Di chi è la responsabilità dell'attuale crisi dell'euro?

I governi dovrebbero smetterla di incolparsi a vicenda e capire che i veri responsabili sono "i grandi europei" della generazione passata

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Di chi è la responsabilità dell'attuale crisi dell'euro?

 

Gideon Rachman nella rubrica del 2 ottobre sul Financial Times, Blame the great men for Europe’s crisis, sottolinea che gli europei, invece di incolparsi a vicenda per l'attuale crisi economica, dovrebbero trovare un compromesso e far risalire le responsabilità ai veri colpevoli: i “grandi europei” della generazione passata. Kohl e Delors, in particolare, statisti che hanno impresso il loro nome alla storia per grandi opere - Kohl come principale artefice dell'unificazione tedesca, Delors per aver costruito il mercato europeo – hanno avuto l'arroganza di perseguire l'obiettivo della moneta unica nonostante le obiezioni che l'euro non potesse applicarsi ad economie così differenti. La crisi attuale è proprio consequenza di quell'arroganza.
Nella sua analisi, il Columnist del Financial Times rimarca come è divenuta ormai consuetudine far risalire le colpe dell'attuale crisi europea a tre popoli differenti: i tedeschi, gli europei del sud e gli anglosassoni.  
Il risentimento contro la Germania è crescente nell'Europa mediterranea ma non solo: Il Giornale titolava recentemente sulla formazione del “Quarto Reich”; mentre Anatole Kaletsky, noto analista economico inglese, ha affermato che: “Nessuno deve essere più sorpreso che la Germania sia divenuta la peggior minaccia per il futuro dell'Europa, dopo tutto è già successo due volte dal 1914”. L'accusa a Berlino deriva dal fatto che la Germania è la principale economia europea ed ha rifiutato d'accettare vincoli obbligatori che la legassero alla moneta comuna. Il sistema euro, si dice, così come è strutturato favorisce enormemente la Germania, la quale non pensa a mutualizzare il debito e rilanciare la domanda interna, ma si gode i benefici senza aiutare a risolvere la crisi.
Gli altri paesi del Nord Europa, in particolare Finlandia ed Olanda, sostengono, invece,  che loro “hanno fatto i compiti a casa”, attraverso riforme dolorose per il loro popolo, hanno già creato fondi di miliardi di euro per aiutare i paesi più indebitati e la crisi economica europea attuale è colpa della corruzione e del lassimo dei governi dei paesi mediterranei, il cui scopo rimane sempre quello di garantire un welfare superiore con le tasse dei cittadini del nord Europa. Geert Wilders, leader del partito d'estrema destra olandese, ha accusato il primo ministro di esser divenuto “schiavo della mafia italiana e spagnola”. 
Vi è infine, continua Rachman nella sua analisi, anche una terza opinione che indirizza le colpe della crisi attuale dell'euro al capitalismo finanziario, così come praticato in America ed Inghilterra. Il presidente della commissione José Manuel Barroso, in particolare, ha ricordato all'ultimo g-20 che “la crisi non è nata in Europa, ma è originata nel Nord America ed il settore finanziaio globale è stato contaminato con paratiche non ortodosse”. Molti analisti europei sottolineano oggi il ruolo che Goldman Sachs ha avuto nel permettere alla Grecia di arrivare ad un livello di debito insostenibile e dirigenti stessi all'interno dell'UE parlano apertamente di cospirazione internazionale dei mercati finanziari.
Chi ha più colpa? Rchman conclude che è inutile continuare con questo tipo di accuse ed un compromesso è possibile: indirizzare le responsabilità verso i "grandi europei" del passato, che avevano il sogno di lasciare in eredità un'Europa unita, con un'unica moneta. Sogno che si è trasformato in incubo per la nuova generazione di politici europei. 

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