premier. Così, il suo ministro dell'Energia, Delyan Dobrev, ha notato come "di fatto solo 800.000 bulgari sono contrari alla posizione del governo". 
Nonostante il risultato invalido, poiché ha votato comunque oltre il 20% degli aventi diritto, il parlamento dovrà comunque pronunciarsi sul merito entro tre mesi, anche se restano basse le possibilità che l'aula ribalti la linea governativa contraria alla costruzione. Dopo la decisione di Sofia di affossare il progetto di Belene, Atomstroyexport ha presentato una richiesta di risarcimento da un miliardo di euro presso il Tribunale arbitrale internazionale di Parigi. 

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