Contenere il costo delle prestazioni sanitarie
Zakaria spiega come un taglio dei costi non necessariamente infici la qualità delle prestazioni sanitarie
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In Curbing the cost of health care Zakaria affronta il tema dell’efficienza delle spese sanitarie rispetto ai costi, prendendo spunto dal recente voto della Corte Suprema che ha sancito la costituzionalità della riforma sanitaria di Obama.
Molti liberali, sostiene Zakaria, ritengono che la Patient Protection and Affordable Care Act, meglio nota come Obamacare, sia impopolare soltanto perché molti americani non riescono a comprenderla. In quest’affermazione c’è sicuramente un fondo di verità. Diversi sondaggi riportano infatti come alcune disposizioni previste dalla riforma siano più popolari della riforma stessa. C’è però un’altra ragione, molto più radicata, che motiva l’impopolarità dell’Obamacare: il suo costo.
La maggior parte degli americani dispone di un’assicurazione sanitaria. Ciò che ora li preoccupa è il costo che si dovrà sostenere per estendere la copertura assicurativa ad almeno altri 10 milioni di persone. A meno di una riduzione dei costi per la sanità, un’estensione della copertura sanitaria assicurativa rischierebbe di rimanere impopolare, a dispetto di qualunque spiegazione.
L’alternativa repubblicana alla riforma voluta da Obama non si preoccupa, invece, di estendere la copertura, conservando il vecchio impianto assicurativo. La riduzione dei costi potrebbe invece essere raggiunta convincendo i consumatori a pagare di più per l’assistenza sanitaria. Si tratta di un’idea intuitivamente attraente: lasciare che siano le stesse logiche di mercato a determinare il prezzo e a produrre efficienza, anche nel settore sanitario.
Tuttavia, dati empirici dimostrano come la sanità sfugga a questa a questa regola. A conferma di ciò, Zakaria ci propone i risultati di uno studio comparativo condotto dalla compagnia farmaceutica Novartis – McKinsey & Co. sull’efficienza dell’assistenza sanitaria, rivelando una sorprendente differenza tra i Paesi oggetto di studio. Un esempio: la percentuale di tabagisti è maggiore in Francia che negli Stati Uniti, così come l’incidenza di malattie polmonari. Nonostante questo, il sistema francese nel trattamento della malattia è di gran lunga più efficace di quello statunitense, con un tasso di mortalità addirittura tre volte inferiore. Eppure la Francia spende fino ad otto volte meno, in termini di trattamenti per paziente, rispetto al sistema statunitense. Zakaria ci presenta anche il caso britannico dove il trattamento del diabete è altrettanto più efficiente rispetto agli USA con una spesa al di sotto del 50% rispetto a quella americana, per trattamenti individuali, registrando una produttività cinque volte superiore a livello di sistema globale. C’è comunque un caso in cui gli Stati Uniti riescono a primeggiare, il trattamento per il cancro al seno. Uno screening precoce e un facile accesso al trattamento avanzato rendono gli Stati Uniti il luogo più efficace per affrontare questa malattia. In termini assoluti, però, le cure più efficaci provengono da Paesi che sostengono costi minori.
Per aiutarci a capire, Zakaria ci riporta la tesi sostenuta da Daniel Vasella, presidente ( ed ex amministratore delegato) di Novartis. Le posizioni di Vasella, apertamente liberiste e americaniste, gli hanno attirato non poche critiche da parte europea.
Vasella sottolinea come non esista un modello migliore rispetto ad altri, ma spiega i migliori risultati registrati da Francia e Gran Bretagna nell’affrontare diabete e malattie polmonari grazie all’approccio sistemico adottato, che incentiva tutti gli operatori sanitari a focalizzarsi sulla diagnosi precoce e un trattamento conveniente quali obiettivi utili a garantire poi il benessere. In America, viceversa, non esiste una politica di incentivi che faccia della qualità e della convenienza il vero obiettivo. La realtà americana è infatti dominata da una moltitudine di attori, portatori di interessi particolari dove ognuno cerca di proteggere se stesso. Vasella si trova quindi costretto ad ammettere come, data la complessità dell’assistenza sanitaria, solo un approccio sistemico guidato dal governo possa produrre miglioramenti, abbandonando, sulla base di riscontri empirici, quelle procedure e quei trattamenti inefficienti.
Gli economisti hanno spesso parlato di “asimmetria dell’informazione”, ossia quelle aree in cui i consumatori non sono in possesso delle conoscenza necessarie a determinare quale sia il prodotto migliore. Questo è senza alcun dubbio veritiero in materia di salute. Dopotutto infatti, le persone decidono autonomamente di fumare, mangiare cibo spazzatura e rinunciare alla prevenzione, aumentando il rischio di malattie, riducendo la loro qualità di vita e innalzando i costi sanitari.
Indurci a spendere ancora più soldi non è, conclude Zakaria, la ricetta migliore per ridurre i costi della sanità.

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