Da dove provengono le raffinerie mobili dello Stato Islamico?
E intanto i ribelli siriani "moderati" reagiscono così ai raid americani..
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Tutto è iniziato con un tweet del Pentagono che mostra un’immagine di una "raffineria di petrolio mobile" usata dall’ISIS prima e dopo i raid della coalizione anti-Stato Islamico, si legge sul blog americano ZeroHedge.
.@PentagonPresSec re #Syria: Before & after photos of #Jeribe modular oil refinery — targets of coalition attacks. pic.twitter.com/pfpSJhxPwa
— U.S. Dept of Defense (@DeptofDefense) 25 Settembre 2014
Gli Stati Uniti stanno prendendo di mira le strutture per la raffinazione del petrolio per privare l’ISIS della risorsa alla base della sua economia.
Ma da dove provengono queste raffinerie mobili utilizzate dall’ISIS?
Beh, una delle risposta potrebbe essere Alibaba, il portale cinese di e-commerce che è appena sbarcato a Wall Street ed ha conquistato il primato di maggiore operazione di quotazione della storia.

E, ancora, il fornitore non è altro che una società turca di nome NCER:

La Turchia, è, naturalmente, quel paese membro della NATO che ha finora rifiutato di unirsi alla “grande alleanza contro lo Stato islamico”, che ha rifiutato di concedere l'uso del suo spazio aereo ai caccia degli Stati Uniti per colpire postazioni dello Stato islamico, e che, proprio per non essersi piegata alla volontà statunitense, ha visto liberati i suoi 49 ostaggi da mesi nelle mani dell’ISIS.
Tutti questi eventi correlati?, si chiede ZeroHedge. Non lo sappiamo.
Un posto dove cercare le risposte è da Karem Ekrem Merter della NCER, che è stato così gentile da mettere la seguente clip di una raffineria mobile su YouTube nel mese di novembre 2012 ..
Per quanto riguarda il ruolo di Alibaba e se è stato utilizzato per fornire ai miliziani dello Stato islamico cgli strumenti necessari per generare milioni di utili ogni giorno, ZeroHedge si dice fiducioso che i regolatori saranno chiamati a breve a dare una risposta a questa domanda.
Intanto, sul fronte delle operazioni contro lo Stato Islamico - che il Center for Strategic and Budgetary Assessments stima siano già costate tra i 780 ai 930 milioni di dollari - finalmente il generale Martin Dempsey, Chairman del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ha rivelato ciò in cui consiste la strategia degli Stati Uniti in Siria, scrive ancora ZeroHedge.
Innanzitutto ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di 12.000-15.000 uomini sul terreno armati, addestrati e pagati, vale a dire, mercenari, per fare il lavoro sporco di Obama perché il premio Nobel per la pace non sembra disposto ad andare fino in fondo in questa avventura. Come promemoria, l'ultima volta che gli Stati Uniti si sono impegnati ad armare e finanziare mercenari all’estero è stato durante la guerra in Afghanistan, quando la CIA è stato coinvolta con i Mujahideen, il cui finanziamento è iniziato con 20-30 milioni all'anno nel 1980, passato a 630 milioni dollari all'anno nel 1987 e culminato con l'azione terroristica di Osama Bin Laden, una volta un caro amico degli Stati Uniti e della CIA.
Ancora più importante, come riferisce Reuters, Dempsey ha detto che l’obiettivo finale è “riconquistare i territori perduti in Siria orientale". Territori pari al 35% della Siria e che comprendono la maggior parte dei suoi giacimenti petroliferi. Territori che, una volta "liberati" dalla presenza ISIS, sarebbero gestiti come gli Stati Uniti ritengono più opportuno.
Nel frattempo, le cose sul fronte della propaganda stanno andando di male in peggio.
Ricordate il Fronte Al Nusra, affiliato ad Al Qaeda, che si batte contro Assad ed è stato sostenuto e finanziato fino all’altroieri da molti alleati degli Stati Uniti – Qatar e Arabia Saudita - se non da Washington stessa? Ecco, Haaretz ora riporta che il Fronte Al Nusra ha denunciato gli attacchi aerei americani e arabi in Siria, definendoli una guerra contro l'Islam e giurando di vendicarsi contro i paesi occidentali e arabi che hanno preso parte ai raid.
Ma mentre una reazione simile dai ribelli siriani “più radicali” è ammessa, si potrebbe pensare che almeno i ribelli siriani "moderati", qualunque cosa significhi (dato che l'intera strategia degli Stati Uniti in Siria si basa sull’individuare e separare i moderati dai non-moderati e armarli) vedano in modo più positivo i raid americani. Ma così non è.
Ci sono dozzine di video pubblicate nel corso degli ultimi due giorni su Youtube che mostrano come i ribelli siriani, quelle che gli Stati Uniti starebbero presumibilmente aiutando, vedono l'America e i suoi raid.

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