Davos svela l’ipocrisia Usa e Ue sulle “regole”
di Francesco Sylos-Labini*
La differenza tra il diritto internazionale delle Nazioni Unite e il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” (rules-based international order, Rbio) non è soltanto concettuale: è sostanziale e politicamente decisiva. Il diritto internazionale costituisce un corpus di norme giuridiche vincolanti che regolano i rapporti tra Stati sovrani. Le sue fondamenta risiedono nella Carta dell’Onu del 1945, nei trattati multilaterali, nelle decisioni di organi quali la Corte Internazionale di Giustizia ecc. I suoi principi cardine sono la sovranità e l’eguaglianza giuridica degli Stati, la non ingerenza negli affari interni, la risoluzione pacifica delle controversie e, soprattutto, il divieto dell’uso della forza, salvo i casi di legittima difesa o di esplicita autorizzazione del Consiglio di Sicurezza Onu. Un diritto codificato, multilaterale, universalmente riconosciuto e formalmente vincolante.
Di natura completamente diversa è invece il cosiddetto Rbio. Questo concetto non ha fondamento giuridico, ma geopolitico. È una costruzione ideologica promossa principalmente dai paesi occidentali che rimanda a un insieme di norme, prassi e valori che non coincidono necessariamente con il diritto internazionale codificato, ma che tali Stati considerano legittimi in base alla propria visione del mondo. Il Rbio include infatti meccanismi decisionali ed esecutivi collocati al di fuori del perimetro Onu. Questo “ordine” viene frequentemente invocato per giustificare interventi unilaterali o multilaterali non autorizzati dal Consiglio di Sicurezza, in nome della tutela dei diritti umani, della democrazia liberale o della sicurezza globale.
Il Rbio non poggia quindi su un impianto giuridico universalmente condiviso ma è una visione normativa selettiva, costruita e imposta da un blocco di potere che controlla le principali istituzioni economiche, militari e mediatiche globali. In sostanza, mentre il diritto internazionale è diritto, il Rbio è politica.
Questa ipocrisia è stata recentemente ammessa in modo sorprendentemente esplicito da Mark Carney, primo ministro canadese ed ex governatore della Banca d’Inghilterra, nel corso di un intervento al Forum di Davos. Carney ha riconosciuto apertamente che i leader occidentali sapevano da tempo che la narrazione del Rbio era una finzione utile: “Sapevamo che la narrazione del Rbio era in parte falsa: i più forti si sarebbero esentati da quelle regole quando fosse stato loro comodo, e le regole del commercio sarebbero state applicate in modo asimmetrico. Sapevamo che il diritto internazionale sarebbe stato applicato con rigore variabile, a seconda dell’identità dell’imputato o della vittima. Questa finzione era utile… così abbiamo messo il cartello in vetrina, partecipato ai rituali ed evitato di sottolineare il divario tra retorica e realtà. Ma questo patto non funziona più. Siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.”
Carney ha inoltre riconosciuto che l’egemonia americana aveva fornito beni pubblici globali – sicurezza, rotte marittime, stabilità finanziaria – ma che oggi le grandi potenze hanno iniziato a usare l’integrazione economica come un’arma: dai dazi alle catene del valore, fino alle sanzioni. Perché una dichiarazione tanto dirompente proprio ora? Perché per la prima volta la prepotenza non è rivolta verso “gli altri”, ma verso l’Europa stessa. La dichiarata volontà di Donald Trump di annettere, in un modo o nell’altro, la Groenlandia – territorio di un paese europeo – segna un punto di svolta simbolico. La differenza fondamentale tra Trump e i precedenti presidenti statunitensi è che Trump tratta l’Europa esattamente come gli Stati Uniti hanno sempre trattato il resto del mondo.
Questa inversione di prospettiva è resa possibile dal progressivo declino economico e strategico del continente europeo: privo di risorse naturali strategiche, prigioniero di una dipendenza energetica strutturale e sempre più marginale sul fronte dell’innovazione tecnologica. In questo contesto, lo svuotamento del diritto internazionale e la sua sostituzione con un insieme di pseudo-norme arbitrarie – quelle del Rbio – rivelano oggi tutta la loro ipocrisia. Perché, per la prima volta, la prepotenza sistemica non si abbatte su Paesi lontani, ma si dirige contro l’Europa stessa.
E questa volta, non verrà nessuno a salvarci. Abbiamo creduto che il pericolo venisse dalla Russia, immaginando un’invasione dell’Europa. Ma abbiamo sbagliato alleato. Ora che la minaccia arriva direttamente dagli Usa, l’illusione si dissolve e con essa viene messa definitivamente a nudo l’incapacità strategica delle élite europee: prive di visione, dipendenti dall’esterno e incapaci di difendere l’interesse del continente che pretendono di rappresentare.
*Fatto Quotidiano, 24 gennaio 2026. Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

1.gif)
