Carla Filosa - Uso dell’IA e egemonia
di Carla Filosa
Mentre siamo stati tutti in attesa del cosiddetto “cessate il fuoco” in Iran, anzi, di capire in più il significato dell’“estensione a tempo indeterminato del cessate il fuoco da parte di Trump”, di quest’ultimo ambiguo messaggio di due giorni fa, l’ultima notizia giunta ieri è che la trattativa è saltata. Da parte della mediazione pakistana però non si sono perse le speranze, forse per la fine della settimana, il che non lascia previsioni attendibili circa la fine della guerra, men che mai per una pace duratura.
Di fronte a una costante incertezza di eventi che coinvolgono il mondo intero, si alimenta la necessità di una riflessione sull’analisi nel Capitale di Marx, secondo cui a un certo stadio dello sviluppo delle forze produttive si produrrebbero delle contraddizioni con i rapporti di produzione esistenti. Ciò vuol dire che la gestione di tutto il sistema di capitale esistente entrerebbe in un conflitto insostenibile con il livello tecnologico raggiunto, modificando il sistema stesso, non ipotizzabile in quale immediata direzione. Il rapporto bellico, di cui siamo osservatori di un qualche mutamento a breve, è infatti determinato anche, o forse soprattutto, dallo sviluppo tecnologico particolarmente in ambito militare, di non poca rilevanza.
L’uso capitalistico, aggiungiamo per chiarezza del problema, dell’IA nell’affaccio di guerre-laboratorio già effettuate in Siria, Gaza e ora in Iran e in Libano, consente una capacità distruttiva mirata, inedita nella storia delle guerre alle nostre spalle. Essendo la tecnologia un mezzo di produzione accanto ad altri, è chiaro che il suo attuale livello in questo settore “battle-tested” va finanziato con un profluvio di denaro che funziona da capitale, cioè che non solo produce plusvalore a monte, nella ricerca sponsorizzata e industrializzata, ma poi anche a valle, nelle funzioni operative di comando, controllo, comunicazione, intelligenza e gestione dati, in cui permette di raggiungere il ruolo di fattore “vincente” o egemonico, per cui appunto era stato programmato. Gli algoritmi, in altri termini, che presiedono a tali mansioni, gestiscono gli attuali sistemi d’arma controllati per lo più da Israele, da cui dipende il complesso militare industriale del cosiddetto Occidente, che finanzia in tal modo il tentativo della propria incrinata sopravvivenza.
Il riarmo europeo è interno a questo meccanismo di uso del denaro pubblico, cioè delle popolazioni usa e getta, per rimpinguare i dividendi dei grandi fondi quali Black Rock, Vanguard, State street, ecc., nei quali risiede la cosiddetta sovranità scippata, ad esempio al popolo della nostra Costituzione, e trasferita automaticamente nelle gestioni del capitale centralizzato, aspirante all’egemonia di nuovo incontrastabile.
Anche la ricerca è finanziata con fondi pubblici, cioè socialmente prodotta, e non è solo ispirata dai singoli geni o padroni della Silicon Valley, i cui obiettivi di profittabilità ostacolano spesso quelli dell’innovazione, o nella limitazione collaborativa o nella distorsione di premialità finanziarie, se non nella specificazione normativa della protezione dei diritti umani relativi all’IA. Le imprese pubbliche sono soggette quindi a una forte concorrenza col privato, oltre al fatto che in questo i ricercatori sono attratti da finanziamenti più redditizi coerenti con una “scienza a scopo di lucro”, che appare orientare laboratori accademici verso partnership con l’industria. Ritornando alla guerra in corso delle cui decisioni si è appena detto, ma che appaiono soltanto mediante le pantomime trumpiane, sappiamo dalla Casa Bianca che aerei da guerra Usa hanno colpito più di 7.800 obiettivi dall’inizio della guerra, 1000 solo nelle prime 24 ore, con il programma Maven di IA, in grado di identificare i bersagli.
Il software di sorveglianza e assassinio Palantir, in collaborazione col dipartimento della Guerra, ogni ora indica 42 obiettivi da cogliere, e tra questi proprio la scuola di Minab – secondo il Sunday Times, nonostante le smentite di Trump – con le 160 circa bambine uccise. Il 14 marzo Andrew Bridgen, un intellettuale indipendente ha dichiarato in un twitter “siete illusi se pensate che Palantir non verrà usato contro il popolo americano, il popolo del Regno Unito e altri”. Inoltre, sempre Palantir (ora di Peter Thiel) ha aiutato l’esercito israeliano a sviluppare sistemi di nome “Lavender” e “Where’s Daddy?” Il primo è un database che incrocia informazioni per decidere obiettivi da bombardare, in cui sono accettabili 15 o 20 vittime collaterali per ogni miliziano di Hamas, o 100 vittime civili collaterali per ogni alto funzionario da colpire.
Solo 20 secondi per gli operatori per approvare ogni obiettivo indicato. Il secondo serve a tracciare individui appartenenti ad Hamas mentre si recano a casa, e successivamente uccidere nel sonno tutti gli abitanti dello stabile con bombardamenti puntualmente mirati. L’apprezzamento israeliano di questo prodotto ha significato accordi col Ministero della Difesa israeliano, acquisito dal 2003 dall’iniziale In-Q-Tel, braccio di venture capital della CIA, per sviluppare le cosiddette operazioni antiterrorismo e di intelligence. Le vite umane sono solo inevitabili ingredienti per l’ottimizzazione e l’affidabilità dei sistemi.
Fondamentale è collegare questo uso specifico dell’IA all’ambito bellico, sempre profittevole per le società produttrici con tutte le forniture militari ad ampio raggio sociale, e non l’innovazione in sé stessa in quanto scienza o sua applicazione tecnologica in tanti altri settori, nonostante la sua oggettiva finalità sia inevitabilmente richiesta e finanziata dalle forze del capitale.
Dagli attacchi in Ucraina e su Gaza infatti, si è evidenziato l’uso di una supremazia tecnologica che non si interessa dei tempi necessari alla distruzione del nemico, pur di testare con certezza potenzialmente e presumibilmente spendibile in futuro, tutti gli aspetti relativi all’integrità e coerenza, sicurezza e controllo, risvolti etici e legali, ecc. dell’IA. Sappiamo di controversie nell’uso di aziende come Anthropic, servita per gli attacchi all’Iran, da parte del Dipartimento della Guerra Usa con a capo Pete Hegseth, che ha negato in forma di diktat l’intrattenimento di rapporti commerciali di questa con altri appaltatori, fornitori o partner. Lo scontro con il Pentagono ha fatto emergere, tra altri punti che qui non possiamo toccare, restrizioni non negoziabili per la società quali il rifiuto di sorveglianza di massa sui cittadini americani e dell’uso di armi completamente autonome, ovvero prive di supervisione umana.
In altre parole, l’esclusiva richiesta dal falco Hegseth esercita forti pressioni nei confronti di chi ha posto paletti all’uso illimitato di prevaricazione sociale, e di mancanza di controllo umano di macchine potenzialmente pericolose in modo indiscriminato verso chiunque. I confini etici, legali o semplicemente umani, dei poteri vòlti al mantenimento dello status quo o peggio alla rincorsa dell’egemonia perduta, non sono in agenda al Ministero della Guerra Usa. Ma tutto ciò ha determinato vasti consensi e solidarietà da parte di altre aziende, riconosciutesi nella correttezza di Anthropic da sostenere e imitare.
Solo per capirne appena il funzionamento, per cui sin dalla sua presidenza Biden disse profeticamente che la guerra in Ucraina sarebbe durata a lungo, l’IA, di cui il Pentagono non avrebbe mai interrotto la ricerca, è servita per fornire informazioni in tempo reale sul campo di battaglia per mezzo di satelliti, droni e piattaforme segrete. Dalla Nato fuori dall’Ucraina si potevano individuare dove fossero forze alleate o nemiche, decidere quali armi sarebbero state più efficaci al momento e monitorare successivamente l’accurata funzionalità del sistema.
Sembra che questa guerra definita “algoritmica” costituirà quindi il modello delle guerre future e vincenti, oltre ad essere considerata alla pari nell’uso di armi nucleari tattiche ampiamente superiori a quelle convenzionali di avversari decisamente solo da sconfiggere. Le guerre da programmare per il mantenimento della supremazia tecnologica sempre attiva ad eliminazione di ogni eventuale sorpasso (cinese si teme), rappresenta inoltre il foraggio, che uno stato come gli Usa che intende l’egemonia mondiale un suo diritto indiscusso, deve fornire alle aziende miliardarie che lavorano a questo scopo.
Quando il luogo comune lamenta che i ricchi si arricchiscono sempre di più e i poveri si impoveriscono ulteriormente, non si capisce mai a fondo che il sistema di capitale vive di trasferimento di ricchezza da una maggioranza che la produce senza goderne a una minoranza che ne gode, dovendo però difendere questo privilegio con ogni violenza necessaria diversamente denominabile come corruzione, mafia, criminalità organizzata o meno, guerra, e politicamente con tutte le forme del liberismo anche sedicente democratico.
Quando Elon Musk minacciò l’Ucraina con il divieto dell’uso del sistema satellitare Starlink per il bombardamento della flotta russa nel Mar Nero con sciami di droni, emerse con chiarezza chi avrebbe determinato l’andamento bellico al posto del Pentagono. Oltre Musk con Space X, Starlink, ricordiamo all’elezione di Trump tutti allineati, Bill Gates con Microsoft, Peter Thiel con Palantir, Jeff Bezos con Amazzonia, Palmer Luckey con Anduril, Larry Page e Segey Brin con Cercaci su Google, a meritare contratti e appalti dal Pentagono per miliardi di dollari. Naturalmente il compito che il direttore del DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency), ora Dipartimento della Guerra Usa, ritiene di darsi è “investire nelle tecnologie rivoluzionarie che possano creare la prossima generazione di capacità di sicurezza nazionale”. La chiamano così, sicurezza, senza mai precisare per chi. Oppure, come più esplicitamente espresso da un altro responsabile, “l’obiettivo è quello di fornire ai nostri uomini e alle nostre donne un vantaggio sleale sul nemico”.
Nei primi 40 giorni dell’attacco Usa all’Iran i bombardamenti hanno ucciso 3.375 persone tra cui 262 bambini al di sotto dei 12 anni, dato proveniente dalla Medicina legale iraniana. Da allora altre morti si sono aggiunte, al momento senza un computo attendibile, ma ugualmente indifferenti per l’aggressione senza strategia di un leaderismo sotto ricatto, comune, pare, a molti governi del cosiddetto Occidente al tramonto, un nome un destino. Di fronte all’indubbia superiorità tecnologica militare US, l’Iran ha esibito però nello stretto di Hormuz un’arma naturale inattesa, che ha vanificato o comunque spostato l’obiettivo bellico di conquista rapida e sicura, da solito blitz di recente memoria. Vari intralci si addensano intanto intorno ai già difficili negoziati tra cui il minaccioso monito di Netanyahu di “non aver finito il lavoro” con l’Iran, quale ostacolo alle trattative o continuazione della guerra infinita indipendentemente dall’alleato americano. La chiusura dello stretto però assume un significato che va oltre la guerra in corso e assume la forma di un fallimento della cricca Epstein.
- Il disastro economico che sta già provocando al mondo intero ha reso evidente la responsabilità americana della sua chiusura, implicitamente creando un’ostilità potenziale di tutti i paesi colpiti, nei confronti di un’insensata aggressione da respingere e contrastare. La democrazia che una volta si narrava di esportare si è trasformata in rovina universale e permanente pericolo di morte.
- All’ulteriore minaccia di blocco navale e di distruzione da parte di Trump, l’Iran mostra ora di essere più forte nel denunciare non solo l’atto di pirateria del blocco americano e del sequestro della nave iraniana ma anche di non voler trattare sotto ricatto, il che equivarrebbe a una resa e non darebbe luogo a nessun accordo. In ultimo, di mantenere il diritto all’uso del nucleare per scopi civili.
- La demonizzazione trumpiana dell’Europa, parassita, scroccona e altro, per un ulteriore attacco all’euro e al suo mercato da dominare isolandolo, è miseramente fallito sollecitando invece un riavvicinamento difensivo dei paesi più importanti, inclusa GB che ne fa parte virtualmente, nella difesa del diritto internazionale e della propria autonomia anche nel reperimento delle risorse energetiche su cui si basa la crescita economica concorrente a quella USA.
- Ultimo, ma primo per importanza, la soluzione di questa guerra non sarà decisa dalle armi, e quindi dalla superiorità in parte reale ma anche millantata dagli aggressori con funzionalità terroristiche. Cosa determinerà una prossima tregua non è dato sapere ora, ma non sarà il vantaggio di quest’applicazione militare del mezzo di produzione IA. L’appuntamento a Pechino di Trump a metà maggio suggerirà forse qualche passo verso una convivenza mondiale più pacificabile. Per la nostra riflessione-confronto sull’avanzamento tecnologico che supera le capacità di tenuta di questo modo di produzione, sembra di intravedere consistenti scricchiolii di quest’Ordine mondiale, non solo sul piano politico generale, ma soprattutto su quello economico basato sull’anarchia dei capitali e sfruttamento del lavoro. L’analisi del Capitale di Marx sta verificando ora la sua correttezza scientifica con gli eventi di questo presente.

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