Dal Qatar al Bahrein: tutte le ritorsioni dell'Iran dopo l'aggressione di Usa e Israele

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Dal Qatar al Bahrein: tutte le ritorsioni dell'Iran dopo l'aggressione di Usa e Israele

 

L'Iran ha lanciato un attacco missilistico contro quattro basi statunitensi in Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, innescando una pericolosa escalation nel conflitto in corso con Israele e Stati Uniti. Lo riporta RT mostrando nel dettaglio anche le immagini. 

Nelle prime ore di sabato, il Ministero della Difesa israeliano ha comunicato di aver effettuato un attacco "preventivo" contro l'Iran, con l'obiettivo dichiarato di "eliminare le minacce allo Stato di Israele". Successivamente, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato il coinvolgimento delle forze armate statunitensi nell'operazione.

In risposta a questa aggressione congiunta, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (CGRI), l'élite delle forze armate iraniane, ha annunciato il lancio di diverse ondate di missili balistici verso Israele.

Tuttavia, la rappresaglia di Teheran non si è fermata ai confini israeliani. Il CGRI ha reso noto di aver preso di mira quattro basi aeree statunitensi strategicamente importanti nella regione:

  • La base aerea di Al Udeid in Qatar.

  • La base aerea di Ali Al Salem in Kuwait.

  • La base aerea di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti.

  • Il quartier generale della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti in Bahrein.


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In parallelo, un portavoce dello Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane ha rassicurato la popolazione, affermando che non c'è motivo di preoccuparsi per la "sfacciata aggressione" israelo-statunitense. Ha sottolineato che le Forze Armate hanno reagito "immediatamente", e che le basi dell'esercito israeliano in diversi punti sono state bersagliate da una "pioggia di missili", provocando danni in almeno una di esse.

Il portavoce ha lanciato un chiaro avvertimento: qualsiasi infrastruttura nella regione che offra supporto a Stati Uniti o Israele "sarà attaccata", assicurando che Tel Aviv e Washington "riceveranno una grande lezione". Questa mossa era stata preannunciata da Teheran, che aveva già definito le basi statunitensi nella regione come "obiettivi legittimi" in caso di attacco al proprio territorio.

Il Medio Oriente nel mirino: reazioni a catena

Le conseguenze dell'attacco si sono fatte sentire in tutta l'area:

  • Bahrein: A Manama, la capitale, sono state udite diverse esplosioni e sono state attivate le sirene. Il Ministero dell'Interno ha esortato la popolazione a rifugiarsi. Uno degli epicentri è stato il quartier generale della Quinta Flotta statunitense.

  • Kuwait: I media regionali hanno riportato l'attivazione delle sirene d'allarme.

  • Emirati Arabi Uniti: Esplosioni sono state udite sia ad Abu Dhabi che a Dubai. Il governo emiratino ha condannato l'attacco come "una flagrante violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale", riservandosi il "pieno diritto di rispondere a questa escalation".

  • Arabia Saudita: Sebbene siano circolate notizie di esplosioni a Riad, il corrispondente di RT Mohammed Al-Rashed ha smentito che la capitale saudita o altre città del regno siano state attaccate. Sui social network, tuttavia, è emerso un video che mostrerebbe le conseguenze di un presunto attacco alla base aerea Re Fahd, nella provincia della Mecca.

  • Qatar: Una fonte del Ministero della Difesa qatariota ha riferito dell'intercettazione di un missile iraniano tramite il sistema Patriot. In risposta all'escalation, l'ambasciata statunitense a Doha ha ordinato ai propri cittadini di mettersi al riparo.

  • Giordania e Iraq: Fonti citate da CBS News hanno riferito di attacchi a basi statunitensi in Giordania, sebbene senza conferme di impatti. In Iraq, è stata segnalata un'esplosione nella base aerea di Al Harir, nel nord, che i media israeliani attribuiscono a un lancio di missili da parte di milizie filo-iraniane locali.

Nel frattempo, secondo quanto riportato da ABC News, gli Stati Uniti stanno ridispiegando centinaia di soldati nella base di Al Udeid in Qatar, la più grande installazione militare statunitense in Medio Oriente, in previsione di un possibile allargamento del conflitto. Nella regione sono attualmente presenti circa 35.000 soldati americani.

Una "grande lezione" e lo spettro di una guerra più ampia

Il New York Times ha inizialmente parlato di un'evacuazione di personale da alcune basi, per poi correggere il tiro specificando che si tratta di un "trasferimento per altre missioni e operazioni", parallelamente al dispiegamento di ulteriori batterie antimissile a difesa delle 13 basi statunitensi nella regione.

Il comandante del CGRI, Mohammad Pakpour, ha ribadito la determinazione iraniana, avvertendo che le sue forze sono "più pronte che mai" a rispondere a qualsiasi provocazione, con "il dito sul grilletto", fedeli alla linea della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei.

Il precedente: la "Guerra dei 12 giorni"

Questa nuova aggressione segna una drammatica escalation dopo la cosiddetta "Guerra dei 12 giorni" del giugno 2025. In quell'occasione, Israele lanciò un attacco non provocato contro l'Iran, prendendo di mira impianti nucleari, comandanti militari e scienziati, causando numerose vittime. Il conflitto si estese rapidamente con l'intervento degli Stati Uniti, che bombardarono tre importanti siti nucleari iraniani. L'allora presidente Trump dichiarò la distruzione del programma nucleare iraniano, una valutazione successivamente messa in dubbio dagli stessi servizi segreti statunitensi. Teheran rispose colpendo la base di Al Udeid in Qatar. Le ostilità cessarono il 24 giugno con un cessate il fuoco tra le parti, che oggi appare sempre più fragile.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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