Cisgiordania. I legni e i mosaici di Husan

"Sarà utile, anche se non basta, dirlo con un piccolo oggetto prodotto dai ragazzi disabili di Husan, gli stessi che l’esercito israeliano picchia e terrorizza come altri eserciti hanno fatto in passato e altri ancora fanno nel presente. Però almeno non si chiamano democratici"

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Cisgiordania. I legni e i mosaici di Husan


di Patrizia Cecconi - Nena News

Khaldoun è qui per insegnare le tecniche di base del mosaico a ragazzi con abilità ridotte, ma in grado di apprendere. Il direttore del centro ci tiene molto a questo aspetto perché, dice, nel villaggio la malattia o il ritardo mentale sono visti come cose da nascondere, per cui ottenere dei risultati visibili restituisce dignità umana al disabile, altrimenti considerato solo un peso familiare e sociale. Ciò che altrove sembrerebbe normale, e comunque non sempre lo è, qui acquista un significato particolare: l’occupazione militare modifica il peso specifico di ogni azione!


 
Bahaa è visibilmente appassionato al suo lavoro e dice che oltre l’aspetto professionale c’è una sorta di dovere morale che lo porta ad occuparsi degli individui in difficoltà. Aggiunge che il merito delle sue scelte di vita è tutto di suo padre e così vengo a sapere che è figlio di Abu Hala, un personaggio morto da poco tempo di cui ho sentito parlare moltissimo. Era un poeta, anzi per gli abitanti di Betlemme era “il” poeta. Qualcuno arriva a dire che la sua grandezza è tale da essere paragonabile a Mahmoud Darwish. Immagino sia eccessivo, ma lo si saprà quando le sue raccolte verranno pubblicate. Per ora sappiamo che era uno stimatissimo professore di lingua araba e che ha lavorato per 40 anni nella città vecchia di Gerusalemme incontrando molto spesso ostacoli dovuti alla presenza armata e illegittima dei soldati israeliani.
 

 
Bahaa dice che la presenza dei soldati, già pesante per suo padre e per ogni palestinese, è diventata un’ossessione anche per il suo centro perché quella specie di peste che ha infestato il territorio con insediamenti illegittimi, ha una sua escrescenza anche vicino Husan, è la colonia di Beitar e i coloni armati sono spalleggiati dai soldati occupanti i quali più volte hanno terrorizzato gli ospiti, disabili, del centro. Addirittura, una notte della settimana scorsa, racconta il direttore, i soldati sono entrati devastando la sede dove, per fortuna, i ragazzi non si fermano a dormire. Durante il giorno invece si sono accaniti su due degli ospiti picchiandoli. A Mustafa hanno spezzato un braccio e ora è terrorizzato e non vuole più tornare al centro di riabilitazione. Lo psicologo che lo segue sta provando a rassicurarlo ma il ragazzo come esce di casa incontra soldati e la paura lo vince.
 
Anche Hamza, l’altro ragazzo vittima del terrore diffuso dagli occupanti, viene a raccontarci la sua paura. Dice che i soldati sono entrati tante volte e che lui non vorrebbe venire perché ha sempre paura, anche adesso che sta parlando con noi. Ha anche paura che i soldati sparino canister e bombe sonore dentro l’edificio in cui ci troviamo come hanno fatto la settimana scorsa. Chiedo se c’è una scusa, un pretesto, cui possano appigliargli gli occupanti per giustificare tale violazione gravissima di ogni legge umana.
 
Il direttore risponde che per le incursioni notturne con relative devastazioni non c’è alcun appiglio, è puro sopruso e banale crudeltà di cui ogni occupazione si macchia. Del resto anche noi in Italia ricordiamo quanti crimini hanno commesso i tedeschi durante la loro relativamente breve occupazione! Per quanto riguarda invece le loro azioni diurne la scusa è data dalla scuola vicina i cui studenti hanno la colpa di essere insofferenti alle incursioni dei coloni e degli stessi soldati. Così, visto che il Centro è vicino alla scuola, i soldati si divertono a colpire sia gli studenti che la struttura di riabilitazione.
 

 
Ma nonostante tutto lo “Husan vocational training center” svolge il suo lavoro egregiamente, insegnando a costruire oggetti in legno, educando al riciclo e quindi al rispetto ambientale, insegnando le tecniche del mosaico e la solidarietà reale anche in situazioni tanto svantaggiate. Gli oggetti prodotti sono in vendita e i piccoli ricavi che ne conseguono sono una gratificazione concreta per chi ha imparato ad essere abile a costruire nonostante la disabilità mentale.
Mi sembra una buona cosa far girare in Italia un po’ di questi oggetti, magari ricordando a chi ancora si ostina a difendere Israele che Israele, il suo esercito, il suo governo, le leggi “selfmade” su cui si basa per commettere soprusi su soprusi, è tutto indifendibile.
 
Sarà utile, anche se non basta, dirlo con un piccolo oggetto prodotto dai ragazzi disabili di Husan, gli stessi che l’esercito israeliano picchia e terrorizza come altri eserciti hanno fatto in passato e altri ancora fanno nel presente. Però almeno non si chiamano democratici. 

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