Chi uccide veramente la cultura (da 30 anni)

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Chi uccide veramente la cultura (da 30 anni)

La crisi dell'Europa è una crisi culturale più che finanziaria e politica. Le fondamenta dell'Europa sono state costruite irresponsabilmente su un ordine del discorso economicista (peraltro senza alcun fondamento scientifico). Parametri contabili elevati a principi quasi religiosi. Questi parametri e questo ordine del discorso ci ha condannato all'irrilevanza nei settori più promettenti. Il problema è l'assenza di principi etici, morali, esistenziali che sono alla base di qualsiasi stato o entità che avrebbe l'ambizione di diventare stato. Tutto è stato sacrificato a dei parametri contabili peraltro espressi con la raffinatezza di un ragioniere ubriaco.
 
L'ordine del discorso economicista a cascata ha invaso qualsiasi ambito; tutto andava sacrificato nel nome di parametri contabili.
 
Questa visione ha mostrato la corda a livello culturale e politico dimostrandosi totalmente errata anche dal punto di vista economico stante l'attuale arretratezza che, ripeto, è non solo tecnologica, ma anche scientifica, ma anche giuridica ma anche di teoria economica.
 
Ma voi vi immaginate in Usa che non permettono ricerche in un determinato settore (computer science, matematica ma anche arte, filosofia, psicologia ecc.) perchè costano troppo e i ragionieri s'arrabbiano? Impensabile, infatti sono avanti e lì i ragionieri vengono trattati per quello che sono: degli studiosi di secondo o terz'ordine. Mentre qui s'impicciano di tutto senza capire una mazza. Totalitarismo economicista. Ne abbiamo avuto un esempio grottesco con la cosiddetta Commissione Colao dove 15 economisti cianciavano di "rebranding della cultura italiana". Ma voi vi rendete conto? Colao che fa il rebranding a Caravaggio e a Michelangelo? Oppure dove cianciavano, senza alcuna competenza in ambito medico (peraltro compiendo un reato, perchè l'esercizio abusivo di professioni mediche è tale) di servizi psicologici. Dei ragionieri? Roba da matti.
 
Bene, una simile sclerosi è tutto cascame culturale del trattato di Maastricht. Se tutto si decide sulla base di parametri ragionieristici è chiaro che i ragionieri s'impicciano di tutto senza capire nulla anche nei singoli stati.
 
Se non si capisce che è urgente reimpostare a livello culturale l'ordine del discorso dando spazio ad altri saperi, ad altri punti di vista l'Europa e le nazioni che la compongono moriranno d'inedia e di sclerosi. Da qui parte tutto il disastro.

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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