Dalla democrazia all'autocrazia: il rapido declino degli Stati Uniti nel rapporto dell'Università di Göteborg

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Dalla democrazia all'autocrazia: il rapido declino degli Stati Uniti nel rapporto dell'Università di Göteborg

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di Michele Blanco

La verità che era sotto gli occhi del mondo intero ora viene confermata da un importante istituto scientifico: Molto probabilmente gli  "Stati Uniti d'America non sono più una democrazia".

L'Istituto che lo afferma con una importante  quantità e qualità  di dati è  una delle fonti globali più autorevoli sullo stato di salute del funzionamento delle istituzioni democratiche è il celebre  Varieties of Democracy (V-Dem) Institute dell'Università di Göteborg.
Le  preoccupanti conclusioni, sono nel suo rapporto annuale e ci dicono che gli Stati Uniti si stanno dirigendo verso una vera e propria autocrazia a un ritmo più rapido molto veloce.

Il rapporto afferma che "I nostri dati sugli Stati Uniti risalgono al 1789. Quello a cui stiamo assistendo ora è la più grave regressione democratica mai registrata nel Paese", ha detto Staffan Lindberg, fondatore dell'istituto.

Dal 2012, Lindberg ha guidato il suo  gruppo di ricercatori in Svezia fino a diventare la principale fonte mondiale di analisi sullo stato di salute della democrazia globale. Nel loro ultimo rapporto, appena pubblicato, concludono che gli Stati Uniti, per la prima volta in oltre mezzo secolo, hanno perso il loro status di democrazia liberale di lunga data. Il Paese sta attraversando un rapido processo politico di quella che gli autori del rapporto definiscono come "autocratizzazione".

Secondo i ricercatori svedesi, «per Orbán in Ungheria ci sono voluti circa quattro anni, per Vu?i? in Serbia otto, e per Erdo?an in Turchia e Modi in India circa dieci anni per realizzare la soppressione delle istituzioni democratiche che Trump ha ottenuto in un solo anno».

Oggi il sistema politico statunitense dal punto di vista della sua "democraticità" è tornata al livello più basso mai registrato dal 1965, anno in cui le fondamentali leggi sui diritti civili introdussero di fatto il suffragio universale, prima le minoranze di colore erano particolarmente osteggiate, in molti Stati, nell'esercitare il diritto di voto. Secondo il rapporto, tutti i progressi compiuti da allora sono stati vanificati dall'amministrazione Trump.

Tra le cause principali vi è una forte concentrazione del potere nell’esecutivo, contravvenendo anche a chiare disposizioni costituzionali, con un forte indebolimento, molto importante, dei poteri del Congresso e del sistema di pesi e contrappesi. Anche la Corte Suprema, secondo l’analisi, non eserciterebbe più pienamente il suo ruolo di controllo. Parallelamente, si registra un deterioramento dei diritti civili più  importanti e della libertà di espressione, che sono violate come non mai da decenni.

Un elemento centrale del declino riguarda l’uso massiccio dei decreti esecutivi e la grande marginalizzazione del potere legislativo. Inoltre, la sostituzione di funzionari indipendenti con figure fedeli al presidente avrebbe indebolito i meccanismi di controllo interno, aumentando il rischio di abuso di potere.
Il fenomeno, purtroppo, non è limitato agli Stati Uniti: il rapporto descrive una tendenza globale, con la democrazia ai livelli più bassi dalla metà degli anni ’70. Circa il 41% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui la democrazia è in continuo declino. Anche in Europa emergono segnali molto preoccupanti, con diversi Stati membri dell’UE coinvolti in processi di autocratizzazione e altri sotto osservazione. Solo una minoranza di Paesi mostra segnali di democratizzazione.

Il V-Dem Institute basa le sue conclusioni su un ampio database globale e su 48 indicatori, tra cui l'effettiva libertà e pluralità di stampa, la  qualità dei processi elettorali e il rispetto dei principi dello stato di diritto.

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