Cosa attendersi dal 2013 economico?
I rischi per una nuova recessione globale restano alti
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In The Economic Foundamentals of 2013, Roubini offre un'interessante analisi su quello che dobbiamo attenderci nel 2013 per quel che riguarda l'economia mondiale. La crescita globale si attesterà ad una media del 3% - con un trend inferiore all'1% nei paesi avanzati e vicino al 5% nei mercati emergenti – afflitta da un doloroso deleveraging – minore spesa con maggiore risparmio per ridurre debito e leva finanziaria – e dall'austerità fiscale. La crescita nei mercati finanziari iniziato nella seconda metà del 2012 non è dovuto ad un miglioramento dei fondamentali, ma piuttosto alle nuove misure di politica monetaria espansiva condotte dalla maggior parte delle banche centrali delle economie più avanzate. Alle quali si affiancherà presto quella del Giappone, seguendo le direttive del nuovo governo di Shinzo Abe.
Su questo scenario di riferimento, molti fattori di rischio potrebbero complicare ulteriormente la situazione.
In primo luogo, il mini accordo a tempo negli Stati Uniti non ha condotto ad una risoluzione definitiva delle questioni legate al fiscal cliff e prima o poi sul debito americano si combatterà una nuova guerra tra democratici e repubblicani, con i mercati che torneranno a manifestare tensioni crescenti se i due partiti non dovessero mostrarsi pronti ad una soluzione condivisa. Già l'attuale accordo costerà ai cittadini americani l'1.4% del Pil in un'economia che è cresciuta meno del 2% negli ultimi due anni. Ma il 2013 potrebbe diventare ancora peggiore.
In secondo luogo, l'azione della Bce ha ridotto i rischi sull'esistenza stessa dell'eurozona, ma i problemi legati ai fondamentali dell'Unione monetaria sono tutt'altro che risolti e riemergeranno con molta forza nel secondo semestre dell'anno. La stagnazione e recessione, dovute alla continua austerità fiscale, un euro forte e la contrazione del credito – rimane la norma in Europa e fanno persistere i rischi per l'insostenibilità del debito privato e pubblico nell'area. Dato l'invecchiamento medio della popolazione, inoltre, il prodotto potenziale sarà ulteriormente eroso in assenza di riforme strutturali più aggressive volte a migliorare competitività, a liberalizzare il settore privato e finanziare gli eccessi di deficit.
In terzo luogo, continua Roubini la sua analisi, la Cina nel 2013 procederà ad un nuovo programma di stimolo fiscale e monetario per spingere la crescita ed aumentare i consumi, al fine di riequilibrare i fondamentali, squilibrati a favore delle esportazioni, dei finanziamenti diretti esteri e degli alti tassi di risparmio. Dalla seconda metà dell'anno, gli investimenti proprietari, in infrastrutture ed industrie accelereranno e, dato che la nuova leadership al potere a Pechino – conservatrice, gradualista e dedita al consensus interno - non attuerà le riforme necessarie per aumentare i redditi dei proprietari immobiliari e ridurre i risparmi, i consumi non potranno crescere a sufficienza per compensare il divario.
In quarto luogo, molte delle economie emergenti – in particolare i considdetti BRICs (Brasile, Russia, India, eCina), stanno sperimentano un preoccupante rallentamento dei loro tassi di crescita: il loro capitalismo di stato – con un ruolo preponderante in mano alle compagnie e banche statali, con una industrializzazione basata sul modello della sostituzione delle importazioni, con protezionismo fiscale e controllo degli investimenti diretti esteri – è in crisi. Solo se questi paesi riusciranno ad intraprendere le riforme necessarie a rafforzare il settore privato, sottolinea Roubini, potranno riprendere il tasso di crescita passato nel 2013.
Infine, i rischi geopolitici nell'intero Medio Oriente – dal Maghreb all'Afghanistan dal Pakistan a tutti i paesi della primavera araba - rendono la situazione nell'area socialmente, economicamente e politicamente instabile. Mentre un conflitto tra Israele e gli Usa, da una parte, ed Iran dall'altro, rimane poco probabile, è chiaro che le negoziazioni e sanzioni non indurranno i leader iraniani ad abbandonare i loro sforzi per sviluppare le armi nucleari. E per questo i rischi di uno scontro armato nel 2013 restano e con effetti potenziali drammatici sui mercati petroliferi mondiali, con i prezzi che potrebbero aumentare anche del 20%, comportando ulteriori effetti negativi sulla crescita verso Stati Uniti, Europa, Giappone, Cina, India e tutte le economie emergenti che importano le loro risorse energetiche.
Mentre le possibilità di una tempesta perfetta con tutti questi rischi materializzarsi insieme, che Roubini aveva indicato possibile nel 2012, si sono abbassati, il realizzarsi di solo uno di questi è sufficiente per gettare in stagnazione e recessione l'economia globale. Il 2013 è appena iniziato, ma, conclude l'economista, i rischi che incombono sull'economia globale assumono sempre più forza.

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