Cosa resta del miracolo economico dei Brics?
I sei fattori che spiegano il brusco calo delle economie emergenti
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Negli ultimi anni il grande entusiasmo riservato ad i paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) per la loro immensa popolazione e gli incredibili tassi di crescita aveva portato in molti a prevedere la loro inevitabile ascesa come le principali economie del mondo in tempi relativamente brevi. I dati sembrano dimostrare però un'altra storia: la crescita del Brasile si è attestata all'1% e non crescerà oltre il 2% quest'anno; la Russia a fatica ha raggiunto il 2% nel 2012 con il suo potenziale fermo al 3% nonostante i prezzi petroliferi siano oltre i 110 dollari al barile; l'India ha avuto due anni di forte crescita - 11.2% in 2010 e 7.7% in 2011 – per frenare al 4% nel 2012; l'economia cinese, cresciuta oltre il 10% all'anno per le ultime tre decadi, si è attestata al 7,8% quest'anno e rischia un'ulteriore frenata; il Sud Africa cresce ad un ritmo del 2.5% e la stessa frenata si registra in Turchia, Argentina, Polonia, Ungheria e molta dell'Europa centrale ed orientale.
In Trouble in Emerging-Market Paradise, Roubini elenca sei motivi che spiegano questo rallentamento.
Primo. Molte di queste economie sono state eccessivamente surriscaldate con l'arrivo di capitali esteri dopo la crisi del 2008, con la crescita potenziale ed inflazione che hanno superato i target di riferimento. Le inevitabili politiche monetarie restrittive delle banche centrali di questi paesi nel 2011 hanno pesato.
Secondo. L'idea che le economie emergenti possano rimpiazzare pienamente la debolezza economica delle economie avanzate è stata sopravvalutata: la recessione nell'eurozona, quella parziale di Regno Unito e Giappone nel 2011 e 2012 e la lenta ripresa degli Usa hanno inevitabilmente pesato per i legami commerciali, finanziari e la fiducia degli investitori.
Terzo. Molti dei paesi Brics ed altre economie emergenti hanno optato per una variante di capitalismo di stato che implica un rallentamento delle riforme per aumentare la produttività privata. Il ruolo delle grandi imprese e banche statali, i dazi protettivi, le politiche di sostituzione dell'importazione e l'imposizione di controlli di capitali possono essere utili nella prima fase di sviluppo, ma hanno distorto l'attività economica e depresso il potenziale di crescita. La caduta della Cina riflette un modello economico che come ha dichiarato l'ex premier Wen Jiabao è “instabile, non bilanciato, non coordinato e non sostenibile”, e questo sta pesando sulla crescita in tutta l'Asia e nei mercati emergenti che si basano sulle esportazioni di materie prime dall'Africa all'America Latina.
Quarto. Il ciclo di commodity che ha aiutato il Brasile Russia e Sud Africa è finito: un boom sarebbe difficile da sostenere data la frenata della Cina e gli alti investimenti che richiedono le tecnologie per l'energia pulita.
Quinto. I segnali della Fed di interrompere la politica monetaria aggressiva - quantitative easing (Qe3) – prima del previsto e la fine della politica di tassi d'interessi pari allo zero hanno causato turbolenza nei mercati finanziari dei paesi emergenti. Da allora, le valute dei paesi emergenti e le securities a reddito fisso (bond governativi) hanno raggiunto un nuovo massimo.
Infine, mentre molte economie emergenti tendono ad accumulare surplus, un numero crescente di loro – incluso Turchia, Sud Africa, Brasile ed India – stanno accumulando deficit, perlopiù finanziati con modi particolarmente rischiosi - più debito che equity, più debito a breve che a lungo, più debito in moneta straniera che locale... - questi paesi condividono altre debolezze: deficit fiscali eccessivi, target d'inflazione, rischio di stabilità - non solo nelle violente manifestazioni in Brasile e Turchia ma anche nei scioperi in Sud Africa e nelle incertezze politiche in India – la necessità di finanziare il debito estero ed evitare una brusca svalutazione ed alta inflazione richiede politiche monetarie restrittive e tassi d'interesse elevati.
Molti dei paesi emergenti, conclude Roubini, stanno sperimentando una fase di alti deficit gemelli e fragilità strutturali economiche che porteranno ulteriori pressioni negative sui mercati finanziari e dal lato della crescita. E' giunto il momento di ridimensionare alla realità il miracolo dei Brics.

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