Dijsselbloem aveva ragione sul metodo Cipro?
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Il Fondo Monetario Internazionale, nel suo "Fiscal Monitor", individua in un'imposta del 10% sul risparmio privato la possibile soluzione alla crisi del debito della zona euro. Il quotidiano economico belga l'Echo riporta come questa tassa, secondo i calcoli del Fmi, permetterebbe di riportare il livello dell'indebitamento all'inizio della crisi. "I livelli di tassazione necessaria per riportare i livelli di debito in relazione al Pil al livello del 2007 è un'imposizione di circa il 10% su tutti i conti correnti con un risparmio netto positivo", si legge nel rapporto.
Per l'economista Ivan Van de Cloot intervistata dall'Echo si tratta di un'idea non realista, non equa e tanto meno sostenibile. "Credo che il Fmi vuole dimostrare soprattutto che esistano le risorse sufficienti per risolvere il problema dell'indebitamento. Ma questo debito, questa montagna di debito, non spetta ai risparmiatori ripagarlo, ma a tutti coloro che l'hanno creato, vale a dire gli istituti finanziari che hanno fatto gonfiare questa immensa bolla".
Presa come una boutade per il caos che aveva generato all'epoca, la dichiarazione del presidente dell'eurogruppo Jeroen Dijsselbloem sul metodo Cipro - a cui ad inizio marzo la troika ha imposto il prelievo forzoso dai conti correnti per l'erogazione di 10 miliardi di aiuti - che potesse essere esportato in tutto il resto del continente inizia ad assumere un diverso significato?

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