Cambiamento climatico e rivoluzioni politiche

La presentazione del rapporto “The Arab Spring and Climate Change” curato da Anne-Marie Slaughter

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Cambiamento climatico e rivoluzioni politiche

Nell'introduzione del rapporto del Center for the American Progress, The Arab Spring and Climate Change, la nota studiosa Anne-Marie Slaughter afferma che il cambiamento climatico, insieme ad i fattori politici e all'aumento dei prezzi dei generi alimentari (in particolare il grano) è uno dei fattori di "stress" che spiega il sommovimento politico dietro la primavera araba e dietro il fatto che il processo di transizione alla democrazia sia ancora così difficoltoso.
Tra i saggi più interessanti nello studio in questione, sottolinea Friedman in the Scary hidden stressor, c'è quello del noto geografo di Oxford Troy Sternberg, il quale dimostra come nel 2010-11 la siccità record in Cina, combinata con l'ascesa dei prezzi del grano mondiali, ha contribuito all'esplodere della primavera araba. Secondo Sternberg, solo una piccola frazione — tra il 6-18% — della produzione di grano mondiale è commerciata all'interno dei confini, mentre il resto viene esportato. Per questo il principale produttore di grano al mondo, l'Egitto, dal giugno 2010 al febbraio 2011 - all'inizio cioè della rivoluzione di Piazza Tahrir – ha visto raddoppiare il prezzo interno del grano, a tal punto da non essere in grado di garantire l'approvvigionamento alimentare del paese. Non è un caso che i prezzi  hanno toccato il loro apice nel 2011, subito dopo la fine del regime dell'ex rais Hosni Mubarak. Considerando che nove dei primi dieci produttori di grano al mondo sono paesi mediorentali e che sette hanno avuto rivolte interne con morti nel 2011, conclude Sternberg, l'elemento su cui pensare è il fatto che i consumatori di questi paesi spendono il 35% dei loro salari in cibo, al contrario dei paesi sviluppati, dove il tasso è del 10%. Nel mondo globalizzato di oggi, la siccità cinese e gli incendi in Russia hanno prodotto nel 2011 la scarsità di grano mondiale, portando al rialzo i prezzi del pane ed incendiando Piazza Tahrir. Sternberg la definisce la globalizzazione dell' “hazard.” 
Francesco Femia and Caitlin Werrell, nel loro studio su Siria e Libia, affermano che dal 2006 al 2011, la Siria ha vissuto il peggior periodo di siccità della sua storia recente, in una fase storica in cui la popolazione cresceva a ritmi elevati e la politica corrotta del regime di Assad non ha potuto arginare le proteste di piazza. Nel 2009, quindi, oltre 800,000 siriani hanno per questo perso i loro campi a seguito della sicccità con un esodo senza precedenti dalle campagne alle città. Uno dei fattori ch maggiormente spiega l'inizio della guerra civile in atto oggi. Il futuro non sembra più roseo neanche per la Libia, sottolineano i due studiosi nel loro saggio,  la cui fonte primaria di acqua è già ampiamente sotto stress mentre gli acquedotti sulla costa sono stati progressivamente inquinati dai rifiuti delle fogne. 
Secondo gli scienziati, sottolinea Friedman, il cambiamento climatico deve essere affrontato con un approccio volto a risolvere ciò che è evitabile.  Ciò richiede un'azione globale e coordinata per mitigare e adattare le nostre vite a ciò che può essere arginato. Il mondo arabo - il principale lobbysta nel suo insieme contro gli sforzi internazionali di ridurre la dipendenza dal petrolio ed imporre nuovi standard di consumo di sostanze tossiche per l'ambiente - sta facendo l'esatto contrario. Secondo il FMI, un quinto del Pil complessivo del mondo arabo va a sussidiare quel settore, invece che venire speso in educazione e sanità. Nel frattempo, il tribalismo ed il settarismo stanno erodendo le possibilità di avere una transizione democratica piena nei paesi della primavera araba. Sarah Johnstone e Jeffrey Mazo dell'International Institute for Strategic Studies concludono nel loro saggio che “può essere estremamente difficile imporre democrazie in paesi con istituzioni fragili. Inoltre, l'affrontare i problemi sociali potrebbe essere ancora più problematico rispetto ai regimi passati, e potrebbero essere ancora più vulnerabili da ulteriori rivolte e sommovimenti".

Il testo completo del rapporto curato da Stimson-The center for climate security: http://www.americanprogress.org/wp-content/uploads/2013/02/ClimateChangeArabSpring.pdf,

Si consiglia, inoltre, per un approfondimento:

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