Coronavirus, ecco chi non rispetterà alcuna restrizione

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Coronavirus, ecco chi non rispetterà alcuna restrizione

 

di Giovanni  Barbieri

 

Ci sono momenti che marcano la storia dell’umanità. Molti la marcano più di tanti altri e, nella maggior parte dei casi, non sono mai dei momenti piacevoli.
 

L’epidemia di Sars-Cov2 che sta avvolgendo l’Europa è uno di quei momenti. È un momento serio e delicato per almeno due ordini di ragioni.


Il primo, è che sta mettendo i sistemi sanitari nazionali nelle condizioni di applicare le linee guida etiche che si applicano nel campo della “medicina delle catastrofi”, ovvero le situazioni che ordinariamente si presentano nei teatri di guerra: selezione per il trattamento terapeutico dei pazienti con più possibilità di sopravvivenza.
 

Il secondo ordine di ragioni per cui questa epidemia ha il potenziale per determinare un cambiamento epocale si annida nell’insieme di conseguenze a livello economico, politico e sociale che potrà produrre e che, in parte, sta già producendo nella parte di mondo ‘sviluppata’. Qualcuno, ironicamente, ha fatto notare che ha potuto più un virus in un mese che cento anni di storia di partiti comunisti e rivoluzionari. Le conseguenze economiche saranno devastanti e le risorse annunciate per metterci una pezza, ridicole, almeno per quanto riguarda l’Italia (che pure perde del tempo a sincerarsi che l’extra-deficit venga scorporato dal computo dei limiti di deficit previsti dal Patto di Stabilità e Crescita).


Fatte queste considerazioni (per forza di cose incomplete e non approfondite), stupisce vedere come nel caos crescente ci siano cose che si muovono esattamente nella stessa direzione. Forse in modo ancor più deciso e, proprio per questo, inquietante.


Si tratta delle manovre di guerra sul territorio europeo previste tra aprile e maggio 2020 nel quadro dell’esercitazione DEFENDER-Europe 20, un’esercitazione che sta già portando sul territorio europeo 20.000 soldati statunitensi che si aggiungeranno ai 9.000 già presenti, oltre a 13.000 pezzi d’artiglieria ed equipaggiamento, tra cui carri Abrams e altri mezzi d’assalto cingolati da dislocare prevalentemente in Belgio, Olanda, Germania e Polonia. A questi numeri, vanno aggiunti i familiari dei soldati e tutto il personale civile afferente a più di cento tra agenzie e dipartimenti governativi statunitensi. Si tratta del più grande dispiegamento di forze armate statunitensi sul suolo europeo da 25 anni a questa parte, che prevede movimenti di terra programmati per almeno 4000 km e il coinvolgimento di 18 paesi, tra cui l’Italia, in esercitazioni congiunte tra eserciti. Formalmente, l’esercitazione, che fa parte della Strategia di Difesa Nazionale USA, è finalizzata a verificare sul campo la capacità degli Stati Uniti di proiettare globalmente la propria forza per assicurare alti standard di sicurezza agli alleati contro minacce credibili. Nel caso concreto, la minaccia credibile più immediata per l’Europa è identificata nella Federazione Russa.


Ad uno sguardo preliminare, sembra che la minaccia più grave sia proprio il fatto che a epidemia in corso, ben distante dal picco epidemiologico, avremo presto 20.000 stranieri più gli accompagnatori che gireranno per l’Europa senza alcun tipo di controllo sanitario: per loro garantisce il governo USA. Lo stesso governo che ha fortemente scoraggiato i suoi cittadini dall’effettuare viaggi in Italia e, ben presto stando ai numeri della diffusione, anche in Francia e Germania. In una fase in cui ai cittadini europei, italiani in testa, vengono chiesti (giustamente) sforzi fuori dall’ordinario in termini di restrizioni senza precedenti alla libertà di movimento e alle libertà individuali, i governi europei sembrano accettare senza colpo ferire l’idea che in Europa, nei prossimi due mesi, si muoverà liberamente una tale massa di persone proveniente da un paese d’oltreoceano, che potrebbe avere lo stesso effetto di una rete a strascico. Ovvero, spargere ancor di più l’agente virale vanificando gli sforzi effettuati dai governi per contenerlo.


Sarebbe forse il caso di fermarsi un attimo e riflettere. È normale che in una situazione in cui, come è ovvio, ognuno può essere un vettore inconsapevole del patogeno, sia consentito a 20.000 persone di atterrare in 7 diversi aeroporti europei e spostarsi liberamente in 18 stati senza controlli da parte delle autorità locali?


Oppure ci si può spingere anche oltre e chiedersi: ma quale governo, in un frangente simile, manderebbe in un continente con una epidemia in espansione il proprio personale militare per una banale esercitazione che, tutto sommato, si potrebbe anche rinviare? Quale governo esporrebbe in questo modo 20.000 dei suoi soldati (e cittadini) al rischio di contagio?


Azzardo la risposta più maliziosa, a costo di passare per le forche caudine del complottismo: il governo che sta pensando a come mantenere l’ordine, in caso di necessità, nelle sue neo-colonie d’oltreoceano, con esercitazioni di mobilitazione sul campo. Ma sono soltanto ipotesi.


Nel frattempo, il ministro degli Esteri (ministro volutamente in minuscolo) si occupa con solerzia della satira che riguarda la pizza e il ministro della Difesa (altro minuscolo intenzionale) tace.

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