Cosa c'è dietro il crollo del Nikkei?

Tre alternative per spiegare il panico borsistico in Giappone

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Cosa c'è dietro il crollo del Nikkei?

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Nel suo ultimo post del blog The coscience of a Liberal, Paul Krugman offre un'analisi deduttiva del crollo improvviso del 7% del Nikkei in Giappone.
Un importante elemento da tenere sempre in mente quando si analizzano i cambiamenti repentini dei mercati finanziari, premette il premio Nobel dell'economia, è che non ci sono spiegazioni univoche. Del resto, le teorie cosiddette stock crash nel 1987, che accusavano la politica economica statunitense come la responsabile, sono state smentite dall'inchiesta portata avanti da Robert Shiller, che dimostrava invece come si trattasse di un fenomeno interno dei mercati.
Un altro elemento da capire, prosegue Krugman, è quello che accade in contemporanea in altri mercati, in particolare quelli dei titoli obbligazionari e delle valute.
Con questa premessa, tre storie diverse possono spiegare il crollo del Nikkei: la paura della debolezza della ripresa giapponese in Asia; la paura per il debito giapponese – la versione di quelli che Krugman definisce “i vigili dei bond” - ed infine le paure che la Banca di Giappone proseguirà in politiche monetarie espansionistiche per un lungo periodo di tempo. 
Tutte e queste tre opzioni implicano una caduta dei mercati borsistici, ma hanno diverse implicazioni per i titoli obbligazionari ed i mercati delle valute. La prima versione comporta una caduta dei tassi d'interesse. La seconda avrebbe dovuto comportare un aumento immediato dei titoli obbligazionari ed un indebolimento dello yen. Si tratta di due opzioni che non si sono verificati, anzi lo yen si è rafforzato ed i tassi sui titoli stabili. Così la versione dei “vigili dei bond” non funziona.
La terza visione - l'impatto di politica monetaria futura sui tassi d'interesse di lungo periodo - è ambigua: i tassi potrebbero sia crescere perché ci si aspetta che la Banca del Giappone rafforzi la sua politica monetaria espansionistica, o diminuire se i mercati dovessero ritenere possibile una forte svalutazione dello yen o una situazione di deflazione. Al momento lo yen si sta apprezzando, conclude Krugman, a testimonianza che il crollo del Nikkei non sia solo un fattore di panico dei mercati, ma deriva da una preoccupazione generalizzata che la Banca di Giappone abbia già iniziato a cambiare strategia.

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