Dalla porcata alla renzata
Dopo un Napolitano tutto schierato da una parte contro l’altra, avremo un Ponzio Pilato?
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di Paolo Becchi
Dopo un percorso pieno di forzature istituzionali, non ultima quella gravissima di porre tre voti di fiducia su singoli articoli della legge elettorale, l’Italicum è stato approvato con un voto finale a cui le opposizioni in segno di protesta hanno deciso di non partecipare. Una legge, che come la precedente, presenta profili di incostituzionalità. Ma ci vorrà qualche buon avvocato per sollevare la questione di fronte alla Corte e una decina d'anni per dimostrarlo. Campa cavallo che l’erba cresce ... e tanta erba potrà continuare a crescere in questa legislatura dal momento che l’attuale regolamento pensionistico dei parlamentari prevede che potranno godere del vitalizio solo dopo aver svolto almeno un mandato di 5 anni: tenendo presente che molti sono al primo mandato c’è, supponiamo, un forte interesse alla continuazione della legislatura.
Come che sia, Renzi esce rafforzato dall’ultimo braccio di ferro portando a casa due risultati rilevanti: la legge elettorale e la definitiva rottamazione della vecchia guardia del suo partito, che ha perso tutto, persino l’onore. Che restino dentro il partito o escano è del tutto irrilevante, sono ormai politicamente sepolti. Qualcuno già si è dato alla vigna, qualche altro al cinema, chi è stato da lui cacciato con un calcio nel sedere per prenderne il posto insegnerà a Parigi, per tutti gli altri resta l’ippica. Insomma il Pd è morto e, diciamolo pure, non lascia alcun vuoto incolmabile.
La votazione ha però dimostrato una cosa, vale a dire che tutte le altre forze di opposizione sono state compatte. Chi puntava sulla spaccatura in Forza Italia ha dovuto ricredersi. La legge è passata grazie a quel premio sproporzionato di maggioranza, previsto dalla precedente legge elettorale, dichiarato incostituzionale dalla Corte. È una legge elettorale che invece di essere condivisa è stata imposta con arroganza da Renzi alle altre forze politiche che non la condividono, persino in parte alla stessa forza politica di cui lui stesso è espressione.
Il silenzio di Mattarella in tutta la vicenda può sorprendere. Non ha detto una parola e avrebbe potuto dirla, con un messaggio alle Camere. Potrebbe, certo, rinviare alle Camere una legge che lui, come membro della Consulta, non esiterebbe a dichiarare illegittima. Non è però detto che lo faccia. Potrebbe sempre trincerarsi dietro il cambiamento del suo ruolo, creando però un precendente e cioè quello di un Presidente che si limita ad un ruolo meramente notarile, quando invece dovrebbe pur sempre continuare ad essere il custode della Costituzione. Un Presidente non più in grado di fare da contrappeso ad un sistema che, per come lo si sta costruendo, sarà caratterizzato da un „premierato forte“, senza appunto contrappesi. Dopo un Napolitano tutto schierato da una parte contro l’altra, avremo dunque un Ponzio Pilato? Lo scopriremo solo vivendo ...
Che fare, nel caso la legge fosse promulgata? Una grande forza di opposizione parlamentare, come è al momento il M5S, dovrebbe immediatamente, come del resto è già stato ventilato, farsi promotrice di un referendum abrogativo e proporlo a tutte le altre forze politiche dell’opposizione. Si dirà, la Corte costituzionale potrebbe non ammetterlo, ma ci sono buone ragioni per ritenere che ciò non accada. La Corte, è vero, non può lasciare il Paese senza una legge elettorale. Ma la peculiarità, o meglio l’anomalia, di questa legge è di entrare in vigore non prima del luglio 2016. E al momento dunque l’unica legge per votare resta il Consultellum. Insomma, la Corte potrebbe ammettere il referendum proprio perché comunque un modo per votare c’è, ed è tanto conforme a costituzione quel modo da risultare da una sua sentenza. Non è vero insomma che l'Italia sprofonderebbe nel caos, nel caos ci siamo ora con una legge elettorale che è una renzata molto simile alla precedente porcata.

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